Libia: forze del generale Haftar rivendicano il controllo sul giacimento di El Feel

Pubblicato il 22 febbraio 2019 alle 13:40 in Africa Libia

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Le forze dell’Esercito Nazionale Libico, sotto il comando del generale Khalifa Haftar, hanno preso il controllo del giacimento petrolifero sud-occidentale di El Feel, giovedì 21 febbraio. È quanto hanno riferito all’agenzia di stampa Reuters il portavoce delle forze militari, Ahmed Mismari, e un ingegnere dell’oleodotto presente sul campo. La produzione, tuttavia, non è stata intaccata e continua con una media di 75.000 barili al giorno. La compagnia petrolifera nazionale (NOC), che gestisce il settore in una joint venture con l’italiana Eni, ha dichiarato di essere preoccupata per gli sviluppi vicino al giacimento di El Feel e sta monitorando attentamente la situazione per garantire la sicurezza del proprio personale.

Le forze leali al comandante Khalifa Haftar hanno intrapreso un’offensiva nel sud della Libia a partire dal mese scorso. Il 9 febbraio, 4 raid aerei erano stati condotti in prossimità dell’oleodotto come segno di avvertimento per il comandante delle forze rivali di Sabha, Ali Kennah, alleato del governo libico tripolino. L’offensiva aerea aveva danneggiato le infrastrutture dello stabilimento petrolifero e la pista dell’aeroporto, “mettendo le vite dei civili in serio pericolo”, secondo quanto annunciato dal comunicato del governo di Tripoli. Kennah, che ha servito il governo dell’ex dittatore libico Muammar Gheddafi, è stato recentemente nominato comandante di Sabha dal primo ministro di Tripoli, Fayez Serraj.

La struttura dell’El Feel è situata nella regione sud-occidentale del Paese. I contrasti e le instabilità dello scenario politico libico hanno causato gravi problemi e rallentamenti all’industria petrolifera nazionale. Un altro oleodotto a rischio è quello di Al Sharara. Il controllo sul giacimento era stato sottratto alla NOC, l’8 dicembre 2018, da diverse forze e gruppi locali, tra cui il Movimento di rabbia di Fezzan e le Petroleum Facilities Guards.Il 17 dicembre 2018, la NOC aveva annunciato lo stato forza maggiore sullo stabilimento di Al Sharara, interrompendo le sue attività. Martedì 19 febbraio, invece, la compagnia petrolifera nazionale ha annunciato che sarà disposta a riprendere la produzione ad Al Sharara solo dopo aver condotto un’ispezione per valutare il livello di sicurezza del sito. La struttura, prima di essere dichiarata temporaneamente chiusa, produceva una quantità di petrolio pari, in media, a 300.000 barili al giorno. Con questo livello di produzione, Al Sharara rappresenta uno dei maggiori giacimenti petroliferi del Paese.

Da quando il dittatore libico, Muammar Gheddafi, è stato rovesciato ed eliminato attraverso l’intervento della NATO, guidato da Stati Uniti e Francia, nell’ottobre 2011, la Libia non ha mai compiuto una transizione democratica. Ancora oggi, il potere politico è diviso in due governi. Il primo, creato dall’ONU con gli accordi di Skhirat del 17 dicembre 2015, ha sede a Tripoli ed è guidato dal premier Fayez al-Serraj, sostenuto dalle Nazioni Unite e dall’Italia. 

Il secondo, con sede a Tobruk, è appoggiato da Russia, Egitto, Francia ed Emirati Arabi Uniti. L’assenza di una guida unitaria del Paese, in grado di controllare efficacemente tutto il territorio nazionale ed i suoi confini, ha fatto sì che i trafficanti di esseri umani, i gruppi armati ed i terroristi portassero avanti indisturbati le proprie attività a danno dei cittadini e dei migranti, che sono vittima di abusi continui, venendo catturati per poi essere costretti ai lavori forzati.

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Chiara Gentili

di Redazione

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