Relazione sulla politica dell’informazione per la sicurezza 2018: la minaccia jihadista non si è esaurita

Pubblicato il 28 febbraio 2019 alle 15:54 in Europa Italia

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È stata presentata la “Relazione sulla politica dell’informazione per la sicurezza 2018”, prodotta dal Comparto dell’Intelligence, giovedì 28 febbraio, presso la Sala Polifunzionale della Presidenza del Consiglio in galleria Colonna. All’evento erano presenti il premier Giuseppe Conte e il direttore generale del Dipartimento delle Informazioni per la Sicurezza (DIS), Gennaro Vecchione.

Durante il discorso di presentazione, Conte ha elencato alcuni punti fondamentali della relazione, come la questione della Libia, dell’immigrazione e della minaccia jihadista. In merito al Paese nordafricano, ha spiegato il premier, la relazione sottolinea l’impego italiano dimostrato nel corso del 2018, a cominciare dalla Conferenza di Palermo, tenutasi il 12 e 13 novembre passati, e anche gli sforzi compiuti dai libici per individuare soluzioni inclusive e politiche alla crisi. Inoltre, il documento pone attenzione sulle attività di intelligence nell’area del Sahel, considerate un “presidio avanzato” di tutela per la sicurezza italiana.

Legata alla Libia, la questione migratoria viene affrontata ponendola in una prospettiva internazionale, al fine di meglio comprendere e gestire le sue diverse complesse sfaccettature. Nello specifico, la relazione riferisce che nel 2018, l’impegno nel contrasto dell’immigrazione clandestina si è qualificato grazie allo sforzo congiunto tra l’Agenzia informazioni e sicurezza esterna (AISE), l’Agenzia informazioni e sicurezza interna (AISI) e le forze di polizia, insieme ad una sempre più assidua cooperazione internazionale, necessaria a fronteggiare un fenomeno transnazionale che include anche organizzazioni criminali e infiltrazioni terroristiche.

Tale analisi, ha spiegato Conte, ha confermato la validità di due punti fermi della strategia migratoria del governo italiano. Il primo punto è che non deve essere lasciato alcun margine di azione ai trafficanti di esseri umani. A tal fine, è sottolineato che il filo conduttore del quadro di intelligence sull’immigrazione clandestina rimane quello del protagonismo di reti e organizzazioni criminali, la cui flessibilità operativa è andata confermandosi nel tempo. Il secondo punto è che nessuno può sentirsi autorizzato a pensare soltanto ai propri interessi, pensando di non essere toccato dal problema della questione migratoria.

Il premier ha riferito che, fino ad ora, l’Italia è stata lasciata da sola ad affrontare tale sfida, salvando l’onore dell’Europa, come riconosciuto dal presidente della Commissione europea, Jean-Claude Juncker. Tuttavia, come confermato dalla relazione, il Mediterraneo centrale non costituisce la rotta migratoria più a rischio, in quanto i traffici si sono spostati nel Mediterraneo orientale e occidentale. Secondo Conte, inoltre, è possibile che in futuro l’Italia dovrà confrontarsi con ulteriori flussi terrestri provenienti dall’Asia. “Alla luce di ciò, se l’Europa continuerà a procedere secondo le convenzioni nazionali, non produrrà alcun meccanismo comune di solidarietà”, ha sottolineato il premier.

In relazione alla minaccia jihadista, sia Conte sia il direttore Vecchione hanno confermato che non deve considerarsi un problema esaurito. Da un lato, dalla relazione emerge che l’Italia ha validi motivi per continuare a mantenere alta l’allerta. Dall’altro lato, il nostro Paese ha altrettante valide ragioni per sentirsi incoraggiato a proseguire il percorso già intrapreso, con la consapevolezza che “il rischio zero” non esiste. Ad oggi, la minaccia jihadista continua a contraddistinguersi per la propria capacità di adattamento e resilienza, esattamente come la minaccia terroristica in Europa ha convalidato il carattere polimorfo.

Il problema delle “radicalizzazioni in casa” continua a persistere secondo il documento, il quale sottolinea che il territorio nazionale italiano costituisce un basino sempre più ampio e sfuggente, che richiede un’attività di ricerca sempre maggiore e serrata. L’impegno delle forze di sicurezza italiane, tuttavia, ha evidenziato che lo scambio di informazioni con i servizi alleati si è dimostrato molto efficace per gestire la minaccia.

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Sofia Cecinini

di Redazione

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