Siria: forze del regime dietro oltre 300 attacchi chimici

Pubblicato il 18 febbraio 2019 alle 6:00 in Medio Oriente Siria

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Il governo siriano e le forze a esso affiliate hanno condotto oltre 300 attacchi usando armi chimiche durante i quasi 8 anni di guerra civile, ha divulgato un report pubblicato domenica 17 febbraio.

Le conclusioni tratte da uno studio del Global Public Policy Institute di Berlino, pubblicate domenica 17 febbraio, offrono la sistematizzazione più dettagliata di date in cui sono sopraggiunti presunti attacchi chimici in Siria, dove la guerra civile, scoppiata il 15 marzo 2011, è ancora in corso. Il conteggio effettuato dal gruppo potrebbe essere citato in quanto parte di possibili cause legali internazionali contro il regime siriano del presidente Bashar al-Assad, accusato di crimini di guerra. Il Global Public Policy Institute (GPPI) ha affermato di aver “documentato credibilmente” 336 casi in cui si è fatto ricorso nel Paese ad armi chimiche, che spaziano dall’uso di agenti nervini all’impiego di bombe al cloro. Di questi attacchi, la quasi totalità (98%) sono stati attribuiti all’esercito di Assad o alle forze ad esso alleate, tra cui le milizie a lui fedeli conosciute come Tiger Forces, che godono anche dell’appoggio di Mosca. Il restante 2% dei casi è stato attribuito allo Stato Islamico. L’analisi del GPPI prende come data iniziale il 23 dicembre 2012, anche se la maggior parte degli attacchi citati nello studio sono avvenuti dopo la dichiarazione dell’allora presidente americano Obama, nel 2012, in cui si stanziava che l’uso di armi chimiche contro i civili siriani avrebbe costituito la linea rossa della sua amministrazione. L’analisi si basa sull’intervista di testimoni e studi post-attacco, tra cui report inerenti agli effetti causati dagli apparenti agenti chimici e al modo in cui le armi erano state concretamente condotte sui luoghi.

Dopo un attacco condotto nel 2013 con un agente nervino presso le periferie di Damasco, Obama aveva ritirato gli aerei da guerra americani per un pelo dopo un accordo dell’ultimo minuto secondo il quale Assad avrebbe dovuto rinunciare alle sue riserve di armi chimiche. Oltre 72 tonnellate di tali depositi furono distrutti in quell’occasione, ma, nonostante ciò, gli attacchi non si arrestarono. Secondo il report del GPPI molti dei successivi attacchi usarono gas clorino, che diventa acido cloridrico una volta inalato. L’esposizione può danneggiare il sistema respiratorio delle vittime e portare alla morte nei casi più gravi. Trump ha ordinato due volte una risposta militare contro target del governo siriano in seguito ad attacchi chimici, uno avvenuto nel villaggio siriano settentrionale di Khan Sheikhoun, il 4 aprile 2017, e l’altro in una delle periferie della capitale Damasco, Douma, il 7 aprile 2018.  Dopo l’ultimo raid missilistico statunitense, avvenuto il 14 aprile 2018 come reazione all’attacco di Douma, non sono stati registrati usi più recenti di armi al cloro.

Tobias Schneider, che ha guidato il team di ricerca del GPPI, ha spiegato: “Più abbiamo studiato gli schemi associati all’uso delle armi chimiche, più siamo giunti alla conclusione che esse vengono usate non come un qualche tipo di male speciale e separato, bensì come una capacità chiave dell’esercito siriano, che fa parte della sua più ampia campagna di violenza indiscriminata”.

Il personale medico-sanitario e di primo soccorso operativo nelle aree siriane in mano alle forze di opposizione hanno reso noto di aver soccorso oltre 5mila persone per sospetta esposizione ad agenti chimici dal 2012 a oggi; di esse, almeno 188 sono morte.

 

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale.

 

Consultazione delle fonti inglesi e redazione a cura di Claudia Castellani

di Redazione

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