Trump: nessuna pressione sulla Corea del Nord finché i test nucleari rimangono in pausa

Pubblicato il 25 febbraio 2019 alle 12:33 in Corea del Nord USA e Canada

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Il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, ha dichiarato che sarà felice fintanto che la Corea del Nord continuerà a non condurre test sugli armamenti e che non ha alcuna fretta di concludere un accordo nucleare con il leader asiatico, Kim Jong Un.

I due capi di Stato si incontreranno ad Hanoi, mercoledì 27 e giovedì 28 febbraio, 8 mesi dopo il summit di Singapore, il quale ha rappresentato il primo meeting tra un presidente americano e un leader nordcoreano. In tale occasione, le 2 parti erano decise a completare la denuclearizzazione della penisola coreana, tuttavia l’intesa raggiunta, essendo molto vaga, ha prodotto pochi risultati.

A detta di diversi senatori democratici e alcuni funzionari di sicurezza statunitensi, l’accordo raggiunto da Trump contribuisce ben poco a frenare le ambizioni nucleari del Paese asiatico. Alla luce di ciò, mentre Kim Jong Un si dirige in treno verso la Cina, i media di stato nordcoreani hanno avvertito il presidente americano di non ascoltare i critici della sua amministrazione in quanto essi starebbero solamente ostacolando gli sforzi per migliorare i legami trai 2 Paesi.

In risposta, Trump, alla vigilia della sua partenza per il Vietnam, ha dichiarato a Washington di vedere le cose allo stesso modo di Kim e di aver sviluppato con lui “una relazione molto, molto buona”. A ciò, il leader della Casa Bianca ha aggiunto di non voler mettere fretta a nessuno, precisando che il suo desiderio principale è che non siano effettuati test e che finché questi non ci saranno l’America sarà felice.

In questo contesto è importante notare che la Corea del Nord ha condotto il suo sesto e, ad oggi, ultimo test nucleare nel settembre 2017. Due mesi dopo, è stato effettuato anche l’ultimo test intercontinentale di un missile balistico. Alla luce della rilevanza del programma di armi nucleari nordcoreano, combinato con le capacità missilistiche del Paese, il presidente Trump ha spinto il leader della penisola asiatica a rinunciare ad effettuare test in quanto essi rappresentano una minaccia per gli Stati Uniti.

Nonostante ciò, alla fine di febbraio, le dichiarazioni di Trump segnalerebbero un potenziale ammorbidimento dell’atteggiamento statunitense, dal momento che il presidente degli Stati Uniti ha affermato di essere disposto a rimuovere le sanzioni imposte al Paese asiatico se quest’ultimo avesse fatto progressi significativi in termini di denuclearizzazione.

Trump arriverà in Vietnam la sera del 26 febbraio, secondo il ministero degli Esteri del Paese. Mercoledì 27, incontrerà il presidente vietnamita, Nguyen Phu Trong, il quale è anche segretario generale del partito comunista al governo. Anche Kim si sta recando nel Paese asiatico, passando però attraverso la Cina.

Secondo un portavoce della Corea del Sud, una volta insieme le 2 Coree potrebbero essere d’accordo nel dichiarare una fine formale alla guerra coreana del 1950-1953. Tale conflitto finì in una tregua e non in un trattato. Proprio per questo Kim Jong Un ha a lungo chiesto il raggiungimento di un’intesa che vi ponga fine e che fornisca anche una serie di garanzie per la sicurezza.

Il presidente della Corea del Sud, Moon Jae-in, da parte sue, sostiene un atteggiamento di apertura nei confronti della vecchia rivale, Corea del Nord, ed ha perciò elogiato anche gli sforzi di riconciliazione tra Trump e Kim, affermando che coloro che si oppongono all’istituzione di legami migliori nella penisola e tra la Corea del Nord e gli Stati Uniti dovrebbero “scartare prospettive così distorte”.

Per anni, gli Stati Uniti hanno richiesto la denuclearizzazione completa, verificabile e irreversibile della Corea del Nord, prima di concedere qualsiasi agevolazione al Paese. Tuttavia, la Corea del Nord ha denunciato tale posizione come unilaterale e “criminale”.

Eppure, come evidenziato dagli ultimi commenti di Trump, l’amministrazione corrente sembrerebbe disposta a cercare un accordo limitato al vertice vietnamita. A proposito di ciò, diversi funzionari di Washington e Seoul hanno detto che possibili passi avanti potrebbero includere la possibile presenza di ispettori che osservino lo smantellamento del reattore nucleare nordcoreano di Yongbyon e l’apertura degli uffici di collegamento USA-Corea del Nord. Altre opzioni implicherebbero dichiarare la fine di uno stato tecnico di ostilità esistente dagli anni ’50 e consentire alcuni progetti inter-coreani come una zona turistica nella Corea del Nord.

Il Segretario di Stato americano, Mike Pompeo, ha dichiarato a Fox News Sunday che spera in progressi sostanziali in occasione del summit, ma ha anche evidenziato che la Corea del Nord non ha ancora intrapreso passi “concreti” sulla denuclearizzazione e potrebbe essere necessario un altro summit dopo Hanoi.

Infine, il New York Times ha riferito che Pompeo avrebbe ammesso in discussioni private che l’America sarebbe stata fortunata se la Corea del Nord avesse accettato di smantellare il 60% di quanto richiesto dagli Stati Uniti e che il raggiungimento di tale obiettivo sarebbe stato più di quanto qualsiasi altra amministrazione avesse raggiunto. Il Dipartimento di Stato ha rifiutato di commentare al riguardo.

Alla fine della Guerra di Corea, il 17 luglio 1953, il regime nordcoreano si è gradualmente isolato, soprattutto per via delle sue ambizioni militari e nucleari. Le tensioni con gli Stati Uniti in merito allo sviluppo del programma missilistico sono scoppiate nel 2003, quando Pyongyang abbandonò il Trattato di non-proliferazione nucleare (NPT), facendo altresì naufragare un accordo quadro con gli USA che prevedeva lo scambio tra forniture energetiche e la sospensione dell’armamento nordcoreano.

Quando Pyongyang, nel 2006, effettuò il primo test nucleare, il Consiglio di Sicurezza dell’Onu adottò alcune risoluzioni all’unanimità, condannando le azioni nordcoreane e imponendo sanzioni, che sono state aumentate nel corso del tempo con la speranza di fermare le mire della Corea del Nord. Tra le misure restrittive si contano anche un bando sulle importazioni di armi e delle tecnologie che aiuterebbero il regime di Pyongyang a raggiungere il proprio obiettivo nucleare.

 La relazione tra le due Coree è peggiorata nei mesi estivi del 2017, per via della escalation di dimostrazioni di forza tra la Corea del Nord da una parte, e gli Stati Uniti e la Corea del Sud dall’altra. La tensione si è stemperata agli inizi del 2018, quando il 9 gennaio le delegazioni dei due Stati si sono incontrate nella zona demilitarizzata che funge da confine per discutere della partecipazione della Corea del Nord alle Olimpiadi invernali e a seguito dello storico summit di Singapore.

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Alice Bellante

di Redazione

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