Conflitto Yemen: parti coinvolte concordano ritiro da Hodeida

Pubblicato il 18 febbraio 2019 alle 12:25 in Medio Oriente Yemen

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Le parti coinvolte nel conflitto yemenita hanno concordato una prima fase di ritiro delle forze dalla città portuale di Hodeida, in quello che le Nazioni Unite hanno definito “un progresso importante”.

Tale porto, localizzato sulla costa occidentale dello Yemen, oltre a fornire accesso allo Stretto di Bab al-Mandeb, costituisce il principale punto di entrata dei rifornimenti di beni e degli aiuti umanitari. Dal 2014, la città è sotto il controllo dei ribelli Houthi. L’anno successivo, con lo scoppio del conflitto il 22 marzo, è intervenuta l’Arabia Saudita, a capo di una coalizione di cui fanno parte Bahrein, Egitto, Kuwait, Sudan ed Emirati Arabi Uniti. Tale situazione ha comportato una delle più gravi crisi umanitarie al mondo.

La decisione di ritirare le forze da Hodeida è stata presa in seguito a due giorni di colloqui tra il governo dello Yemen e gli Houthi, i quali hanno altresì paventato l’ipotesi di una seconda fase, che prevedrà un nuovo dispiegamento militare, parte chiave dell’accordo di cessate il fuoco raggiunto in Svezia ed entrato in vigore il 19 dicembre 2018. In base a tale accordo, i tre porti della città, quali Hodeidah, Saleef e Ras Isa, dovranno essere gestiti dalle forze locali.

L’Onu spera che tali mosse permettano l’arrivo delle risorse alimentari in Yemen, insieme agli aiuti medici necessari a milioni di cittadini.

La guerra civile in Yemen, scoppiata il 22 marzo 2015, contrappone i ribelli sciiti Houthi da una parte, e le forze governative del presidente Hadi dall’altra. Quest’ultimo è sostenuto dalla coalizione a guida saudita, appoggiata, a sua volta, dagli USA, i quali inviano armi, carburante per gli aerei e riferiscono informazioni dell’intelligence. La coalizione araba a guida saudita è entrata nel conflitto yemenita il 26 marzo 2015, in sostegno del presidente Hadi, l’unico riconosciuto dalla comunità internazionale.

Riad ritiene invece che l’Iran fornisca armi e missili balistici ai ribelli sciiti, con i quali questi cercano di colpire il suo territorio nazionale. Teheran, tuttavia, ha sempre respinto le accuse, affermando che gli attacchi dei ribelli yemeniti sarebbero giunti in risposta ai “crimini di guerra” commessi dalla coalizione araba in Yemen e che gli Houthi avrebbero sviluppato da soli le capacità per produrre armi difensive, tra le quali i missili. Sia la coalizione araba, sia Teheran, mirano a stabilire il proprio controllo nel Paese e temono che la fazione avversa stabilisca la propria presenza nel territorio, determinando così l’influenza sciita o sunnita nella regione.

Secondo lo Armed Conflict Location and Event Data (ACLED), nei primi 11 mesi del 2018, sono state contate almeno 28.959 morti, una cifra maggiore del 68% rispetto a quella registrata nello stesso periodo del 2017. Secondo il report, tale aumento è stato dovuto all’intensificarsi dei bombardamenti da parte della coalizione saudita contro i ribelli sciiti Houthi, in vista dei colloqui di pace sponsorizzati dall’Onu in Svezia, iniziati il 9 dicembre. Novembre 2018, in particolare, è stato il mese in cui è morto il maggior numero di persone in Yemen, dall’inizio del conflitto, con almeno 2.959 decessi documentati.

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Sofia Cecinini

di Redazione

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