Egitto: “muro” intorno a Sharm el-Sheikh per proteggere i turisti

Pubblicato il 21 febbraio 2019 alle 12:02 in Africa Egitto

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L’Egitto intende costruire un muro di 6 metri intorno alla città di Sharm el-Sheikh, famosa località turistica situata nella regione del Sinai, per proteggere i turisti dalle crescenti minacce terroristiche, una mossa da molti ritenuta controproducente e non necessaria. È quanto rivelato dal quotidiano The New Arab, mercoledì 20 febbraio, sulla base delle immagini e dei video condivisi dai residenti locali e pubblicati su The Guardian il 19 febbraio. Le foto mostrano alcune parti della barriera, sia già finite che ancora incomplete. Il progetto sembra rappresentare la riapertura di un piano del 2005 volto a costruire un muro di sicurezza intorno alla città e successivamente abbandonato.

Nonostante i dinieghi dei funzionari locali intervistati, residenti egiziani e stranieri hanno confermato la costruzione del muro. “Non è un muro, chi ti ha detto che è un muro?”, ha affermato il generale Khaled Fouda, chiarendo che il progetto dovrebbe prevedere solo una serie di “barriere” e “recinzioni” con “quattro porte principali per accedere a Sharm el-Sheikh”. I residenti, tuttavia, hanno ripreso telecamere di sorveglianza e posti di blocco lungo tutto il perimetro pianificato. Anche il corrispondente di The New Arab in Egitto ha confermato i lavori di costruzione.

“Il governo ha deciso di costruire un enorme muro che circonda la città di Sharm el-Sheikh dalla zona di Nabeq fino al Parco Nazionale di Ras Mohammed. Il muro sarà molto alto e trasformerà la nostra bella città in una brutta prigione. In più, sembra che le autorità abbiano una visione limitata sul come garantire la sicurezza e prevenire gli attacchi terroristici”, ha scritto Mohammed Abo Logy, giornalista locale, su Facebook.

Secondo il generale Fouda, la mossa di erigere una barriera intorno alla famosa località turistica del Mar Rosso, ai margini del deserto del Sinai, sede di un’insurrezione jihadista tuttora in corso, fa parte degli sforzi del regime egiziano per rassicurare gli stranieri. Molti turisti, infatti, hanno smesso di viaggiare verso Sharm el-Sheikh e, in generale, verso le località del Sinai in Egitto, da quando, il 31 ottobre 2015, alcuni militanti dello Stato Islamico hanno abbattuto un aereo passeggeri russo sulla penisola provocando 224 morti. Subito dopo questo episodio, Mosca aveva sospeso tutti i voli nel Paese. Essi sono stati ripristinati solo nell’aprile 2018, quando un aereo della compagnia di bandiera russa Aeroflot è decollato dall’aeroporto di Sheremetyevo, situato nella capitale, ed è atterrato al Cairo.L’interruzione dei voli tra i due Paesi, deciso dalle autorità russe per motivi di sicurezza, ha causato gravi danni all’economia egiziana, che si basa in gran parte sul turismo, soprattutto quello proveniente dalla Russia. Secondo i dati riferiti dal quotidiano Al-Monitor, come conseguenza della chiusura della rotta aerea tra Mosca e il Cairo, il numero di turisti in Egitto è diminuito da 14,7 milioni nel 2010 a 5,4 milioni nel 2016, mentre, nel 2017, i turisti stranieri che si sono recati in Egitto sono stati 8,3 milioni. In questo contesto, dunque, i proventi del settore turistico sono calati di due terzi, da 11,6 miliardi di dollari nel 2010 a 3,8 miliardi nel 2016, stando a quanto riferito dalla Banca Centrale egiziana. Dopo l’attacco del 2015, l’Egitto ha cercato di migliorare la sicurezza degli aeroporti, spendendo milioni di dollari e convocando anche esperti stranieri.

Secondo quando riportato dal Country Report on Terrorism 2017 del governo americano, l’anno scorso, l’Egitto ha subito numerosi attacchi terroristici mortali. Nonostante gli sforzi del governo del presidente Abdel Fatah Al Sisi e delle forze di sicurezza egiziane (FSE), in particolare nel nord del Sinai, gli attacchi terroristici sono rimasti persistenti. Gli affiliate dell’ISIS, tra cui ISIS-Sinai Province (ISIS-SP) e un gruppo distinto che si autodefiniva Stato Islamico (IS Egitto), rappresentavano la minaccia più significativa, così come gruppi come Harakat Sawa’d Misr (HASM) e Liwa al- Thawra.

In Egitto è in vigore lo stato di emergenza dal 10 aprile 2017. Il 2 gennaio scorso, il presidente egiziano, ha esteso tale misura per il periodo di 3 mesi, a causa del persistere della situazione di instabilità nel territorio. Inizialmente, Al-Sisi aveva imposto lo stato di emergenza nel Sinai del Nord il 25 ottobre 2014, dopo una serie di attacchi terroristici nella regione, che avevano causato la morte di 26 militari egiziani. Successivamente, il 10 aprile 2017, il presidente egiziano aveva esteso tale condizione a tutto il Paese, dopo l’uccisione di 47 persone negli attentati contro due chiese copte durante le celebrazioni religiose della domenica delle Palme. Il 15 aprile 2018, al-Sisi ha esteso di altri 3 mesi lo stato di emergenza nel Paese.

La campagna nel Sinai, chiamata Comprehensive Operation – Sinai 2018, è stata lanciata il 9 febbraio scorso dal governo egiziano, con l’obiettivo di abbattere i ribelli islamisti insieme a tutte le altre attività criminali che mettono in pericolo la sicurezza e la stabilità del Paese. Nonostante il presidente Abdel Fattah al-Sisi avesse promesso che l’operazione “si sarebbe conclusa il prima possibile”, gli scontri continuano a verificarsi. Tuttavia, le iniziative stanno avendo successo, permettendo di distruggere grandi quantità di infrastrutture e materiale militare appartenenti ai terroristi.

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Chiara Gentili

di Redazione

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