PM: Pakistan pronto a collaborare con India se non ci saranno rappresaglie

Pubblicato il 19 febbraio 2019 alle 15:00 in India Pakistan

FacebookTwitterLinkedInEmailCopy Link

Il primo ministro Imran Khan ha dichiarato che il Pakistan si rivarrà sull’India nel caso in cui il Paese dovesse attaccare in risposta all’attentato compiuto dal gruppo militante islamista pakistano Jaish-e-Mohammad (JeM) nella contesa regione del Kashmir, dove 44 paramilitari indiani hanno perso la vita. 

Tuttavia, Khan ha offerto al primo ministro indiano, Narendra Modi, di cooperare per indagare sul caso.  In un discorso televisivo alla nazione, il leader pakistano ha preso atto delle richieste indiane si è detto speranzoso sul fatto che “prevalga il buon senso”, ribadendo l’innocenza di Islamabad riguardo all’attacco ad Awantipora.

L’affermazione, di martedì 19 febbraio, segue un momento di alta tensione nei rapporti tra i due Stati vicini a causa dell’attacco, avvenuto il 14 febbraio. Un’automobile equipaggiata con esplosivi si è scontrata con un pullman che trasportava personale della polizia della riserva centrale indiana (CRPF) nella città di Awantipora, situata nella parte meridionale della regione himalayana. Modi, sotto pressione per le elezioni nazionali imminenti, ha dichiarato che l’India darà una risposta adeguata al torto subito, per sottolineare che il Pakistan non può destabilizzare il Paese vicino. La polizia indiana ha dichiarato, lunedì 18 febbraio, che 2 dei presunti organizzatori dell’attacco sono stati uccisi a seguito di uno scontro a fuoco. I due erano effettivamente cittadini pakistani e membri dell’organizzazione JeM.

Per anni l’India ha accusato il Pakistan di appoggiare i militanti separatisti nel Kashmir. Il Pakistan nega le accuse a suo capo, asserendo che l’aiuto fornito è solo un sostegno politico alla popolazione musulmana repressa della regione himalayana. Islamabad  ha a lungo dichiarato che l’unico aiuto che ha fornito è stato quello morale e diplomatico al popolo del Kashmir nella sua lotta per l’autodeterminazione, sebbene ciò non abbia mai dissipato la convinzione dell’India di sostegno ai militanti. Il nuovo primo ministro ha asserito che il Paese a maggioranza islamica è ormai cambiato ed è “desideroso di stabilità”.

Il tenente generale indiano, K.J.S. Dhillon, ha accusato l’agenzia di spionaggio principale  dell’Inter-Services Intelligence (ISI) del Pakistan di “controllare” gli organizzatori dell’attentato del 14 febbraio. Dhillon, tuttavia, non ha fornito alcuna prova per la sua accusa, ma ha solo sottolineato gli stretti legami tra Islamabad e il JeM.

L’attacco in Kashmir ha scatenato un forte ondata d’indignazione nelle città indiane, con richieste di vendetta in circolazione sui social media e crescente animosità nei confronti dei musulmani in molte parti del Paese a maggioranza indù.

Martedì 19 febbraio, il Pakistan ha fatto appello alle Nazioni Unite affinché intervenissero, alla luce del deterioramento della sicurezza nella regione. Il ministro degli Esteri dell’amministrazione Khan, Shah Mahmood Qureshi, in una lettera al segretario generale dell’Onu, Antonio Guterres, ha dichiarato che attribuire la responsabilità dell’attentato al Pakistan ancora prima delle indagini “sarebbe assurdo”.

In più, la rinnovata tensione tra i due Stati potrebbe complicare la già intricata situazione dei colloqui di pace tra il governo afghano, i talebani e gli Stati Uniti dove il Pakistan sta svolgendo un importante ruolo “dietro le quinte” come mediatore. L’ambasciatore pakistano in Afghanistan, Zahid Nasrullah, ha affermato che tali incontri sarebbero compromessi se l’India ricorresse alla violenza contro il Pakistan in risposta all’attentato del 14 febbraio. I rappresentanti dei talebani dovranno incontrare l’inviato speciale americano per la conciliazione, Zalmay Khalizad, in Qatar il 25 febbraio.

Lo stretto alleato del Pakistan, la Cina, ha esortato l’India ad allentare la tensione attraverso colloqui collaborativi. Il portavoce del Ministero degli Esteri cinese ha dichiarato che Pechino spera in una moderazione dei toni tra le due potenze e nel mantenimento di un dialogo al fine di raggiungere un accordo pacifico.

I due Paesi dell’Asia meridionale hanno combattuto tre guerre dal 1947,  di cui due sul Kashmir. Sebbene non abbiano combattuto una guerra su vasta scala da quando sono diventate entrambe potenze nucleari nel 1998, hanno avuto innumerevoli schermaglie lungo il loro confine de facto tra le montagne della catena himalayana. Il controllo del Jammu e Kashmir  è diviso tra le due potenze, ma ognuna rivendica la regione per intero.

Leggi Sicurezza Internazionale, il primo quotidiano italiano interamente dedicato alla politica internazionale 

di Redazione

Al fine di migliorare la tua esperienza di navigazione, questo sito utilizza i cookie di profilazione di terze parti. Chiudendo questo banner o accedendo ad un qualunque elemento sottostante acconsenti all’uso dei cookie.