I volontari di Guaidó per far entrare gli aiuti in Venezuela

Pubblicato il 19 febbraio 2019 alle 6:30 in America Latina Venezuela

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L’ingresso degli aiuti umanitari in Venezuela è diventato una sfida cruciale nella lotta tra Juan Guaidó e Nicolás Maduro. Mancano pochi giorni al 23 febbraio, il giorno scelto dall’opposizione e dai governi di Washington e Bogotà per cercare di far passare i pacchi di medicinali e cibo spediti dagli Stati Uniti attraverso il confine tra Colombia e Venezuela. Il presidente dell’Assemblea nazionale Juan Guaidó ha già attivato un piano che mira a coinvolgere direttamente alcune centinaia di migliaia di volontari per proteggere le consegne e garantire l’arrivo dei prodotti a destinazione. Guaidó in tutti i suoi interventi pubblici, tra cui un incontro-dibattito in diretta su diversi social network con il presidente colombiano Iván Duque, insiste sull’urgenza di rispondere ai bisogni delle oltre 300.000 persone a rischio di morte. L’ingresso degli aiuti in Venezuela gli permetterebbero di vincere una battaglia politica apparentemente decisiva.

Il politico che ha sfidato il successore di Hugo Chávez, proclamandosi il 23 gennaio scorso presidente ad interim, ha messo in scena sabato 16 febbraio la mossa volta a raddoppiare la pressione sul governo e sulle forze armate: il giuramento dei volontari che distribuiranno gli aiuti.

Il giuramento è stato tenuto davanti a migliaia di seguaci nel parcheggio del giornale El Nacional, nel quartiere nord-est di Caracas. Guaidó ha promesso di “fare quello che serve per ottenere quell’aiuto” ed ha invitato tutti a alzarsi in piedi: “Diciamo con forza – ha arringato i volontari – Noi, volontari, giuriamo di difendere la Costituzione, di impegnarci nell’aiuto umanitario e impegnarci a distribuire aiuti”.

La mobilitazione prevista per il prossimo sabato 23 febbraio non si limiterà al solo confine con la Colombia ma riguarderà tutto il paese. Il presidente del Parlamento ha assicurato che ci sono già 600.000 persone che hanno aderito all’iniziativa, sebbene il suo obiettivo sia un’esibizione di forza ancora maggiore. Il compito che ha impartito ai suoi seguaci è preciso. “Organizziamoci in brigate umanitarie e raggiungiamo un milione di volontari registrati, le brigate umanitarie rappresenteranno i loro Stati in ciascuna delle frontiere attraverso le quali arriveranno gli aiuti”.

Il governo di Nicolás Maduro nega che vi sia una crisi umanitaria di grandi proporzioni nel paese e rifiuta categoricamente l’ingresso di aiuti, considerandola un’interferenza esterna guidata dall’amministrazione Trump e un primo passo per aprire la strada a un intervento militare statunitense e colombiano in Venezuela.

Maduro ha rafforzato il dispiegamento dell’esercito al confine con la Colombia tra le città di San Antonio del Tachira e Cúcuta, dove si prevede che transiteranno le prime spedizioni di aiuti, e ha ordinato ai soldati di essere pronti a difendere il territorio nazionale.

 

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale 

Traduzione dallo spagnolo e redazione a cura di Italo Cosentino

di Redazione

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