Trump e Kim ad Hanoi in vista del secondo summit

Pubblicato il 26 febbraio 2019 alle 16:05 in Corea del Nord USA e Canada

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Il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, e il leader nordcoreano, Kim Jong-un, sono entrambi arrivati nella capitale vietnamita Hanoi martedì 26 febbraio pomeriggio. I due si incontreranno domani, il 27 febbraio, per discutere sullo smantellamento del programma nucleare coreano e la sospensione del regime sanzionatorio in capo a Pyongyang.

Il summit, dalla durata di 2 giorni, oltre all’incontro vis à vis tra i capi di Stato e la cena a cui parteciperanno anche gli assistenti, consisterà in una giornata di meeting tra i due team negoziali, giovedì 28 febbraio.

Kim è arrivato dopo un viaggio in treno di due giorni e mezzo da Pyongyang, attraverso la Cina e poi un viaggio su strada di 170 km dal confine ad Hanoi. Trump è arrivato poco dopo, con l’aereo presidenziale.

Mentre non c’è alcuna aspettativa che questo secondo summit porti ad un accordo per la denuclearizzazione della Corea del Nord, le speranze risiedono in un trattato di pace che formalizzi la fine guerra inter-coreana del 1950, sospesa dall’armistizio di Panmunjeom del 1953. L’Istituto internazionale di studi strategici (IISS), con sede a Londra, ha affermato che un tale accordo deve essere elaborato attentamente, altrimenti potrebbe portare a rischi per la sicurezza regionale. Secondo un report dell’IISS, “la pace tra Washington e Pyongyang potrebbe contribuire a un ritiro prematuro delle forze statunitensi dalla Corea del Sud, incoraggiando pericolose idee sbagliate a Pyongyang”.

Brian Meyers, professore della Dongseo University a Seul, ha affermato che una possibile concessione per la Corea del Nord sarebbe l’esenzione della Corea del Sud dagli obblighi imposti dalle sanzioni internazionali, e dunque far ripartire il commercio e le transazioni tra i due Paesi.

Meyers, al Reuters Global Markets Forum, ha voluto sottolineare l’importanza dell’asse Seul-Pyongyang piuttosto che quello con Washington. Il presidente della Corea del Sud, Moon Jae-in, in una telefonata con Trump del 19 febbraio, ha affermato che è disposto ad aprire il Paese al commercio con il Nord, al fine di coadiuvare il processo di denuclearizzazione dello Stato vicino. Il portavoce del leader, Kim Eui-kyeom, ha affermato che Moon si è dichiarato pronto a fare qualsiasi promessa, dalla riconnessione dei collegamenti ferroviari e stradali tra le due Coree ad altre cooperazioni economiche inter-coreane.

Il professore della Dongseo University, ha dichiarato poi che il punto chiave del vertice è se il Nord accetterà di chiudere o consentire il monitoraggio della sua struttura nucleare di Yongbyon. Secondo Meyers, seppure questa concessione non risolverà necessariamente il problema del nucleare, sarebbe un gesto significativo che potrebbe portare ad un allentamento delle sanzioni da parte del Congresso americano.

Kim Young-hwan, analista di KB Securities a Seul, ha affermato che è improbabile che si verifichi una forte reazione nei mercati finanziari sudcoreani a qualsiasi allentamento delle sanzioni. Secondo Kim, i titoli con esposizione a scambi commerciali tra la Corea e la Cina beneficeranno e registreranno alcuni guadagni nei mesi successivi all’incontro di Hanoi, ma la loro ponderazione sull’indice generale è solo del 4 percento, e dunque non ci si può aspettare un rally significativo per l’intero mercato, seppure si raggiunga un accordo formale.

Anche secondo Robert Carnell, capo economista di ING per l’Asia-Pacifico, è improbabile che i mercati finanziari reagiscano particolarmente al summit in Vietnam. La guerra tra le due Coree, secondo Carnell, è da decenni una “guerra di carta”. Le nuove possibili offerte e concessioni per il processo di denuclearizzazione potrebbero avere uno sviluppo positivo a livello economico, ma storicamente c’è stata poca correlazione diretta tra le tensioni sulla Corea del Nord e i prezzi sui mercati finanziari globali.

Nel 2017, la Corea del Nord ha eseguito una serie di test missilistici nucleari che hanno fatto crescere la preoccupazione a livello internazionale. Il 4 e il 28 luglio 2017, Pyongyang aveva lanciato i suoi primi due missili balistici intercontinentali, il 3 settembre, aveva sperimentato una bomba all’idrogeno e, il 29 novembre, aveva dichiarato di aver miniaturizzato i suoi dispositivi militari, per renderli idonei a lanciare un missile nucleare contro gli Stati Uniti. Per tentare di fermare tale sviluppo, le Nazioni Unite e gli Stati Uniti avevano più volte imposto una serie di sanzioni sempre più restrittive su Pyongyang, limitandone le importazioni e le esportazioni in numerosi settori, fra i quali quello del petrolio, tentando così di convincere le autorità del Paese a sedersi al tavolo delle trattative. Kim Jong-un, nel suo discorso di fine anno del 2017, aveva comunicato il suo desiderio di vedere gli atleti nordcoreani prendere parte alle Olimpiadi Invernali di febbraio 2018 in Corea del Sud, dando il via, in questo modo, all’apertura del dialogo con Seoul e, più tardi, con gli Stati Uniti. 

L’appuntamento ad Hanoi non marca la prima volta che i due leader si incontrano: il vertice del 12 giugno 2018, a Singapore, ha prodotto un accordo informale in cui i due si sono impegnati a denuclearizzare la penisola e a sospendere le sanzioni internazionali. Dal summit di Singapore, tuttavia, pochi progressi sono stati fatti. Una svolta decisiva è stato lo scambio di missive tra i due leader ad inizio di quest’anno, ed il discorso per il 2019 di Kim in cui si dichiarava pronto a confrontarsi e collaborare con l’amministrazione Trump. La riduzione della tensione ha portato ad una visita a Washington di una delegazione nordcoreana capitanata dall’ex presidente dei servizi segreti e capo missione per le negoziazioni con gli USA, Kim Yong Chol, e nello stesso giorno un incontro a Stoccolma.

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di Redazione

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