L’Iran minaccia l’Arabia Saudita: “vendicheremo i nostri martiri”

Pubblicato il 22 febbraio 2019 alle 14:52 in Arabia Saudita Iran

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Il comandante della guardia rivoluzionaria iraniana, Qassim Soleimani, ha nuovamente minacciato l’Arabia Saudita e ha riferito che la Repubblica Islamica si vendicherà con il Regno per l’attentato suicida che ha causato la morte di 27 soldati iraniani. 

L’attacco a cui si fa riferimento si è verificato il 13 febbraio nell’instabile provincia sudorientale del Sistan-Baluchistan, al confine con il Pakistan. L’attentato ha colpito l’autobus sul quale viaggiavano gli ufficiali iraniani della guardia rivoluzionaria. La regione in cui si è verificato l’attacco è attraversata da traffici di oppio e, in passato, è stata teatro di scontri tra le forze iraniane e i separatisti locali. Nello specifico, l’esplosione è avvenuta sulla strada che collega le città di Zahedan e Khash. A proposito di tale attacco, l’Iran è intervenuto nuovamente accusando il Regno Saudita dell’accaduto. “L’Arabia Saudita sta costruendo la propria influenza regionale solo con il denaro. Questi rapporti che stringe sono falsi e tale politica è un fallimento” ha dichiarato Soleimani all’agenzia di stampa iraniana Tasnim. “Vendicheremo i nostri martiri” ha poi aggiunto. Riferendosi direttamente all’Arabia Saudita, il comandante ha poi ammonito il Regno: “Vi avverto: non mettete alla prova la tolleranza dell’Iran”. 

Da parte sua, il ministero degli Esteri dell’Arabia Saudita ha risposto prontamente alle accuse. I rappresentanti sauditi hanno respinto la posizione dell’Iran, che incolpa il Regno dell’attacco ai danni della guardia rivoluzionaria iraniana. L’Arabia Saudita ha poi nuovamente sottolineato le attività di supporto al terrorismo della Repubblica Islamica e ha accusato le autorità iraniane di tentare di distogliere l’attenzione della propria popolazione da questi temi. A seguito dell’attacco del 13 febbraio, l’Iran aveva inizialmente incolpato l’Arabia Saudita e gli Emirati Arabi Uniti. Successivamente, le autorità iraniane avevano dichiarato che l’attacco era stato pianificato da “dentro il Pakistan”. Quindi, avevano chiesto ad Islamabad di agire contro gli autori. Il gruppo militante sunnita, Jaish al-Adl (l’Esercito della giustizia), ha immediatamente rivendicato l’attacco. Si crede, infatti, che tale associazione, ad oggi, operi proprio dal Pakistan.

Jaish al-Adl, che è stato formato nel 2012 dalla milizia di Jundallah (Soldati di Dio), è un gruppo estremista che ha condotto numerosi attacchi mortali per un decennio in Iran. Il gruppo si è poi gravemente indebolito, a seguito della cattura e dell’esecuzione del proprio leader, Abdolmalek Rigi, portata avanti dall’Iran nel 2010. Oggi sembra che Jaish al-Adl sia tornato ad essere attivo, nella zona al confine tra Iran e Pakistan. Riguardo agli attacchi, il ministro degli esteri pakistano, Shah Mahmood Qureshi, ha assicurato al suo omologo iraniano, Mohammad Javad Zarif, che Islamabad avrebbe collaborato alle indagini. La Guardia Rivoluzionaria è una delle principali fonti di potere economico e militare di Teheran, e risponde soltanto al leader supremo, Ayatollah Khamenei. Spesso, i suoi membri sono vittima di attacchi. Nel 2009, oltre 40 persone, tra cui 6 ufficiali, sono morti in un attacco suicida rivendicato da un gruppo di estremisti della provincia di Sistan e Baluchistan. L’attacco precedente a quello del 13 febbraio era avvenuto il 6 dicembre, quando almeno 3 persone erano morte, mentre altre erano rimaste ferite, nel Sud dell’Iran, vicino ad una stazione di polizia nel porto di Chabahar. 

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Maria Grazia Rutigliano

di Redazione

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