Libia: Serraj e Haftar concordano sulla necessità di organizzare elezioni nazionali

Pubblicato il 28 febbraio 2019 alle 14:57 in Africa Libia

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Il premier del governo di Tripoli, Fayez Serraj, e l’uomo forte del governo di Tobruk, il generale e comandante dell’Esercito Nazionale Libico (LNA), Khalifa Haftar, hanno concordato che è necessario organizzare elezioni nazionali in Libia.

I due leader si sono incontrati mercoledì 27 febbraio negli Emirati Arabi Uniti, in quello che è stato il loro primo incontro dalla Conferenza internazionale sulla Libia svoltasi a Palermo il 12 e 13 novembre 2018. Durante i colloqui, Serraj e Haftar hanno convenuto che è necessario porre fine alla transizione democratica libica attraverso elezioni generali, e che, al fine di riportare la stabilità, occorre unificare le istituzioni.

La notizia è stata divulgata su Twitter dalla missione dell’Onu in Libia (UNSMIL), la quale non ha reso nota l’organizzazione di una conferenza nazionale per decidere che tipo di elezioni verranno organizzate. Il portavoce di Serraj ha confermato l’incontro con Haftar, senza tuttavia indicare una data per le elezioni. L’ufficio del generale libico, invece, al momento, non ha rilasciato alcun commento.

Da quasi due anni l’Onu, con il supporto delle potenze occidentali, sta cercando di organizzare votazioni in Libia per porre fine alla grave situazione di instabilità, in corso da ormai 8 anni. In occasione di una conferenza a Parigi, il 29 maggio scorso, alla quale avevano preso parte anche Haftar e Serraj, era stata concordata la data del 10 dicembre 2018, che però è saltata, in quanto il Paese non versa ancora nelle condizioni di intrattenere elezioni nazionali.

L’Onu spera che i cittadini libici possano recarsi alle urne nel giugno 2019, dopo aver votato un referendum per adottare una nuova carta costituzionale al fine di far uscire il Paese nordafricano dallo stato di caos in cui si trova dal rovesciamento del dittatore Muammar Gheddafi, avvenuto nell’ottobre 2011 per mano dell’intervento NATO guidato da Stati Uniti e Francia.

Da parte loro, gli Emirati Arabi Uniti stanno cercando di favorire la riapertura del giacimento di El Sharara, il più grande della Libia, riunendo tutti i principali attori del conflitto e alcuni membri della compagnia petrolifera nazionale libica (NOC). Il Paese della penisola arabica è uno dei maggiori sostenitori di Haftar e, quindi, del governo di Tobruk. In seguito agli attacchi di alcuni gruppi ribelli e per indebolire le forze meridionali di Sabha, alleate del governo tripolino, nel dicembre 2018 Haftar e i suoi uomini hanno preso il controllo di El Sharara e, il 21 febbraio 2019, hanno rivendicato anche quello sul giacimento petrolifero di El Feel.

Le attività petrolifere nello stabilimento di El Sharara sono interrotte dal 17 dicembre 2018, quando la NOC ha annunciato lo stato di forza maggiore. L’Esercito Nazionale Libico, tuttavia, esorta la compagnia a riaprire il campo e rimettere in moto la struttura. Il giacimento di El Sharara è situato nella parte Sud-occidentale del Paese, in prossimità del deserto di Murzuq e, prima di essere chiuso, produceva una quantità di barili di petrolio che si attestava, in media, sui 300.000 al giorno. Il 24 febbraio, il presidente della NOC, Mustafa Sanalla, ha respinto le richieste di riapertura dello stabilimento sostenendo che El Sharara non è ancora sicuro e che gli uomini armati che l’avevano sequestrato sono ancora presenti nell’area.

Il governo di Tobruk, oltre a godere dell’appoggio degli Emirati Arabi Uniti, è sostenuto anche da Francia, Egitto e Russia, Il governo di Tripoli, invece, è appoggiato dall’Italia e dall’Onu.

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Sofia Cecinini

di Redazione

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