Pakistan: attacco a posto di blocco di polizia, 4 morti, possibile coinvolgimento indiano

Pubblicato il 18 febbraio 2019 alle 12:00 in India Pakistan

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Una postazione di sicurezza nella provincia del Belucistan è stata oggetto di un attacco armato, compiuto da un solo uomo, dove 4 soldati pakistani hanno perso la vita, la notte di domenica 17 febbraio. La notizia è stata divulgata dai funzionari della polizia e poi dai media nazionali.

Il portavoce della forza paramilitare del Corpo di Frontiera, Khan Wasay, ha dichiarato all’agenzia di stampa Reuters che le 4 vittime hanno subito ferite multiple e sono morte sul colpo.

Il Belucistan è una regione montuosa situata nel sud-ovest del Paese e confinante con l’Iran, che è stata teatro di numerosi attacchi all’esercito pakistano, seppure il numero di incidenti su larga scala è notevolmente diminuito dal 2016. 

Nessuna organizzazione ha ancora rivendicato l’attacco, sebbene rechi tratti distintivi delle azioni dei separatisti, che lamentano da tempo lo sfruttamento ingiusto delle risorse di gas e minerarie della regione dalle provincie più ricche, con poca ricompensa per gli abitanti del Belucistan. Nel prossimo futuro, in tale area verranno costruiti una serie di progetti di infrastrutture, come nuove strade e porti, nell’ambito del corridoio economico ed energetico tra Cina e Pakistan (CPEC), del valore di 56 miliardi di dollari. Tale progetto collega il Sud-Est della Cina con il Mar Arabico attraverso il Pakistan.  Da quando il CPEC è stato lanciato, il 22 maggio 2013, i separatisti del Balochistan hanno compiuto numerosi attacchi per colpire il personale cinese, in quanto considerano il progetto “un tentativo imperialista” di insinuarsi nel Paese asiatico. In più, l’Arabia Saudita, in occasione della visita del principe Salman, dovrebbe annunciare questa settimana otto accordi di investimento, tra cui un complesso di raffinerie e petrolchimici da 10 miliardi di dollari a Gwadar.

Il Pakistan ha incolpato Nuova Delhi di sostenere i gruppi separatisti nella regione che combattono contro il governo centrale. L’India ha sempre rigettato tale accusa.

La relazione tra i due Stati vicini sta osservando un momento di tensione a causa dell’attentato avvenuto il 14 febbraio nella contesa regione del Kashmir, dove 44 paramilitari indiani hanno perso la vita. Un’automobile equipaggiata con esplosivi si è scontrata con un pullman che trasportava personale della polizia della riserva centrale indiana (CRPF) nella città di Awantipora, situata nella parte meridionale della regione himalayana. Il gruppo militante islamista pakistano Jaish-e-Mohammad (JeM) ne ha rivendicato la responsabilità subito dopo l’accaduto. Il leader indiano, Narendra Modi, ha dichiarato che l’India darà una risposta adeguata al torto subito, per sottolineare che il Pakistan non può destabilizzare il Paese vicino.

Per anni l’India ha accusato il Pakistan, musulmano, di appoggiare i militanti separatisti nel Kashmir. Il Pakistan nega le accuse a suo capo, asserendo che l’aiuto fornito è solo un sostegno politico alla popolazione musulmana repressa della regione himalayana. La Casa Bianca, in una dichiarazione dello stesso 15 febbraio , ha sollecitato il Paese asiatico “a porre immediatamente fine al sostegno e al porto sicuro fornito a tutti i gruppi terroristici che operano sul suo territorio”.

La polizia indiana ha dichiarato, lunedì 18 febbraio, che 2 dei presunti organizzatori dell’attacco sono stati uccisi a seguito di uno scontro a fuoco. I due erano cittadini pakistani e membri dell’organizzazione JeM.

Nel frattempo,  Islamabad ha richiamato il suo ambasciatore a Nuova Delhi, mentre l’India aveva già richiamato il suo dal Pakistan la settimana scorsa, subito dopo l’attentato in Kashmir.

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di Redazione

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