USA: 200 truppe rimarranno in Siria dopo il ritiro del Paese

Pubblicato il 22 febbraio 2019 alle 11:08 in Siria USA e Canada

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La Casa Bianca, giovedì 22 febbraio, ha annunciato che un piccolo gruppo di peacekeepers, composto da 200 truppe americane, rimarrà in Siria dopo il ritiro degli Stati Uniti. La decisione è stata resa nota dalla portavoce della Casa Bianca, Sarah Sanders, ma non è stata accompagnata da alcuna informazione riguardante la posizione delle truppe, le loro responsabilità o quanto tempo sarebbero rimaste.

A tal proposito, un funzionario americano, parlando in condizione di anonimato di dettagli non ancora resi pubblici, ha affermato che le 200 truppe destinate alla Siria sarebbero divise a metà tra le aree del Kurdistan, nel nord-est del Paese, e il presidio di Tanf, a sud-est. A ciò, il funzionario ha aggiunto che il totale delle milizie potrebbe anche aumentare.

La decisione di lasciare 200 truppe in territorio siriano, secondo il Washington Post, è stata una parziale inversione di marcia rispetto all’ordine del presidente Donald Trump, il quale, il 19 dicembre, aveva ordinato il ritiro completo dei propri contingenti dal Paese mediorientale, ponendo improvvisamente fine alla campagna militare contro lo Stato Islamico. La smobilitazione delle truppe americane era prevista per la fine di aprile 2019.

In questo contesto, molti funzionari del Dipartimento della Difesa, diversi legislatori e alcuni collaboratori della Casa Bianca avevano espresso preoccupazione per il fatto che decine di migliaia di combattenti dell’ISIS fossero ancora dispersi tra la Siria e l’Iraq. Alla luce di ciò, anche la Francia e la Gran Bretagna, i 2 Paesi europei che hanno delle truppe in Siria, hanno rifiutato di adempiere all’appello statunitense che le invitava a lasciare i propri contingenti nel Paese per continuare le operazioni contro il resto dei militanti e pattugliare una “zona sicura” lungo il confine nord-orientale con la Turchia.

Non a caso, Ankara, inizialmente, aveva proposto l’istituzione di una zona di sicurezza, estesa per 20 miglia, al fine di impedire attacchi transfrontalieri da parte delle Unità di Protezione Popolare, le milizie curde alleate delle forze di terra degli Stati Uniti. Tuttavia, la Turchia considera queste ultime come parte di un’organizzazione terroristica e ha dichiarato che le attaccherà non appena gli americani avranno lasciato l’area.

Il senatore statunitense, Lindsey O. Graham, ha elogiato la decisione di lasciare 200 truppe statunitensi sul territorio siriano, affermando che i contingenti USA si assicureranno che lo Stato Islamico non ritorni e che l’Iran non riempia il vuoto che sarebbe stato lasciato da un ritiro completo. L’Iran è il principale sostenitore del presidente siriano, Bashar al-Assad, il quale desidera inviare le sue forze militari, insieme alle milizie comandate dall’Iran, nella Siria orientale, ora sotto il controllo della coalizione guidata dagli Stati Uniti e dei suoi alleati curdi siriani.

“Con questa decisione il presidente Trump ha deciso di seguire un solido consiglio militare” ha dichiarato Graham, il quale è stato tra i maggiori sostenitori della decisione di lasciare alcune truppe in Siria. Sulla stessa linea, anche il segretario della Difesa, Patrick Shanahan, in occasione della Conferenza di Monaco sulla Sicurezza, tra il 16 e il 18 febbraio, ha definito il ritiro completo la cosa più stupida che avesse mai sentito e ha dichiarato che un impegno degli Stati Uniti a pattugliare il confine avrebbe fornito agli europei un incentivo a fare lo stesso.

Il presidente Trump e la sua controparte turca, Recep Tayyp Erdogan, in una telefonata di giovedì 21 febbraio, hanno deciso di continuare a coordinarsi sulla creazione di una potenziale zona sicura. A tal fine, Shanahan e il generale Joseph F. Dunford Junior, presidente del Joint Chiefs of Staff, dovrebbero incontrarsi a Washington venerdì 22 febbraio con i loro omologhi turchi.

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Alice Bellante

di Redazione

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