Kashmir: oltre 100 separatisti arrestati in vista delle elezioni

Pubblicato il 24 febbraio 2019 alle 9:10 in Asia India

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Oltre 100 separatisti del Kashmir sono stati arrestati in raid di polizia, nella notte tra venerdì 22 e sabato 23 febbraio, come parte della repressione preventiva dei gruppi indipendentisti che potrebbero destare agitazioni in vista delle elezioni nazionali che si terranno a maggio.

Un ufficiale di polizia ha riferito che l’arresto dei leader indipendentisti e il dispiegamento delle truppe sono misure di sicurezza adottate dal governo in vista delle elezioni, affermando: “Campagne anti-elettorali non saranno permesse e i separatisti verranno arrestati per garantire elezioni libere, eque e trasparenti nello Stato”.

Nella giornata di sabato 23 febbraio, numerosi segnali hanno confermato la crescente repressione militare delle minacce indipendentiste nel Kashmir controllato dal governo indiano; ciò, unitamente alle minacce delle autorità di Nuova Delhi contro il Pakistan, ha scatenato la corsa alla compera di rifornimenti di carburante e scorte alimentari e mediche, con cittadini che si affollavano all’entrata dei negozi. Gli arresti avvenuti nottetempo hanno portato alla detenzione, tra gli altri, di alcuni membri dell’organizzazione islamica Jamaat-e-Islami (JeI), la quale desidera che il Kashmir si renda indipendente dall’India. Il giro di vite ha causato anche reazioni violente in alcune zone del Kashmir, con manifestanti che hanno lanciato pietre alla polizia e forze dell’ordine che hanno risposto usando lacrimogeni. Il leader di Jel, Abdul Hamid Fayaz, insieme a Yasin Malik, presidente del Fronte di Liberazione del Jammu Kashmir (JKLF), che mira all’indipendenza della regione sia dal governo indiano sia da quello pakistano, sono stati entrambi arrestati.

Nei giorni a venire, la Corte Suprema indiana dovrebbe tenere udienza per ascoltare una petizione con la quale si intende abolire un articolo della costituzione che impedisce ai non residenti di trasferirsi in Jammu, lo Stato indiano della regione del Kashmir che accoglie una maggioranza di religione musulmana. Se tale petizione dovesse essere accolta, le tensioni nell’area potrebbero aumentare ulteriormente. Un portavoce del gruppo Jel ha commentato gli arresti definendoli un “complotto ben architettato” in vista di tale sentenza.

Il Kashmir è una questione chiave nelle prossime elezioni generali, al punto che ha parzialmente sviato  l’attenzione dal modo in cui il primo ministro indiano, Narendra Modi, e il suo partito, il Bharatiya Janata Party, hanno gestito l’economia del Paese, argomento che aveva destato molte critiche.

Il giro di vite contro i capi indipendentisti del Kashmir è giunto in seguito all’attentato kamikaze che, tramite l’esplosione di un’autobomba, il 14 febbraio aveva causato la morte di 44 persone in India. Tale attacco era stato rivendicato dal gruppo Jaish-e-Mohammed, la cui sede è in Pakistan. Modi ha promesso una reazione governativa forte e decisa, e le tensioni tra India e Pakistan sono aumentate. Entrambi gli Stati, dopo l’attentato del 14 febbraio, hanno richiamato gli ambasciatori. In più, Nuova Delhi ha annullato i privilegi concessi ad Islamabad di “nazione più favorita” (most favourite nation) e ha imposto un dazio del 200% sulle merci provenienti dal Pakistan, soffocando ulteriormente il commercio bilaterale di appena 2 miliardi di dollari.

 

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale.

 

Consultazione delle fonti inglesi e redazione a cura di Claudia Castellani

di Redazione

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