Proteste Albania: UE condanna i disordini

Pubblicato il 21 febbraio 2019 alle 14:48 in Albania Europa

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L’Unione Europea ha condannato le proteste in corso a Tirana, in Albania, contro il premier socialista, Edi Rama, guidate dal leader dell’opposizione, Lulzim Basha.

“Denunciamo con forza qualsiasi retorica da parte dei leader politici che chiedono violenza nonché la decisione dell’opposizione di rinunciare al proprio mandato, ostacolando seriamente il funzionamento della democrazia in Albania”, ha dichiarato l’Alto Rappresentante dell’Unione Europea, Federica Mogherini, in una nota insieme al commissario dell’Allargamento, Johannes Hahn.

I due hanno altresì sottolineato che il Parlamento è il luogo dove devono essere affrontate e attuate le riforme, e non un posto di “boicottaggio”. In virtù di ciò, continua la dichiarazione, gli atti di protesta sono controproducenti e minano i progressi effettuati dall’Albania nel percorso verso l’UE. Mogherini e Hahn hanno concluso di spettarsi che i deputati albanesi continueranno a prestare servizio in Parlamento, adottando inoltre le misure necessarie a evitare atti violenti.

Il partito di centro-destra di opposizione, Partito Democratico, ha abbandonato il Parlamento albanese il il 18 febbraio annunciando che il gruppo parlamentare aveva deciso all’unanimità” di porre fine ai propri mandati in segno di protesta nei confronti del premier e del suo governo socialista. Basha, in particolare, ha riferito che, a suo avviso, non c’è motivo di rimanere in un Parlamento che è stato formato “dai voti della criminalità e della mafia”. Il leader del Partito Democratico, tuttavia, non ha aggiunto alcun dettaglio ulteriore, senza specificare come si sarebbe evoluta la situazione.

Il sistema albanese delle liste chiuse stabilisce che, nel caso in cui si crei un posto vacante in Parlamento, il mandato viene conferito al primo candidato nella lista relativa. In passato, diverse opposizioni si sono servite del boicottaggio come strumento di ultima istanza, mentre la rinuncia dei mandati effettuata adesso costituisce un elemento nuovo nella tradizione politica albanese.

Il 16 febbraio, una folla di manifestanti in Albania ha attaccato l’ufficio del primo ministro con spranghe d’acciaio e bombe molotov, e ha preso d’assalto due grandi istallazioni artistiche fuori dall’ufficio. I disordini, complessivamente, sono durati quattro ore. I feriti sono statu numerosi, tra cui vari giornalisti, a causa dei lacrimogeni lanciati dalla polizia sedare la situazione.

Rama sta affrontando il malcontento popolare da diversi mesi, per via di un progetto di costruzione di una strada di raccordo intorno alla capitale albanese, iniziativa la cui gara di appalto è stata accusata di corruzione. Il premier albanese, venendo messo alle strette, si è visto costretto a licenziare il ministro dei trasporti, Damian Gjiknur, rimpiazzato da Belinda Balluku.

È in corso un’indagine in merito a una compagnia che avrebbe usato documenti falsi durante la gara, ricevendo 18 milioni di euro in fondi statali per costruire una sezione della strada in questione. I manager di tale società, al momento, risultano essere fuggitivi. “Il governo è stato scoperto a rubare e dovrebbe andarsene”, ha affermato Basha, promettendo che le proteste sarebbero continuate nella giornata di giovedì 21 febbraio.

Rama, da parte sua, ha accusato i capi dell’opposizione di incitare le sommosse. Lo scandalo sulla periferica stradale ha fatto seguito a precedenti manifestazioni, scoppiate a dicembre 2018, nell’ambito delle quali molti studenti hanno richiesto rette più economiche per terminare gli studi. Tali agitazioni hanno portato a un rimpasto del governo, il 28 dicembre scorso.

Il ruolo di Edi Rama, leader del Partito Socialista albanese, è stato rafforzato dalle elezioni parlamentari del 25 giugno 2017, quando il suo partito ha ottenuto il 48,52% dei consensi, distaccandosi notevolmente dal Partito Democratico che, secondo classificato, ha ottenuto il 28,81% dei voti. Tuttavia, nonostante il successo elettorale, non sono mancate le proteste. Già nell’ottobre 2017, l’ex ministro degli Interni, Saimir Tahiri, era stato accusato di traffico di droga a livello internazionale, mentre il 27 dicembre 2017, gli operai delle piattaforme petrolifere hanno organizzato una marcia a Tirana chiedendo il sostegno dell’esecutivo per il miglioramento delle loro condizioni lavorative ed il pagamento degli stipendi arretrati.

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Sofia Cecinini

di Redazione

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