Arabia Saudita contro Iran: aumenta la tensione

Pubblicato il 25 febbraio 2019 alle 16:22 in Arabia Saudita Iran

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Il re saudita Salman ha chiesto uno sforzo internazionale unificato contro l’Iran e la Repubblica Islamica ha lanciato un missile nelle acque del Golfo, durante un’esercitazione militare. Cosa succede tra i due grandi rivali regionali. 

Durante il primo summit della Lega Araba, avvenuto domenica 24 febbraio in Egitto, il re ha dichiarato che è necessario uno sforzo internazionale unificato contro l’Iran, volto a costringere il Paese a rispettare il diritto internazionale. Il sovrano saudita ha quindi citato il sostegno di Teheran agli Houthi nello Yemen e ad altre milizie nella regione, così come le sue pratiche aggressive e l’interferenza di Teheran negli affari degli altri Paesi della regione. Salman ha poi aggiunto che il Regno spera che si troverà al più presto una soluzione politica alla crisi yemenita, grazie ai negoziati sponsorizzati dal Golfo, ai risultati del dialogo nazionale in Yemen e sulla base della risoluzione 2216 del Consiglio di sicurezza dell’ONU. “Il Regno ha compiuto grandi sforzi per assicurare il successo dei negoziati svedesi e chiede che venga attuato il resto di ciò che era stato concordato in quei colloqui”, ha dichiarato il re saudita.

Il monarca ha poi nuovamente affermato che la questione palestinese rimane una priorità per i Paesi arabi. Salman ha quindi ribadito la ferma posizione dell’Arabia Saudita verso il ripristino di tutti i legittimi diritti del popolo palestinese. Tali dichiarazioni arrivano a seguito delle indiscrezioni su una svolta diplomatica tra Israele e Paesi del Golfo. In tale contesto, il principe ereditario dell’Arabia Saudita, Mohammed bin Salman, ha contribuito a modificare la tradizionale politica araba di opposizione allo Stato d’Israele. Nell’aprile del 2018, durante una visita negli Stati Uniti, il principe Mohammed dichiarò che “gli israeliani hanno il diritto di avere la propria terra”. Il principe aveva poi aggiunto che gli Stati del Golfo e Israele condividono molti interessi comuni. Tuttavia, all’incontro della Lega Araba, il sovrano saudita ha ribadito la vicinanza al popolo palestinese, nonostante Israele rappresenti, a sua volta, un acerrimo nemico della Repubblica Islamica iraniana. 

Lo stesso 24 febbraio, la marina militare iraniana ha lanciato un missile da un sottomarino nelle acque del Golfo. Il lancio è avvenuto durante l’esercitazione militare di una settimana nello stretto di Hormuz e nel mare dell’Oman, iniziata il 21 febbraio. Tale operazione, chiamata simulazione Velayat 97, rappresenta una dimostrazione di forza nel bel mezzo delle crescenti tensioni nella regione e con gli Stati Uniti. “Il terzo giorno di esercitazioni, il sottomarino della Marina iraniana, della classe Ghadir, ha lanciato con successo un missile da crociera”, secondo l’agenzia di stampa ufficiale iraniana IRNA. L’Iran ha effettuato il lancio dal sottomarino militare Fateh, un colosso da 600 tonnellate, dotato di siluri, mine navali e missili da crociera. Il sottomarino è capace di operare 200 metri sotto il livello dell’acqua, per un massimo di 35 giorni. Le esercitazioni militari iraniane, che dureranno ancora tre giorni, vedranno la partecipazione di 100 navi, in un’area strategicamente significativa, al largo delle coste iraniane. Il rifiuto di arrestare il programma missilistico iraniano è una delle ragioni alla base del ritiro unilaterale degli Stati Uniti, avvenuto l’8 maggio 2018, dall’accordo sul nucleare e dalla conseguente reintroduzione delle sanzioni, che stanno contribuendo al peggioramento del clima nella regione. 

Durante l’incontro della Lega Araba, il re saudita ha discusso dei principali problemi regionali, tra cui il tema del terrorismo. Salman ha, infatti, dichiarato che l’Arabia Saudita, come molti altri Paesi, ha sofferto a causa del terrorismo e ha, quindi, guidato numerosi degli sforzi internazionali per combattere tale fenomeno, a tutti i livelli. Il monarca ha poi parlato della crisi dei rifugiati e dei migranti, affermando che i flussi migratori dovuti a guerre e conflitti sono tra i più pressanti problemi umanitari di oggi. “Speriamo che questo summit possa aiutare a trovare delle soluzioni per queste persone”, ha aggiunto il re. A tale proposito, l’Arabia Saudita ha fornito più di 35 miliardi di dollari in aiuti a più di 80 paesi nei campi del supporto umanitario e dello sviluppo. 

Secondo il monarca saudita, la responsabilità dell’instabilità della regione è da attribuire in buona parte alla Repubblica Islamica. Da parte sua, l’Iran ha sempre negato le accuse di supporto al terrorismo e ha sempre sostenuto che il sistema missilistico ha uno scopo unicamente difensivo. A tale proposito, sempre il 24 febbraio,  le guardie della rivoluzione iraniana hanno accusato i “nemici” dell’Iran di aver tentato di sabotare alcuni missili, in modo che questi “esplodessero a mezz’aria”. Le autorità iraniane hanno poi riferito che tale incidente era stato evitato. “Hanno provato al meglio che potevano a sabotare una piccola parte di missili che importiamo, in modo che questi non raggiungessero il loro obiettivo ed esplodessero a mezz’aria”, ha riferito l’agenzia di stampa iraniana Fars, citando il comandante aerospaziale delle Guardie della rivoluzione, Amir Ali Hajizadeh. Le accuse sono state rivolte ai “nemici” dell’Iran, senza nominare alcun Paese specifico.

Tuttavia, è interessante sottolineare che, il 13 febbraio, il New York Times  aveva riferito la notizia dell’esistenza di un programma segreto degli Stati Uniti per “sabotare i missili iraniani” e che tale programma sarebbe stato “accelerato” dall’attuale amministrazione. Il quotidiano americano ha documentato l’iniziativa, iniziata sotto la presidenza di George W. Bush, volta ad inserire parti difettose nelle catene di fornitura missilistica dell’Iran. Il Times riporta che non c’è modo di valutare il successo del programma americano, ma ha citato due recenti fallimenti nei lanci di missili iraniani: uno il 15 gennaio e un secondo non confermato il 5 febbraio. Da parte sua, l’attuale amministrazione non ha mai nascosto la propria intenzione di ostacolare il programma missilistico iraniano. A dicembre, il Segretario di Stato americano Mike Pompeo ha chiesto al Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite di vietare all’Iran i test sui missili balistici. Il mese successivo, ha minacciato “un più profondo isolamento economico e diplomatico” se l’Iran avesse continuato con i test missilistici. “Gli Stati Uniti non staranno a guardare mentre le politiche distruttive del regime iraniano mettono a rischio la stabilità internazionale e la sicurezza”, ha riferito Pompeo in una nota.

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Maria Grazia Rutigliano

 

 

di Redazione

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