Spagna al voto il 28 aprile

Pubblicato il 15 febbraio 2019 alle 11:19 in Europa Spagna

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La Spagna andrà alle urne il 28 aprile. Il presidente del governo di Madrid, Pedro Sánchez, ha annunciato questa mattina la decisione di sciogliere le Cortes Generales e di convocare nuove elezioni. Il premier ha tenuto una breve conferenza stampa al termine di una dichiarazione ufficiale al palazzo della Moncloa, al termine di un Consiglio dei ministri straordinario.

Gli spagnoli affrontano un processo elettorale senza precedenti che disegnerà una nuova mappa politica. Per la prima volta, infatti, saranno cinque i partiti principali (socialisti, popolari, Ciudadanos, Podemos e Vox) che si contenderanno il voto su scala nazionale e tutti i sondaggi prevedono un parlamento frammentato e dalla difficile governabilità. Finisce dunque la legislatura che il quotidiano madrileno El Mundo definisce “la più singolare della democrazia”, la seconda in cui hanno governato due presidenti – Mariano Rajoy e Pedro Sánchez (il primo e unico precedente risale alla legislatura del 1979-82, quando ad Adolfo Suárez, padre dell’attuale sistema democratico, successe Leopoldo Calvo-Sotelo). Questa legislatura, inoltre, è la prima ad essere partita dopo due elezioni successive, quelle di dicembre 2015 e giugno 2016 e soprattutto, per la prima volta nella storia spagnola un esecutivo ha conquistato La Moncloa grazie a una mozione di sfiducia, che in Spagna è solo costruttiva. 

Il sostegno dei separatisti catalani di Sinistra Repubblicana di Catalogna e Partito Democratico Catalano ha permesso al leader socialista di scalzare Mariano Rajoy lo scorso giugno ed è stata proprio la mancanza di questi voti a farlo cadere ora. Dall’inizio del suo mandato Sánchez ha marcato una svolta nel rapporto tra il governo centrale e la Catalogna, che inizialmente era volto a sbloccare problemi di natura istituzionale con la Generalitat e che in seguito ha portato all’avvio di un processo di dialogo per cercare un’uscita al conflitto catalano. Per convinzione – sottolineano i critici – ma anche per necessità. Il presidente aveva infatti bisogno dei voti degli indipendentisti per poter approvare il bilancio 2019 e pensava che puntare su una soluzione politica avrebbe facilitato il negoziato sulla legge di bilancio. 

Giovedì scorso, tuttavia, i colloqui con il governo catalano si sono bloccati a causa della richiesta della Generalitat di negoziare il diritto all’autodeterminazione e al referendum e al rifiuto dei due partiti separatisti catalani di ritirare gli emendamenti alla totalità del bilancio presentati dall’Esecutivo. La coincidenza del dibattito sul bilancio con il processo alla Corte Suprema ai leader indipendentisti per il tentativo di secessione della Catalogna è stato fatale per ogni tentativo di negoziato ed ha portato alla fine della legislatura.

È la seconda volta nella storia della democrazia spagnola che un governo cade sulla legge di bilancio. La prima volta risale al 1995, quando il Congresso ha bocciato il bilancio presentato dal governo di Felipe González. 

 

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale 

Traduzione dallo spagnolo e redazione a cura di Italo Cosentino

di Redazione

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