Crisi in Kashmir: Pakistan autorizza l’uso della forza se India attacca

Pubblicato il 22 febbraio 2019 alle 17:25 in India Pakistan

FacebookTwitterLinkedInEmailCopy Link

Il governo pakistano ha autorizzato i suoi militari a “rispondere in maniera decisiva e completa a qualsiasi aggressione o disavventura” da parte dell’India, giovedì 21 febbraio.

I due Paesi stanno vivendo un momento di alta tensione a causa di un attentato avvenuto nella città di Awantipora, nella contesa regione del Kashmir, dove 44 paramilitari indiani hanno perso la vita. I responsabili, trovati e uccisi dalle milizie indiane in uno scontro a fuoco, erano cittadini pakistani membri dell’organizzazione militante Jaish-e-Mohammad (JeM).L’attacco, il peggiore dall’inizio della ribellione armata nel 1989, ha causato un irrigidimento nei rapporti tra gli Stati vicini. Il primo ministro indiano, Narendra Modi, sotto pressione per le elezioni nazionali imminenti, ha dichiarato che l’India darà una risposta adeguata al torto subito, per sottolineare che Islamabad non può destabilizzare la penisola indiana.

Il primo ministro pakistano, Imran Khan, subito dopo l’attentato ha ribadito l’innocenza del suo Paese e offerto collaborazione nelle indagini sul caso. Il capo del governo ha dichiarato che il Pakistan “non è stato coinvolto in alcun modo o forma” nell’attacco che ha definito “concepito, pianificato ed eseguito in modo spontaneo”.

In precedenza, Khan aveva chiesto all’India di fornire prove per le sue affermazioni secondo le quali supporta i gruppi ribelli del Kashmir. Nuova Delhi, per anni, ha accusato il Pakistan di appoggiare i militanti separatisti nella regione contesa. Islamabad ha sempre negato le accuse a suo capo, asserendo che l’aiuto fornito è solo un sostegno politico alla popolazione musulmana repressa della regione himalayana. I governi pakistani  hanno a lungo dichiarato che l’unico aiuto che ha fornito è stato quello morale e diplomatico al popolo del Kashmir nella sua lotta per l’autodeterminazione, sebbene ciò non abbia mai dissipato la convinzione dell’India di sostegno ai militanti. Imran Khan ha asserito che il Paese a maggioranza islamica è ormai cambiato ed è “desideroso di stabilità”.

Entrambi gli Stati, dopo l’attentato del 14 febbraio, hanno richiamato gli ambasciatori. In più, Nuova Delhi ha annullato i privilegi concessi ad Islamabad di “nazione più favorita” (most favourite nation) ed ha imposto un dazio del 200% sulle merci provenienti dal Pakistan, soffocando ulteriormente il commercio bilaterale di appena 2 miliardi di dollari.

In più, l’India ha bloccato un servizio di autobus fondamentale per la parte del Kashmir controllata dal Pakistan. L’agenzia di stampa AFP ha riferito, giovedì 21 febbraio, che sono l’amministrazione indiana ha ricostruito alcuni bunker ed ha ordinato un blackout nel villaggio di Chakothi, al confine della parte della regione sotto controllo pakistano. Le autorità di Chakothi, dunque, hanno incoraggiato i residenti nelle aree vicine alla linea di controllo (LoC) a prendere ulteriori precauzioni contro il rischio di azioni da parte dell’esercito indiano.

L’ordine di uso della forza nel caso di attacco da parte dell’India, avvenuto a seguito di una riunione della Commissione di Sicurezza Nazionale, è stato dato dal primo ministro Khan dopo tentativi di risoluzione collaborativa della crisi tra i due Stati.

L’India, nel frattempo, sta facendo pressioni affinché il Pakistan sia tenuto nella lista di controllo del finanziamento del terrorismo del Financial Action Task Force (FATF), un organismo globale creato per contrastare il finanziamento del terrorismo e il riciclaggio di denaro sporco. Il FATF si è riunito a Parigi questa settimana e il Pakistan spera uscire dalla “lista grigia”, composta dalle nazioni con controlli inadeguati su tali attività. Il Pakistan è sulla lista da giugno 2018, rendendo più difficile l’accesso ai mercati internazionali in un momento in cui la sua economia arranca. Secondo gli esperti del settore, anche se non ci sono implicazioni legali dirette dall’essere nell’elenco, ciò porta un ulteriore controllo da parte delle autorità di regolamentazione e delle istituzioni finanziarie che possono raffreddare il commercio e gli investimenti e aumentare i costi di transazione.

In più, un ministro del governo indiano ha riferito a Reuters del piano del Paese ostativo per il Pakistan. L’amministrazione Modi vuole limitare il flusso d’acqua nel Paese vicino dalla sua quota di fiumi. Il ministro dei Trasporti, Nitin Gadkari, tramite Twitter, ha dichiarato che lo Stato devierà l’acqua dai fiumi orientali e la fornirà alla sua gente negli stati del Jammu, del Kashmir e del Punjab.

Leggi Sicurezza Internazionale, il primo quotidiano italiano interamente dedicato alla politica internazionale

di Redazione

Al fine di migliorare la tua esperienza di navigazione, questo sito utilizza i cookie di profilazione di terze parti. Chiudendo questo banner o accedendo ad un qualunque elemento sottostante acconsenti all’uso dei cookie.