Taiwan chiede aiuto per la minaccia della Cina

Pubblicato il 20 febbraio 2019 alle 18:10 in Cina Taiwan

FacebookTwitterLinkedInEmailCopy Link

Il presidente di Taiwan, Tsai Ing-wen, ha lanciato un appello alla comunità internazionale di fronte alle crescenti pressioni da Pechino.

In un’intervista esclusiva con la CNN di mercoledì 20 febbraio, Tsai ha detto che la minaccia militare rappresentata dalla Cina è cresciuta “ogni giorno”, in linea con una politica estera assertiva del suo presidente, Xi Jinping.

La presidentessa, ai microfoni dell’emittente, ha dichiarato: “se oggi è Taiwan, ci si dovrebbe chiedere quale sarà il prossimo Stato. Qualsiasi paese della regione, se non vuole più sottomettersi alla volontà della Cina, dovrà affrontare minacce militari simili”. 

I rapporti tra l’isola di Taiwan – che gode di una indipendenza de facto, ma viene considerata dalla Cina continentale una sua provincia – e il Continente cinese non sono mai stati semplici, da quando, nel 1949 il governo cinese del Partito Nazionalista (Quomindang) è fuggito da Pechino trovando rifugio sull’isola di Taiwan, alla fine della guerra civile con il Partito Comunista che fondava, nello stesso anno, la Repubblica Popolare Cinese. Sebbene l’isola abbia continuato ad avere un suo governo eletto e indipendente da quello di Pechino, tuttavia la Cina Continentale continua a vederla come una sua provincia a statuto speciale e a regolare i suoi rapporti internazionali secondo il principio “una sola Cina”. Pechino non ha mai escluso l’uso della forza al fine di portare l’isola di nuovo sotto il suo controllo. Il principio “una sola Cina” riconosce l’unità territoriale della Cina, nonostante la presenza di due governi distinti. A livello internazionale, con la risoluzione 2758 delle Nazioni Unite del 1971, è stato sancito il riconoscimento del governo di Pechino come unico rappresentante dell’intera Cina, compresa l’isola di Taiwan. Il principio è stato riconosciuto anche dagli Stati Uniti nel 1979, quando i rapporti diplomatici tra Pechino e Washington vennero ufficialmente allacciati.

Dopo vent’anni di silenzio e tensione tra i due lati dello stretto, Taiwan e Pechino hanno sancito una tregua e visto il rinascere del commercio bilaterale con il cosiddetto “Consenso del 1992”. Il Consenso prevede una lettura più morbida del principio una sola Cina. Esiste, sì, una sola Cina, ma il governo della Repubblica Popolare e quello di Taiwan interpretano – in base alla loro propria definizione – quale l’unica Cina sia: il continente o l’isola di Taiwan. Ciò vuol dire che per Taiwan la Repubblica di Cina è l’unica Cina esistente, per Pechino lo è la Repubblica Popolare. Vista la mancanza di una univoca definizione di “Cina”, in molti hanno criticato il Consenso. Nel 2015 i legami tra Pechino e Taipei hanno visto una significativa svolta con un incontro diretto tra il presidente cinese Xi Jinping e l’allora presidente di Taiwan, Ma Yingjiu, leader del Partito Nazionalista e simpatizzante del continente. 

Nell’ultimo periodo, Pechino ha esercitato pressioni diplomatiche ed economiche su Taiwan, conducendo esercitazioni di fuoco vivo nei mari vicini e ha volato bombardieri H-6K e velivoli di sorveglianza intorno all’isola. La presidente Tsai ha affermato che Taipei “si trova di fronte a crescenti minacce da quando la Cina è diventata sempre più forte e ambiziosa”, aggiungendo che la sfida dell’isola è il mantenimento della sua indipendenza, sicurezza, prosperità e democrazia.

L’alleato principale, sebbene non ufficiale di Taiwan, gli Stati Uniti, ha agito per decenni come garanzia di sicurezza dell’isola contro la minaccia dell’azione militare cinese. Tuttavia, quando è stato chiesto direttamente dall’intervistatore, la presidente ha affermato che l’importante era il rafforzamento della capacità di difesa di Taipei di fronte a una “guerra squilibrata”, mentre le forze armate cinesi si modernizzano, aggiungendo che l’isola deve  “essere preparata in ogni momento”.

Tsai Ing-wen, la prima donna leader di Taiwan, è salita al potere sull’ondata di sentimento anti cinese dopo i tentativi di Pechino di avvicinarsi all’isola. Tuttavia, la sua popolarità è diminuita costantemente di fronte all’opposizione interna per le sue politiche e all’economia di Taiwan, costantemente  in lotta per tenere il passo con la terraferma. Nel mese di novembre, il partito di Tsai ha subito una schiacciante sconfitta alle elezioni locali, perdendo addirittura il 10% su base nazionale.

Tsai ha affermato che il deludente risultato del 2018 è dovuto a quello che ha definito un “impegnativo” programma di riforme interne. La battuta d’arresto non ha scoraggiato la leader, che ha rivelato alla CNN che sarebbe candidata per la rielezione nel 2020.

È improbabile che la Cina di Xi si mostri d’accordo con un possibile secondo mandato per Tsai. Da quando è arrivata al potere, il governo cinese ha sempre cercato di esercitare pressioni su Taiwan. A gennaio, Xi Jinping ha chiesto la “riunificazione pacifica” di Cina e Taiwan in un discorso storico, avvertendo che l’indipendenza di Taiwan era un “vicolo cieco”, aggiungendo che Pechino si riserva il diritto di usare la forza per portare nuovamente l’isola sotto il suo controllo. In risposta, Tsai ha promesso di difendere la democrazia dell’isola e ha chiesto sostegno internazionale per proteggere le libertà di Taipei.

Per anni, gli Stati Uniti hanno fornito una tacita garanzia di protezione da Pechino. Sotto Trump, il rapporto tra Washington e Taipei si è avvicinato con l’espansione delle vendite di armi e un maggiore sostegno vocale da parte dei politici statunitensi. Nel 2018 Trump ha firmato il Taiwan Travel Act, incoraggiando “visite tra funzionari degli Stati Uniti e Taiwan a tutti i livelli”. Mesi dopo, gli Stati Uniti hanno approvato la vendita di parti di sottomarini a Taiwan. A giugno, gli Stati Uniti hanno aperto una nuova ambasciata de facto da $ 255 milioni sull’isola, nota come l’American Institute di Taiwan. Quindi, sebbene la leader taiwanese non lo ha specificato, è probabile che qualsiasi pressione esercitata sulla Cina verrà da Washington. Mentre Tsai non lo ha detto in modo specifico, è probabile che qualsiasi pressione esercitata sulla Cina verrà da Washington.

Leggi Sicurezza Internazionale, il primo quotidiano italiano interamente dedicato alla politica internazionale 

di Redazione

Al fine di migliorare la tua esperienza di navigazione, questo sito utilizza i cookie di profilazione di terze parti. Chiudendo questo banner o accedendo ad un qualunque elemento sottostante acconsenti all’uso dei cookie.