India-Pakistan: riprendono scontri a fuoco nel Kashmir

Pubblicato il 2 marzo 2019 alle 10:18 in India Pakistan

FacebookTwitterLinkedInEmailCopy Link

Nonostante la liberazione del prigioniero indiano da parte del governo pakistano, sono ripresi gli scontri a fuoco presso la Linea di Controllo lungo il confine nel Kashmir, causando la morte di almeno 5 civili.

Nella giornata di sabato 2 marzo, i soldati indiani e pakistani schierati lungo la Linea di Confine nella contesa regione del Kashmir hanno ingaggiato scontri a fuoco bersagliando gli avamposti rivali e villaggi di civili alla frontiera, uccidendo almeno 5 civili e ferendone numerosi altri, secondo quanto riferito da ufficiali di entrambe le fazioni. Con precisione, gli scontri sono ricominciati nella notte di venerdì, causando la morte di due fratelli e della madre nel Kashmir indiano, dopo che i soldati pakistani hanno bersagliato la loro casa nella regione Poonch; anche il padre è stato ferito e verte ora in condizioni critiche. Per quanto riguarda il versante pakistano della regione, sono stati uccisi un uomo e un ragazzo a Nikyal, ha riferito Nasrullah Khan, un membro del personale sanitario dell’ospedale locale. Khan ha aggiunto che un uomo è stato altresì ferito nell’area di Tatta Pani. L’ufficiale governativo pakistano Umar Azam ha riferito che le truppe indiane, munite di armi pesanti, hanno preso di mira “indiscriminatamente i residenti dei villaggi di confine”.

L’inviato dii Al-Jazeera sul campo, Kamal Hyder, da Islamabad ha reso noto che la situazione rimane “critica” nonostante il rilascio del comandante indiano il giorno prima avesse dovuto far scemare le tensioni di confine.

Venerdì 1 marzo, il Pakistan ha rilasciato il pilota indiano catturato nei giorni passati in segno di pace per allentare le tensioni con l’India. Il comandante indiano Abhinandan Varthaman, catturato il 27 febbraio in seguito all’abbattimento di due jet da parte di Islamabad, è stato consegnato agli ufficiali del Pakistan presso il passo di Wagah, al confine tra India e Pakistan, intorno alle 21.00 (ora locale), ore dopo l’orario convenuto, secondo quanto specificato dal ministro degli Esteri pakistano, Shah Mehmood. Dopo la liberazione, un comunicato stampa pubblicato dal Ministero degli Esteri del Paese ha informato che il comandante indiano è stato restituito all’India e che durante la sua prigionia è stato trattato “con dignità” e nel rispetto del diritto internazionale. Il premier del Pakistan, Imran Khan, ha inoltre annunciato che tale mossa è prova della buona volontà di Islamabad, atto volto a sedare le tensioni con la vicina India.

Varthaman era diventato un eroe nazionale dopo che un video, divenuto virale, mostrava il pilota, il cui velivolo era stato abbattuto, mentre veniva percosso da residenti pakistani. Il comandante delle forze aeree nel filmato si era rifiutato, nonostante il trattamento, di fornire dettagli alle forze rivali, conquistando la simpatia dei suoi connazionali.

Le tensioni tra India e Pakistan, storici rivali regionali, erano aumentate il 26 febbraio, quando l’aviazione di Nuova Delhi aveva colpito un campo di addestramento del gruppo islamista Jaish-e-Mohammad (JeM), legato ad al-Qaeda e inserito nella lista delle organizzazioni terroristiche dall’Onu nel 2001, in Pakistan. Il giorno successivo, Islamabad aveva abbattuto 2 jet indiani, catturando un pilota. Il raid indiano contro il campo di addestramento aveva seguito la rivendicazione di un attacco suicida da parte di JeM, avvenuto nel mese di febbraio e in cui erano morti 40 membri delle truppe paramilitari indiane. Le autorità di Nuova Delhi avevano reso noto che “un numero molto alto” di terroristi erano morti sotto i bombardamenti del 26 febbraio, impedendo così la realizzazione di imminenti attentati contro l’India.

I contrasti tra i due Paesi in relazione al Kashmir vanno avanti da decenni. Tale regione si torva a cavallo tra i due Paesi ed è suddivisa in 3 macro aree oggetto di dispute territoriali. La zona di Jammu e Kashmir, nel centro Sud, è amministrata dall’India; lo Azad Kashmir e il Gilgit-Baltistan, nel Nord, sono sotto la giurisdizione del Pakistan. Infine, la zona Nord-orientale di Aksai Chin è sotto il controllo della Cina. Tale divisione amministrativa, tuttavia, non è riconosciuta formalmente, così che sia l’India, sia il Pakistan, continuano a rivendicare il controllo sulle aree amministrate dall’altro Paese. 

Queste tensioni hanno causato la guerra indo-pakistana del 1947, che ha portato alla suddivisione degli attuali confini. Da allora, il Pakistan che controlla circa un terzo del Kashmir, mentre l’India ne controlla circa metà. Un ulteriore cambiamento è avvenuto nel 1972 alla fine della guerra per l’indipendenza del Bangladesh, precedentemente considerato Pakistan orientale. Data la situazione, da decenni si verificano scontri e, ad avviso di Yusufzai, la pressione esercitata da Trump sul Pakistan non condurrà a una risoluzione dei problemi in Afghanistan.

 

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale.

Consultazione delle fonti inglesi e redazione a cura di Claudia Castellani

di Redazione

Al fine di migliorare la tua esperienza di navigazione, questo sito utilizza i cookie di profilazione di terze parti. Chiudendo questo banner o accedendo ad un qualunque elemento sottostante acconsenti all’uso dei cookie.