Report Onu 2018: bilancio civili afghani uccisi più alto di sempre

Pubblicato il 24 febbraio 2019 alle 10:49 in Afghanistan Asia

FacebookTwitterLinkedInEmailCopy Link

Secondo un rapporto dell’Onu pubblicato domenica 24 febbraio, il numero di civili afghani uccisi nel corso del 2018, per via di raid aerei statunitensi e attentati suicidi, è il più alto di sempre.

Il conflitto in corso in Afghanistan nell’ultimo anno ha causato la morte di 3.804 civili, di cui 927 bambini; si tratta di un nuovo record, che corrisponde a un +11% rispetto al bilancio dei civili uccisi nel 2017, secondo le stime raccolte nel report pubblicato dalla missione Onu in Afghanistan (in sigla UNAMA, dall’inglese U.N. Assistance Mission in Afghanistan). Secondo il rapporto, 1.185 civili sono stati uccisi e altri 1.427 sono rimasti feriti a causa di operazioni condotte dalle forze governative. Le operazioni aeree hanno causato la morte o il ferimento di 492 bambini, in quanto numerosi attacchi sono stati condotti contro soggetti antigovernativi che si nascondevano tra la popolazione civile. Quanto ai talebani, nel 2018 essi sono stati responsabili della morte di 1.751 civili, contro i 916 del 2017. Lo Stato Islamico, nell’ultimo anno, ha invece ucciso o ferito 2.181 civili.

Secondo Michelle Bachelet, Alto Commissario per i Diritti Umani presso l’Onu, il fatto che il numero di bambini uccisi nel 2018 sia il più alto di sempre è “particolarmente scioccante”. Tadamichi Yamamoto, alto funzionario delle Nazioni Unite in Afghanistan, ha affermato che i modo migliore per fermare queste “uccisioni e massacri” di civili è porre fine ai combattimenti. Per questo, secondo lui, si avverte ora più che mai la necessità di convogliare tutti gli sforzi sul tavolo negoziale per arrivare alla pace.

Il report stilato dall’UNAMA è stato pubblicato in un momento in cui Washington sta tentando di mediare tra il governo di Kabul e il gruppo talebano per strappare una pace al conflitto in corso da 17 anni nel Paese, in particolare tramite gli sforzi guidati dal nuovo inviato speciale americano, Zalmay Khalilzad, il quale dovrebbe incontrare i rappresentanti talebani in Qatar, a Doha, lunedì 25 febbraio.

Da decenni, l’Afghanistan è caratterizzato da una profonda instabilità politica. In seguito al crollo del regime sovietico, i talebani si sono affermati come gruppo dominante e, alla fine di una sanguinosa guerra civile tra diversi gruppi locali, hanno governato gran parte dell’Afghanistan dal 1996. Dopo essere stati abbattuti dagli americani, in seguito all’invasione del 2001 e all’intervento della NATO nell’agosto 2003, i talebani sono tornati a essere un gruppo insurrezionale che compie numerose offensive per destabilizzare il Paese e riprendere il controllo del governo. 16 anni di invasione e più di 100 miliardi di dollari spesi sono riusciti ad evitare un secondo attacco simile a quello delle Torri Gemelle, senza tuttavia essere stati capaci di porre fine all’instabilità del Paese, che continua a subire la furia dei talebani.

Dopo aver annunciato, il 21 agosto 2017, una nuova strategia americana in Afghanistan, che ha comportato un significativo aumento delle truppe USA nel Paese asiatico, il 19 dicembre scorso, Trump ha reso nota l’intenzione di voler dimezzare il numero dei soltati statunitensi posizionati sul territorio afghano, da circa 14.000 a 7.000. Tale annuncio è stato effettuato congiuntamente a quello del ritiro delle 2.000 truppe americane posizionate in Siria.

 

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale.

Consultazione delle fonti inglesi e redazione a cura di Claudia Castellani

di Redazione

Al fine di migliorare la tua esperienza di navigazione, questo sito utilizza i cookie di profilazione di terze parti. Chiudendo questo banner o accedendo ad un qualunque elemento sottostante acconsenti all’uso dei cookie.