Stati Uniti: da 200 a 400 le truppe che rimarranno in Siria

Pubblicato il 23 febbraio 2019 alle 11:48 in Siria USA e Canada

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Gli Stati Uniti manterranno circa 400 truppe stanziate in due differenti aree della Siria, ha reso noto un funzionario amministrativo, venerdì 23 febbraio, raddoppiando il bilancio divulgato il giorno precedente; tale mossa potrebbe spingere gli alleati europei a convogliare a loro volta truppe nel Paese.

La notizia è stata riferita, nella giornata di venerdì 23 febbraio, da un funzionario interno all’amministrazione americana, il quale ha spiegato che circa 200 truppe supplementari rimarranno negli avamposti militari di Tanf, vicino al confine con l’Iraq e la Giordania, e un secondo contingente, di simili dimensioni, si unirà agli sforzi internazionali nel Paese. Nonostante il contrordine, il capo di Stato americano, Donald Trump, nella medesima giornata ha sottolineato che non sta “cambiando direzione di marcia” per quanto riguarda la sua strategia in Siria, e ha ribadito che si tratterà di una “piccolissima, minuscola” frazione delle forze statunitensi attualmente dispiegate nella regione, in modo che i jihadisti dello Stato Islamico non possano raggrupparsi nuovamente e insorgere nel Paese.

Trump era stato già persuaso dai consiglieri personali a lasciare alcune unità militari in Siria; il giorno precedente, giovedì 22 febbraio, la Casa Bianca aveva annunciato che un piccolo gruppo di peacekeepers, composto da 200 truppe americane, sarebbe rimasto in Siria dopo il ritiro degli Stati Uniti, unendosi a un contingente composto da 800 a 1.500 truppe internazionali, inviate anche dai Paesi europei, allo scopo di creare una zona sicura di osservazione e monitoraggio nella Siria nord-orientale, zona che sta venendo attualmente negoziata. Un funzionario americano, parlando in condizione di anonimato, aveva affermato che le 200 truppe sarebbero state ripartite a metà tra le aree del Kurdistan, nel nord-est del Paese, e il presidio di Tanf, a sud-est, preannunciando che il totale delle milizie avrebbe anche potuto aumentare.

Il presidio di Tanf, dove la metà delle 400 truppe statunitensi in questione dovrebbe restare di guardia, era stato costruito quando i combattenti dell’Isis controllavano ancora la Siria orientale al confine con l’Iraq. Da quando i jihadisti sono stati sconfitti in quella zona, però, Tanf ha assunto un ruolo strategico per Washington per contenere l’influenza militare di Teheran nella regione mediorientale. La decisione iniziale, delle 200 truppe a Tanf, era stata presa da Trump poco prima di parlare al telefono con il presidente di Ankara, Tayyip Erdogan; nella discussione telefonica, il capo della Casa Bianca ha poi chiesto all’omologo turco che gli ufficiali del suo Paese continuassero a parlare dell’argomento con i funzionari americani durante la visita prevista per la delegazione turca a Washington il giorno successivo. Ankara intende creare una zona sicura con supporto logistico dei Paesi alleati, e vuole che tutte le milizie curde delle YPG, considerate da Erdogan un gruppo terroristico ma spalleggiate dalle truppe americane, sgomberino la regione.

Per quanto riguarda i Paesi europei, invece, finora essi hanno esitato a fornire truppe da stanziare in Siria, e hanno chiesto prima di vedere un impegno serio e continuativo da parte di Washington nella regione. Il fatto che gli Stati Uniti abbiano infine deciso di lasciare un gruppo, seppur poco numeroso, di truppe nel Paese mediorientale, potrebbe gettare le basi per un contributo sul campo da parte delle forze europee, volte a creare il contingente di controllo e monitoraggio nella Siria orientale. In tal proposito, il Generale della Marina americano, Joseph Dunford, presidente dei Capi di Stato Maggiore, è da tempo in trattativa con le controparti europee. Tuttavia, lunedì 18 febbraio, i funzionari americani avevano compreso che gli alleati europei non avevano intenzione di impegnarsi da soli, senza gli Stati Uniti, in tale progetto. Un’altra funzione chiave del contingente ipotetico sarebbe preservare la pace tra le forze curde, alleati di prima linea contro i militanti dell’Isis, e il governo di Ankara, che ha più volte minacciato le milizie curde e che si sente minacciato dalla loro presenza. Inoltre, il contingente internazionale svolgerebbe il ruolo supplementare di controllo dell’espansione iraniana nella regione, stando a quanto ha riferito un funzionario americano. Le trattative per tale presidio sono ancora in corso, ha affermato la fonte intervistata, dicendosi “molto ottimista al riguardo”. 

La decisione di lasciare 400 truppe in territorio siriano rappresenta una parziale inversione di marcia rispetto al precedente ordine del presidente americano, Donald Trump, il quale, il 19 dicembre scorso, aveva ordinato il ritiro completo dei propri contingenti dal Paese mediorientale, ponendo improvvisamente fine alla campagna militare contro lo Stato Islamico e innescando le repentine dimissioni del Segretario alla Difesa, Jim Mattis, per divergenze di vedute strategiche. La smobilitazione delle truppe americane era prevista per la fine di aprile 2019. 

 

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale.

 

Consultazione delle fonti inglesi e redazione a cura di Claudia Castellani

di Redazione

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