Nigeria: 10.000 persone fuggite in Camerun per attacchi di Boko Haram rimpatriate

Pubblicato il 28 febbraio 2019 alle 13:56 in Camerun Nigeria

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Almeno 10.000 nigeriani sono stati rimpatriati, mercoledì 27 febbraio, dopo essere fuggiti in Camerun per sfuggire agli attacchi di Boko Haram compiuti negli ultimi mesi sulla citta di Rann, nello stato nord-orientale del Borno. È quanto riferisce un rapporto umanitario dell’ONU, specificando che i 10.000 fanno parte dei 40.386 civili che, da dicembre 2018, hanno lasciato la regione in seguito ai recenti assalti del gruppo terroristico. “I rapporti delle fonti locali indicano che altre centinaia di persone sono di ritorno dal Camerum verso Rann, percorrendo a piedi circa 8 km”, hanno dichiarato le Nazioni Unite. “Tutte queste persone hanno un disperato bisogno di assistenza umanitaria, compresi rifugio, cibo e acqua potabile”.

Il gruppo di Boko Haram ha invaso la citta di Rann il 14 gennaio 2019, compiendo un attacco che ha ucciso all’incirca 15 persone e che ha diffuso la paura di una possibile futura espansione. Da quel momento, e dopo l’abbandono della città da parte dei militari, almeno altri 60 civili sono morti, secondo quanto riferito dalle fonti locali di Amnesty International. In seguito all’attacco del 14 gennaio, già più di 9.000 persone avevano intrapreso la loro fuga verso il Camerun.

Le recenti ondate di violenza nel nord-est della Nigeria hanno spinto poltre 80.000 civili a cercare rifugio nei campi profughi, già molto affollati, dello stato del Borno. Per questo, alcune organizzazioni internazionali e l’UNHCR hanno chiesto alle autorità camerunensi di mantenere i confini aperti. Dal 17 gennaio, neanche gli operatori umanitari hanno più accesso alla città di Rann. Ciò rende la situazione per gli abitanti del luogo ulteriormente grave e problematica.

Il rimpatrio dei 10.000 nigeriani è avvenuto nella stessa giornata in cui il presidente Muhammadu Buhari si è riconfermato alla testa del Paese vincendo le elezioni con il 57% dei voti e ottenendo un secondo mandato. Prima di essere eletto, Buhari ha promesso di migliorare la sicurezza nazionale. A fine novembre 2018, aveva affermato che Boko Haram e l’ISIS dovevano essere “spazzati via dalla faccia della terra”. Tale dichiarazione era stata rilasciata dopo che l’esercito nigeriano aveva annunciato che, dall’inizio del 2018, il numero delle vittime, per mano dei terroristi, tra le forze di sicurezza stava aumentando a dismisura. Tra il 2 il 18 novembre, 39 soldati sono morti, mentre altri 43 sono rimasti feriti in 5 attentati, secondo quanto riportato da fonti militari.

Il Country Report on Terrorism del governo americano informa che, nel corso del 2017, Boko Haram e lo Stato islamico dell’Africa Occidnetale (ISWA) hanno compiuto complessivamente 276 attacchi, che hanno causato 1278 morti e 949 feriti, posizionandosi al quinto posto nella lista delle organizzazioni terroristiche più letali al mondo dopo ISIS, Talebani, al-Shabaab e il Partito Comunista indiano. La Nigeria continua a collaborare con altri vicini colpiti dal terrorismo nella task force multinazionale congiunta, tra cui Benin, Camerun, Ciad e Niger per contrastare i terroristi.

Da quando Boko Haram ha avviato le proprie offensive, nel 2009, più di 30.000 persone sono state uccise e circa 2,6 milioni di cittadini hanno abbandonato le loro case. La rivolta, cominciata nel Nord-Est della Nigeria, si è allargata fino a coinvolgere Niger, Ciad e Camerun, causando una grave crisi umanitaria nella regione. Per combattere i ribelli, i quattro Stati hanno istituito, nell’aprile 2012, una Task Force multinazionale congiunta (MNJTF).

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Chiara Gentili

di Redazione

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