Comitato del Parlamento giordano chiede espulsione dell’ambasciatore di Israele

Pubblicato il 20 febbraio 2019 alle 13:21 in Giordania Israele

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Un comitato interno alo Parlamento della Giordania ha chiesto l’espulsione dell’ambasciatore israeliano dal Paese, in risposta alle ultime misure adottate dall’esercito israeliano a Gerusalemme Est, territorio occupato da Israele.

Il 18 febbraio, i soldati israeliani hanno posizionato lucchetti e catene di metallo presso il cancello di al-Rahma del compound circostante alla moschea al-Aqsa, impedendo a centinaia di fedeli palestinesi di entrare nel sito e arrestandone alcuni che si trovavano al suo interno. Il comitato palestinese interno al parlamento giordano, oltre ad aver invocato l’espulsione dell’ambasciatore israeliano ad Amman, ha chiesto il rientro del proprio ambasciatore da Tel Aviv. Ad avviso degli ufficiali israeliani, la misura attuata da Israele contraddice “i diritti umani di base e il diritto internazionale”. Il comitato, inoltre, ritiene che tali azioni potrebbero provocare la reazione dei musulmani di tutto il mondo, intrecciarsi anche alle divisioni settarie e invocare a discorsi di odio.

Da parte loro, i soldati israeliani hanno giustificato la propria mossa riferendo che la chiusura del cancello è necessaria per permettere all’Autorità per le Donazioni Religiose di Gerusalemme di eseguire le preghiere presso la moschea al-Aqsa il giovedì.

I cancelli di al-Rahma portano ad un edificio che è stato sigillato dagli israeliani nel 2003, dopo che l’Islamic Heritage Coimmunity, i cui quartier generali erano in tale area, era stata accusata di condurre attività politiche. Il 19 febbraio, in seguito alle proteste giordane, i soldati israeliani hanno riaperto i cancelli, localizzati sul lato Est del compound della moschea. Tuttavia, il giorno precedente, centinaia di palestinesi si sono messi a pregare fuori dal cancello per esercitare pressione sulla polizia israeliana affinché riaprisse il passaggio. Secondo quanto riportato da al-Jazeera English, sono circolati video che mostrano i soldati di Israele che picchiano e conducono assalti contro i fedeli palestinesi, mentre questi cercano di introdursi nel sito religioso.

Nonostante Israele e la Giordania, nel 1994, abbiano firmato un accordo di pace, spesso emergono tensioni intorno alle politiche israeliane a Gerusalemme, dove Amman è uno dei custodi dei siti sacri musulmani e cristiani ed è anche l’unico altro Paese arabo ad avere relazioni diplomatiche con Israele insieme all’Egitto.

Il compound della moschea al-Aqsa costituisce una delle questioni più dibattute nell’ambito del conflitto israelo-palestinese. L’8 novembre 2017, le forze israeliane hanno installato nuove telecamere di sorveglianza all’ingresso della Spianata delle Moschee, sito religioso musulmano situato nel centro di Gerusalemme dove si trova anche la moschea al-Aqsa, in sostituzione delle vecchie telecamere. Tale decisione è giunta tre mesi dopo gli scontri che si erano verificati nella Spianata delle Moschee tra israeliani e palestinesi.

I disordini avevano avuto inizio quando Israele, in seguito all’uccisione di 2 soldati israeliani per mano palestinese, avvenuta il 14 luglio 2017, aveva deciso di installare metal detector all’entrata della moschea Al-Aqsa, al fine di rafforzare i controlli di sicurezza ed evitare nuovi attacchi contro il proprio personale. Ciò aveva causato numerose proteste nel mondo arabo che aveva visto nell’installazione delle misure di sicurezza israeliane un tentativo di violare lo status quo del luogo sacro dei musulmani.

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Sofia Cecinini

di Redazione

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