Messico: il petrolio è un problema

Pubblicato il 28 febbraio 2019 alle 6:30 in America Latina Messico

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Sono falliti a Wall Street i tentativi dei dirigenti della compagnia petrolifera statale messicana Pemex di ottenere finanziamenti per il nuovo piano aziendale, secondo quanto riferisce l’edizione latinoamericana del quotidiano spagnolo El País.

Le grandi finanziarie statunitensi, secondo fonti del quotidiano che hanno seguito da vicino gli incontri, non sono state “tranquillizzate” da ciò che hanno sentito dai dirigenti dell’azienda messicana. Non hanno visto chiarezza né soluzioni efficaci nella strategia proposta per risollevare le finanze della Petróleos Mexicanos (Pemex), l’azienda petrolifera più indebitata del mondo, con oltre 107 miliardi di debiti e con un piano di rimborso giudicato irrealizzabile anche per imprese più solubili, nonché assediato da minacce di declassamento da parte delle agenzie di rating, che già considerano rischioso investire nella Pemex.

I piani energetici del governo messicano sono improvvisamente cambiati con l’arrivo al potere di Andrés Manuel López Obrador. Era naturale: il leader di Morena prometteva cambiamenti su tutti i fronti e il settore petrolifero, uno degli asset tradizionali dell’economia messicana, non poteva essere lasciato fuori dalla rivoluzione promessa dal nuovo presidente. La mancanza di chiarezza nell’esporre il suo programma per raddrizzare il corso e risanare le finanze della compagnia petrolifera, tuttavia, ha minato i piani di López Obrador.

La Pemex ad oggi pompa meno di due milioni di barili al giorno di greggio, la cifra più bassa in quasi quattro decenni, a causa di una concomitanza di problemi quali mancanza di investimenti da parte dei precedenti governi, cattive pratiche nella gestione e l’esaurimento di Cantarell, il principale deposito di greggio messicano. L’era del petrolio facile in Messico è storia passata e i problemi sembrano continuare ad accumularsi: l’ultimo i furti di carburante un po’ in tutto il paese che hanno costretto López Obrador a inviare l’esercito a controllare gli oleodotti. Una mossa rivelatasi solo parzialmente efficace a causa dell’enorme lunghezza da controllare e che è valsa al presidente del Messico numerose critiche. 

La domanda che si fanno potenziali investitori nazionali e partner stranieri è semplice: fino a quando il Messico sarà disposto a iniettare capitali a perdere per risanare il debito di una compagnia tanto inefficiente?

Due settimane fa il governo ha ridotto i debiti con il fisco di 700 milioni di dollari e ha iniettato 1,3 miliardi nelle casse della compagnia, ma la mossa di Città del Messico è sembrata più un palliativo che una cura parte di un piano strategico. I problemi strutturali della compagnia, che fino a poco tempo fa era l’orgoglio del settore pubblico messicano, rimangono tutti, a partire dall’inefficienza nella produzione. E ora gli investitori iniziano a temere che i problemi della Pemex inficino le finanze dello stato messicano.

 

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale 

Traduzione dallo spagnolo e redazione a cura di Italo Cosentino

di Redazione

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