Libia: NOC valuta la sicurezza ad Al Sharara prima di riaprire il giacimento

Pubblicato il 20 febbraio 2019 alle 12:44 in Africa Libia

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La compagnia petrolifera nazionale di Tripoli, National Oil Corporation (NOC), ha dichiarato, martedì 19 febbraio, che riaprirà il giacimento di Al Sharara, il più grande del Paese, solo dopo aver condotto un’ispezione per valutare il livello di sicurezza del sito.

Lo stabilimento è situato nella parte sud-ovest del Paese, in prossimità del deserto di Murzuq e produce una quantità di barili di petrolio che si attesta, in media, sui 300.000 al giorno. Il controllo sul giacimento era stato sottratto alla NOC, l’8 dicembre 2018, da diverse forze e gruppi locali, tra cui il Movimento di rabbia di Fezzan e le Guardie degli impianti petroliferi, le Petroleum Facilitiesa Guards, una milizia guidata dal 2013 dal leader ribelle Ibrahim Jadran e in aperto contrasto sia con le milizie dell’Isis sia con le forze del comandante Haftar. Il Movimento di Fezzan, invece, si è formato solo recentemente in seguito al deterioramento delle condizioni di vita e di sicurezza nelle regioni del sud della Libia. Esso chiede l’aumento dei servizi essenziali, degli aiuti sanitari, della protezione statale e minaccia le autorità di mettere a rischio la produzione petrolifera in quelle aree finché le loro richieste non saranno esaudite. Il 17 dicembre 2018, la NOC aveva annunciato lo stato forza maggiore sullo stabilimento di Al Sharara, interrompendo le sue attività.

“Il NOC ha inviato un team di ispettori per valutare la sicurezza a El Sharara e per verificare che tutte le milizie armate siano uscite dal campo prima che la causa di forza maggiore venga revocata”, ha rivelato un portavoce della compagnia petrolifera nazionale all’agenzia di stampa Reuters, mercoledì 20 febbraio. Questa dichiarazione giunge qualche giorno dopo che gli ufficiali del governo orientale hanno affermato di voler consegnare il controllo del sito ad un’agenzia di sicurezza, formata da guardie petrolifere, al fine di incoraggiare la NOC a riprendere la produzione. “Chiediamo al NOC di revocare la forza maggiore“, ha detto Naji al-Maghrabi, comandante delle forze petrolifere di sicurezza, incaricato di proteggere il campo. Nel corso dei prossimi giorni, bisognerà vedere se la NOC accetterà di consegnare la sicurezza del sito a queste guardie della Libia orientale, poste sotto il controllo di al-Maghrabi. Per il momento, ciò che è chiaro è che la compagnia libica del petrolio valuterà dapprima con il suo team di ispettori le condizioni del luogo. L’esercito della Libia Est ha altresì proibito, dall’8 febbraio, che qualsiasi volo non espressamente autorizzato dalle autorità orientali venga effettuato nella Libia meridionale.

Da quando il dittatore libico, Muammar Gheddafi, è stato rovesciato ed eliminato attraverso l’intervento della NATO, guidato da Stati Uniti e Francia, nell’ottobre 2011, la Libia non ha mai compiuto una transizione democratica. Ancora oggi, il potere politico è diviso in due governi. Il primo, creato dall’ONU con gli accordi di Skhirat del 17 dicembre 2015, ha sede a Tripoli ed è guidato dal premier Fayez al-Serraj, sostenuto dalle Nazioni Unite e dall’Italia. 

Il secondo, con sede a Tobruk, è appoggiato da Russia, Egitto, Francia ed Emirati Arabi Uniti. L’assenza di una guida unitaria del Paese, in grado di controllare efficacemente tutto il territorio nazionale ed i suoi confini, ha fatto sì che i trafficanti di esseri umani, i gruppi armati ed i terroristi portassero avanti indisturbati le proprie attività a danno dei cittadini e dei migranti, che sono vittima di abusi continui, venendo catturati per poi essere costretti ai lavori forzati.

A fine gennaio, i due governi hanno accettato di collaborare a un progetto congiunto, al fine di realizzare uno dei porti più automatizzati del Nord Africa nei pressi della città di Susah, in Libia. È quanto ha annunciato la compagnia americana The Guiday Group, specificando che il Consiglio presidenziale di Tripoli e la Casa dei rappresentanti di Tobruk hanno preso la storica decisione nel corso dei giorni passati. Ad avviso della compagnia americana, lo sviluppo congiunto del porto di Susah accrescerà la fiducia tra i due governi rivali, che hanno raggiunto l’accordo dopo mesi di trattative.

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Chiara Gentili

di Redazione

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