USA schierati con l’India dopo attacco pakistano nel Kashmir

Pubblicato il 17 febbraio 2019 alle 6:00 in India USA e Canada

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Gli Stati Uniti hanno reso noto di sostenere il diritto dell’India di difendersi da minacce e attacchi transfrontalieri, sabato 16 febbraio, mentre Nuova Delhi vaglia una risposta contro l’autobomba esplosa nel Kashmir e rivendicata da militanti pakistani.

Il Consigliere nazionale per la Sicurezza degli Stati Uniti, John Bolton, nella sera di venerdì 15 febbraio ha parlato con la controparte indiana, Ajit Doval, promettendo di aiutare il Paese a individuare i responsabili dell’attacco che, giovedì 14 febbraio, ha causato la morte di 44 poliziotti paramilitari e civili indiani nel Kashmir. A rendere noto il motivo della telefonata con Washington è stato il Ministero degli Esteri di Nuova Delhi, che ha comunicato un dispaccio in cui informa la cooperazione tra i due Consiglieri nazionali per la Sicurezza affinché il Pakistan “cessi di essere un porto sicuro per JeM (Jaish-e-Mohammad) e gruppi terroristici che attaccano l’India, gli Stati Uniti e altri Paesi nella regione”. Inoltre, nella dichiarazione si legge che entrambe le nazioni hanno convenuto che bisogna ritenere il Pakistan responsabile affinché adempia agli obblighi implicati dalle risoluzioni delle Nazioni Unite.

Sabato 16 febbraio, il primo ministro indiano, Narendra Modi, il quale ha dovuto far fronte a violente manifestazioni urbane, ha dato il via libera all’esercito a rispondere agli atti di violenza come quello manifestatosi giovedì. Il partito nazionalista hindu di Modi, attualmente al potere, affronterà le elezioni generali tra aprile e maggio 2019.

Le tensioni tra l’India e il Pakistan sono scoppiate in seguito all’attacco di giovedì, rivendicato dal gruppo militante Jaish-e-Mohammad (JeM). Il Pakistan ha condannato l’attentato e ha esplicitato di non avere alcuna complicità con lo stesso.

Venerdì 15 febbraio, l’India ha ritirato i privilegi commerciali di cui il Paese godeva in quello che, a sua detta, è il primo passo verso l’isolamento del Pakistan, poiché esso non agisce attivamente contro i gruppi islamisti che operano sul suo territorio. Nella medesima giornata, il Pakistan ha convocato il vice-inviato indiano a Islamabad per respingere le accuse che gravano sul Paese.

L’attacco è avvenuto in un momento particolarmente difficile per il Pakistan, in quanto lo Stato lotta per attrarre investimenti stranieri ed evitare, in questo modo, una crisi di bilancio; allo stato attuale, le riserve di moneta estera sono in netto calo nelle casse nazionale.

Il Jaish-e-Mohammad è uno dei gruppi più pericolosi che operano nel Kashmir. Nel 2001, l’organizzazione terrorista ha compiuto un attacco al Parlamento di Nuova Delhi che ha portato l’India e il Pakistan sull’orlo di una nuova guerra. Tuttavia, gli sforzi indiani per aggiungere il leader di Jaish, Masood Azhar, nella lista nera dei terroristi di Al-Qaeda sono stati bloccati dalla Cina.

Da anni l’India accusa il Pakistan, a maggioranza musulmano, di sostenere le milizie separatiste nella regione contesa del Kashmir. Il Pakistan ha sempre respinto tali accuse, affermando di offrire solo sostegno politico e diplomatico ai cittadini del Kashmir nella loro battaglia verso l’autodeterminazione.

 

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale.

 

Consultazione delle fonti inglesi e redazione a cura di Claudia Castellani

di Redazione

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