USA-Corea del Nord: nessun accordo sul nucleare

Pubblicato il 28 febbraio 2019 alle 14:04 in Corea del Nord USA e Canada

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Il vertice tra il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, e il leader nordcoreano, Kim Jon Un, è stato interrotto alla luce del mancato raggiungimento di un accordo per lo smantellamento delle armi nucleari di Pyongyang, giovedì 28 febbraio. Il presidente americano ha lasciato Hanoi per tornare a Washington. Da parte sua, invece, la delegazione nordcoreana è pronta ad iniziare la propria visita ufficiale in Vietnam, la quale inizierà il primo marzo.

I colloqui tra le due parti sono crollati inaspettatamente a causa di un disaccordo sulle sanzioni economiche. Trump e Kim, accompagnati dalle rispettive delegazioni hanno altresì lasciato il loro sito di incontro nella capitale del Vietnam senza sedersi per un pranzo programmato o partecipare a una cerimonia di firma.

Nonostante il leader nordcoreano avesse dichiarato di essere pronto a denuclearizzare e Trump avesse definito l’accordo come “pronto per essere firmato”, gli Stati Uniti hanno rifiutato di revocare tutte le sanzioni economiche imposte Corea del Nord in cambio della chiusura di un solo impianto nucleare, che avrebbe comunque lasciato Pyongyang con un grande arsenale di missili e testate.

L’oggetto della discussione è stato proprio lo smantellamento del principale impianto nucleare di Yongbyon. Situata a circa 100 chilometri a nord della capitale nordcoreana, Pyongyang, la struttura non solo ha prodotto elettricità utilizzabile a livello domestico, ma ha anche prodotto plutonio utilizzato nello sviluppo di armi nucleari. Come anticipato, nonostante Kim Jon Un fosse disposto a chiudere l’impianto in cambio della rimozione completa delle sanzioni imposte dagli USA, Trump non ha accettato tale condizione.

Secondo il Washington Post, per Trump, l’evoluzione degli eventi rappresenta un fallimento diplomatico. Il presidente USA ha volato per 20 ore in Vietnam con la speranza di produrre progressi tangibili verso la denuclearizzazione della Corea del Nord, basandosi sul suo primo incontro con Kim la scorsa estate a Singapore.

Anche l’Asia sta accusando le ripercussioni della crisi, soprattutto nell’ambito dei mercati finanziari. A conferma di ciò, il mercato azionario della Corea del Sud ha registrato un forte calo di circa l’1,8%, come anche il won sudcoreano e il principale indice azionario del Giappone, Nikkei 225, che è sceso dello 0,8%.

La Corea del Sud, da parte sua, ha dichiarato di essere dispiaciuta dell’assenza di un’intesa, tuttavia l’ufficio presidenziale del Paese, conosciuto come Blue House, ha reso noto che Trump e Kim hanno compiuto “progressi più significativi che mai” e che la disposizione del leader della Casa Bianca a continuare il dialogo potrebbe migliorare le prospettive per un nuovo incontro. Nonostante ciò, il presidente americano ha dichiarato che non è previsto un altro summit con la controparte nordcoreana, sottolineando che i colloqui continueranno attraverso le delegazioni dei rispettivi Paesi.

In una conferenza stampa tenuta dopo l’incontro, Trump ha reso noto di aver concluso i colloqui in buoni rapporti con la Corea del Nord ed ha poi affermato: “Eravamo certamente più vicini oggi di 36 ore fa, e siamo più vicini di quanto lo fossimo un mese o due fa. Sono stati fatti dei veri progressi. Penso che tutti speravano di poter fare meglio, ma il punto di partenza è un accordo su cui continuiamo a lavorare ed esso rappresenta problema incredibilmente difficile”.

Nel periodo precedente al summit, gli Stati Uniti si erano offerti di dichiarare la fine della guerra coreana del 1950-53, di aprire uffici di collegamento nelle rispettive capitali. In cambio, avevano chiesto alla Corea del Nord di cessare la produzione di materiale fissile per fare bombe. Gli USA sembravano disposti a offrire la rimozione di qualche sanzione in cambio di un simile accordo, ma insistevano sul fatto che le penalità imposte dal Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite dovessero rimanere attive fino a quando la Corea del Nord non si fosse denuclearizzata completamente. Ovviamente anche i buoni propositi dimostrati per tale intesa sono stati vani.

L’appuntamento ad Hanoi perciò non è stato l’unico meeting tra Kim e Trump. I due si erano già incontrati al vertice del 12 giugno 2018, a Singapore, il quale aveva prodotto un accordo informale secondo il quale i due Paesi si impegnavano a denuclearizzare la penisola coreana e a sospendere le sanzioni internazionali. Dal primo incontro, tuttavia, pochi progressi sono stati fatti. Una svolta decisiva è stato lo scambio di missive tra i due leader ad inizio di quest’anno, ed il discorso per il 2019 di Kim in cui si dichiarava pronto a confrontarsi e collaborare con l’amministrazione Trump. La riduzione della tensione ha portato ad una visita a Washington di una delegazione nordcoreana capitanata dall’ex presidente dei servizi segreti e capo missione per le negoziazioni con gli USA, Kim Yong Chol, e nello stesso giorno un incontro a Stoccolma.

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Alice Bellante

di Redazione

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