Nuovo leader talebano non parteciperà ai colloqui in Qatar

Pubblicato il 21 febbraio 2019 alle 17:15 in Afghanistan Asia

FacebookTwitterLinkedInEmailCopy Link

I capi talebani hanno comunicato, giovedì 21 febbraio, che il loro nuovo capo dell’ufficio stanziato in Qatar, Abdul Ghani Baradar, non parteciperà ai colloqui di pace con gli inviati americani che si svolgeranno nella stessa Doha la settimana prossima, dal 25 febbraio.

Secondo Reuters, i funzionari americani speravano che le negoziazioni con il mullah Abdul Ghani Baradar aggiungessero slancio e avessero il potere di discutere di questioni più spinose riguardanti la fine del conflitto afghano.

Tuttavia,  i leader talebani hanno affermato che Baradar non sarebbe in viaggio per Qatar, giustificando l’assenza con problemi nell’ottenere documenti di viaggio e la differenza tra i dirigenti sul suo preciso ruolo nei colloqui.

Baradar, noto anche come Mullah Baradar Akhund o Mullah Brother, è un co-fondatore del movimento talebano in Afghanistan. Il leader, che ha coordinato le operazioni militari del gruppo insurrezionale nel sud dell’Afghanistan, è stato arrestato nel 2010 da una squadra dell’intelligence militare controllata dal Pakistan, dall’Inter-Services Intelligence e dalla US Central Intelligence Agency ed è stato rilasciato da una prigione pakistana nell’ottobre scorso. La sua liberazione, secondo gli esperti di sicurezza, faceva parte di negoziati ad alto livello condotti dall’inviato speciale degli Stati Uniti per la pace, Zalmay Khalilzad, con i talebani.

Un funzionario, in condizioni di anonimato, ha riferito a Reuters che il mullah Baradar aveva intenzione di partecipare e capitanare il team negoziale nei colloqui in Qatar. Il portavoce dei talebani, Sohail Shahin, ha detto all’inizio di questa settimana che non è stato in grado di dire se Baradar sarebbe stato presente.

L’ultimo round di colloqui tra l’inviato speciale americano per la pace, Zalmay Khalilzad, e il team talebano si è concluso il 25 gennaio a Doha, dopo sei proficue giornate di lavoro il cui esito è stato una bozza di accordo quadro riguardante il cessate il fuoco e il ritiro di migliaia di truppe straniere dal Paese asiatico.

Alcuni funzionari statunitensi, in familiarità con le discussioni, hanno dichiarato che dai nuovi colloqui speravano di ottenere maggiori dettagli su nuove assicurazioni dei talebani sull’utilizzo del suolo afghano come base sicura di gruppi terroristici, tra cui Al-Qaeda e lo Stato islamico.

Dunque, la controparte talebana negli incontri continuerà ad essere guidata dal negoziatore principale Sher Mohammad Abbas Stanikzai, una figura che è stata sempre attiva diplomaticamente e che ha recentemente incontrato i politici dell’opposizione afgana a Mosca. Il gruppo, poi, ha annunciato che la sua squadra incontrerà i negoziatori statunitensi questa settimana nella capitale pakistana, Islamabad, e terrà colloqui con il primo ministro pakistano Imran Khan.

Da decenni, l’Afghanistan è caratterizzato da una profonda instabilità politica. In seguito al crollo del regime sovietico, i talebani si sono affermati come gruppo dominante e, alla fine di una sanguinosa guerra civile tra diversi gruppi locali, hanno governato gran parte dell’Afghanistan dal 1996. Dopo essere stati abbattuti dagli americani, in seguito all’invasione del 2001 e all’intervento della NATO nell’agosto 2003, i talebani sono tornati a essere un gruppo insurrezionale che compie numerose offensive per destabilizzare il Paese e riprendere il controllo del governo. I talebani, tuttavia, non sono l’unica preoccupazione dell’esercito di Kabul e degli USA, poiché, dal 2015, l’Afghanistan è minacciato anche dalle attività della Khorasan Province, la branca dell’ISIS attiva nell’area, che compie attacchi sistematici contro le comunità locali sciite.

A dicembre, un funzionario USA aveva comunicato che il presidente Trump aveva in programma di ritirare oltre 5.000 soldati dall’Afghanistan. Durante la sua campagna presidenziale del 2016, Trump aveva dichiarato di voler concentrarsi maggiormente sulle questioni interne rispetto ai conflitti stranieri. Tuttavia, l’improvviso annuncio di Trump a dicembre di ritirare le forze americane dalla Siria e dall’Afghanistan ha allarmato alleati e funzionari americani che ancora giudicano lo Stato islamico una minaccia. La volontà di dimezzare la presenza dell’esercito a Kabul è stata ribadita martedì 5 febbraio nel discorso sullo stato dell’Unione, dove il presidente ha elogiato il lavoro della sua amministrazione nell’accelerare i colloqui di pace per un accordo politico in per porre fine alla guerra più lunga d’America.

Leggi Sicurezza Internazionale, il primo quotidiano italiano interamente dedicato alla politica internazionale

di Redazione

Al fine di migliorare la tua esperienza di navigazione, questo sito utilizza i cookie di profilazione di terze parti. Chiudendo questo banner o accedendo ad un qualunque elemento sottostante acconsenti all’uso dei cookie.