Erdogan accusa gli alleati NATO di sostenere i “terroristi” in Siria

Pubblicato il 19 febbraio 2019 alle 11:06 in NATO Turchia

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Il presidente turco, Recep Tayyip Erdogan, ha accusato gli alleati NATO di supportare i terroristi curdi attraverso l’invio di carichi di armi, ignorando le richieste della Turchia.

“Che razza di alleati sono questi? Avete fornito ai terroristi 23.000 camion carichi di equipaggiamento militare attraverso l’Iraq, ma quando ve le abbiamo chieste noi, non ce le avete vendute”, ha dichiarato il leader turco lunedì 18 febbraio, mentre si trovava nella regione sud-occidentale di Burdun in campagna elettorale. Erdogan, tuttavia, non ha menzionato quali nazioni stiano rifornendo di armi i combattenti attraverso l’Iraq. Il presidente ha aggiunto che la Turchia, confinando per 911 km con la Siria, è sottoposta a minacce continue.

I terroristi ai quali si riferisce Erdogan sono i militanti curdo siriano delle People’s Protection Units (YPG), parte delle Syrian Democratic Forces (SDF), un’alleanza di combattenti arabi, curdi, turkmeni e ceceni che combatte al fianco della coalizione internazionale a guida americana contro lo Stato islamico. Ad avviso di Ankara, le YPG sono un’organizzazione terroristica pari al Kurdistan Workers’ Party (PKK), mentre Washington le considera un alleato chiave nella lotta contro il terrorismo e non effettua tale accostamento.

Il timore più grande della Turchia è che, nel caso in cui i curdi-siriani riuscissero a mantenere il controllo su una zona della Siria al confine con il proprio territorio nazionale, i curdi che risiedono in Turchia potrebbero avanzare le stesse rivendicazioni di autonomia. L’appoggio americano alle YPG, da anni, costituisce un elemento di tensione tra Stati Uniti e Turchia, la quale ha ripetutamente chiesto all’alleato NATO di interrompere qualsiasi appoggio a tali militanti.

Le tensioni sono aumentate ulteriormente da quando, il 19 dicembre, il presidente Donald Trump ha annunciato il ritiro delle 2.000 truppe statunitensi dalla Siria. Erdogan, che era stato informato nei giorni precedenti dalla controparte americana, ha poi giurato di subentrare al posto degli USA nella lotta definitiva contro l’ISIS in Siria, sospendendo l’avvio di un’operazione contro le YPG. Da allora, le discussioni tra i due Paesi hanno paventato la possibilità di istituire una zona di sicurezza nel Nord della Siria, con Ankara che continua ad insistere sul fatto che l’area deva essere liberata dalle YPG.

Da parte loro, i combattenti curdi chiedono che, se venisse istituita una zona di sicurezza, dovrebbe avere garanzie internazionali per prevenire qualsiasi invasione straniera. Senza un accordo formale con la coalizione a guida americana, secondo gli analisti, il capo delle SDF, Mazloum Kobani, potrebbe essere spinto a concludere un patto con il presidente siriano, Bashar al-Assad, per impedire che la Turchia attacchi le proprie truppe e per evitare che l’ISIS possa effettuare nuove offensive.

Erdogan ha rilasciato le dichiarazioni contro gli alleati NATO pochi giorni dopo la scadenza di una proposta commerciale statunitense, volta a impedire che la Turchia confermasse l’acquisto del sistema missilistico S-400 dalla Russia. La Turchia, membro della NATO dal 1952, nel corso degli ultimi due anni, ha ripetutamente affermato di essere intenzionata a comprare il sistema di difesa missilistica russo nonostante gli avvertimenti lanciati dagli Stati Uniti, i quali hanno sottolineato che tale equipaggiamento non è compatibile con i sistemi difensivi dell’alleanza atlantica.

Alla luce di ciò, i funzionari americani avevano fissato una scadenza per il 15 febbraio, data entro cui Ankara avrebbe dovuto decidere se accettare l’offerta di Washington, disposta a venderle il pacchetto missilistico Raytheon Co Patriot per 3,5 miliardi di dollari. Gli USA avevano altresì messo in guardia Ankara che, nel caso in cui il Paese avesse firmato l’acquisto con Mosca, gli Stati Uniti avrebbero messo in discussione l’acquisto turco dei jet caccia Lockheed Martin Corp F-35, e avrebbero vagliato la possibilità di imporre sanzioni contro lo Stato mediorientale.

Nonostante tali avvertimenti, Erdogan ha affermato che è ancora intenzionato ad acquistare il sistema S-400, transazione che si verificherebbe il prossimo luglio. Il leader turco ha aggiunto che fare marcia indietro dall’accordo con Mosca è “fuori discussione”, e che ormai “è concluso”. Il capo di Stato ha inoltre spiegato che la Turchia è aperta all’acquisto dei sistemi Patriot statunitensi fino a quando ciò corrisponderà ai propri interessi.

Gli S-400 sono un sistema di difesa missilistica all’avanguardia, apprezzato in tutto il mondo. La Russia sostiene che possa intercettare aerei, missili da crociera, missili a medio-raggio, droni e altri sistemi di sorveglianza aerea, anche se le sue capacità complete devono ancora essere testate in combattimento. Il valore aggiunto dell’S-400, che ha un’autonomia di circa 250 miglia, è che può intercettare più obiettivi simultaneamente, con e senza equipaggio. Gli S-400, inoltre, sono dotati di un sistema anti-accesso o di rifiuto di area che, essenzialmente, crea una no-fly zone ovunque sia installato il sistema. Per tale ragione, la Russia ha schierato l’S-400 nella sua base in Siria dopo che un F-16 dell’aviazione militare turca aveva abbattuto un Su-24 russo operante nel Paese mediorientale, il 24 novembre 2015.

Il timore di Washington è che l’installazione di armamenti russi nel territorio di uno Stato membro permetterà alla Russia di accedere a strutture e informazioni riservate della NATO, facendo acquisire a Mosca un vantaggio strategico.

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Sofia Cecinini

di Redazione

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