USA: Trump dichiara emergenza nazionale per costruire il muro bypassando il Congresso

Pubblicato il 16 febbraio 2019 alle 11:16 in USA e Canada

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Il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, ha dichiarato lo stato di emergenza nazionale, per sovvenzionare il muro al confine con il Messico senza dover ottenere l’approvazione del Congresso, in una mossa contestata dai democratici come aperta violazione della Costituzione americana.

Poche ore dopo la dichiarazione presidenziale dello stato di emergenza, avvenuta venerdì 15 febbraio, l’azione è stata impugnata legalmente da tre proprietari terrieri texani nei pressi del fiume Rio Grande; i soggetti interessati affermano che la decisione di Trump viola la Costituzione americana e che il muro, che verrebbe eretto sui loro territori, violerebbe la loro proprietà privata. Anche il governatore della California, il democratico Gavin Newsom, e il procuratore generale dello Stato di New York, Letitia James, hanno manifestato l’intenzione di portare la questione in tribunale. Allo stesso modo, aspre critiche sono giunte dal Comitato giudiziario della Camera dei Rappresentanti, controllata da maggioranza di democratici, la quale ha informato di aver avviato un’indagine sulla legittimità della dichiarazione di emergenza. Da parte sua, Trump si è detto consapevole del fatto che sarebbe stato attaccato legalmente, e che già si immaginava di doversi difendere in tribunale. “Vinceremo la causa alla Corte Suprema”, ha affermato.

Riorientando la sua strategia e dichiarando l’emergenza nazionale, Trump rischia di scatenare una lunga battaglia legale con i democratici e dividere gli stessi repubblicani, molti dei quali hanno manifestato dissenso verso la recente mossa presidenziale.
Tanto la Camera quanto il Senato godono teoricamente del potere di porre fine allo stato d’emergenza presidenziale ottenendo un voto di maggioranza sulla questione; tuttavia, una misura del genere, una volta decisa, ritornerebbe nelle mani di Trump, il quale avrebbe il potere di apporvi il veto e bloccarla. Per scavalcare il veto del capo della Casa Bianca, occorrerebbero i due terzi in entrambe le camere governative.

In una lettera indirizzata a Trump, i democratici hanno chiesto al presidente un’udienza con la Casa Bianca e con i funzionari del Dipartimento di Giustizia coinvolti nella decisione, richiedendo anche i documenti legali che hanno portato alla dichiarazione. I democratici hanno fissato l’ultimatum per le loro richieste a venerdì 23 febbraio, concedendo al leader americano una settimana esatta. “Crediamo che la dichiarazione dello stato di emergenza mostri una pericolosa inosservanza della separazione dei poteri e delle stesse responsabilità che Le sono proprie in base al nostro sistema costituzionale”, si legge nella lettera a Trump, firmata dal chairman Jerrold Nadler e da altri importanti democratici del gruppo.

Sempre nella giornata di venerdì 15 febbraio, il leader americano ha firmato un decreto spesa bipartitico che impedirebbe un nuovo shutdown governativo, seppur parziale, tramite il sovvenzionamento di numerose agenzie che, altrimenti, avrebbero chiuso l’indomani. La proposta presidenziale atta a sovvenzionare il muro al confine con il Messico ha rappresentato una grande sconfitta legislativa per Trump.

Il capo di Stato sostiene che erigere un muro al confine con il Messico arginerebbe significativamente l’ingresso di immigrati clandestini e carichi di droga nel Paese, tuttavia le statistiche mostrano che l’immigrazione illegale che passa per la frontiera si è ridotta grandemente ed è al livello più basso degli ultimi 20 anni. Inoltre, numerosi carichi di sostanze stupefacenti entrano negli Stati Uniti da porti legali. Trump ha sentenziato che tali dati sono “sbagliati”.

Fin dalla sua campagna elettorale, Trump ha sempre manifestato l’intenzione di innalzare un muro tra Stati Uniti e Messico, muro che avrebbe voluto far pagare a Città del Messico. È stato uno dei punti della sua agenda politica che ha riscosso maggiore successo. Il Messico si è però rifiutato di sovvenzionare tale progetto, e Trump si è rivolto allora ai contribuenti americani per coprire i costi della struttura, chiedendo al Congresso 5,7 miliardi di dollari. Ciò ha scatenato un parziale shutdown governativo, senza precedenti, durato 35 giorni tra dicembre 2018 e gennaio 2019.

 

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale.

 

Consultazione delle fonti inglesi e redazione a cura di Claudia Castellani

di Redazione

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