Kashmir: numero di vittime sale a 44, India minaccia il Pakistan

Pubblicato il 15 febbraio 2019 alle 14:30 in India Pakistan

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Il primo ministro indiano, Narendra Modi, in un discorso di venerdì 15 febbraio, ha avvertito il Pakistan di attendere una forte risposta in seguito all’attentato avvenuto in Kashmir ieri, dove 44 persone, tra poliziotti paramilitari e civili, hanno perso la vita.

L’attacco con l’autobomba sul convoglio di sicurezza di giovedì 14 febbraio, è stato il peggiore attentato degli ultimi decenni di ribellione in Kashmir, l’unico Stato a maggioranza musulmana in India, e a pochi mesi dalle prossime elezioni generali. Il gruppo militante islamista pakistano Jaish-e-Mohammad (JeM) ne ha rivendicato la responsabilità subito dopo l’accaduto.

Il leader indiano, dopo aver incontrato un team di consulenti per la sicurezza per discutere delle opzioni, ha dichiarato che l’India darà una risposta adeguata al torto subito, per sottolineare che il Pakistan non può destabilizzare il Paese vicino.

Per anni l’India ha accusato il Pakistan, musulmano, di appoggiare i militanti separatisti nel Kashmir. Il Pakistan nega le accuse a suo capo, asserendo che l’aiuto fornito è solo un sostegno politico alla popolazione musulmana repressa della regione himalayana. La Casa Bianca, in una dichiarazione dello stesso 15 febbraio , ha sollecitato il Paese asiatico “a porre immediatamente fine al sostegno e al porto sicuro fornito a tutti i gruppi terroristici che operano sul suo territorio”.

I funzionari indiani hanno riferito ai media internazionali di avere “prove incontrovertibili” del coinvolgimento pakistano nell’attentato. Il governo pakistano ha rigettato quest’ipotesi, definendo l’attacco una questione di “grave preoccupazione”.

Arun Jaitley, che ricopre la carica di ministro degli Affari e quella di ministro delle Finanze ed è una delle figure più importanti nell’amministrazione Modi, ha rivelato ai giornalisti l’India potrebbe cominciare a lavorare per assicurare il “completo isolamento” del Pakistan. Il primo passo, secondo il ministro, includerebbe la rimozione dei privilegi commerciali della nazione più favorita (Most Favourite Nation) che erano stati accordati al Pakistan, sebbene gli scambi bilaterali annuali tra i paesi siano appena 2 miliardi di dollari.

Il segretario degli Esteri indiano, Vijay Gokhale, ha convocato l’ambasciatore del Pakistan, Sohail Mahmood, e lo ha sollecitato affinché lo Stato intraprendesse azioni contro il gruppo Jaish.  Nel frattempo, una folla di manifestanti si è radunata a Jammu, la parte della regione contesa controllata dall’India, per chiedere un’azione contro il Pakistan. L’amministrazione, per ora, ha imposto un coprifuoco d’emergenza nella città in Kashmir dopo alcuni episodi di violenza della manifestazione. Anche a Nuova Delhi vi sono stati momenti di tensione, dopo che una folla ha cominciato a marciare verso l’ambasciata pakistana.

Poco dopo l’attacco di giovedì, Jaish ha pubblicato fotografie e un filmato di un giovane ragazzo del Kashmir, Adil Ahmad Dar, che ha dichiarato di aver effettuato l’attacco suicida al convoglio. Nel video, Dar ha avvertito di ulteriori attacchi per vendicare le violazioni dei diritti umani.

L’insurrezione separatista è diminuita alla fine degli anni ’80, ma negli ultimi cinque anni ha nuovamente aumentata, quando una nuova generazione di abitanti della regione è stata attratta dalla militanza.

L’ultimo attacco in Kashmir di stessa portata è avvenuto nel 2016, quando i militanti dell’organizzazione Jaish hanno fatto irruzione in un campo militare indiano, lasciando a terra 20 soldati. Alcune settimane dopo, Modi ordinò una controffensiva su sospetti campi di militanti oltreconfine, in Pakistan. Questa risposta ha rispecchiato la promessa elettorale del primo ministro quando, nel 2014, ha dichiarato ai suoi elettori di voler perseguire una linea dura politica estera, specialmente con Islamabad. I due Paesi sono entrati in guerra tre volte dall’indipendenza dal Regno Unito del 1947, e per due volte per il Kashmir. La linea di controllo, ossia il confine de facto che divide la regione contesa tra le due potenze, è considerata uno dei punti geopolitici più pericolosi al mondo, specialmente dopo l’annuncio da parte di entrambi gli Stati del successo nel perseguimento di armi nucleari nel 1998.

Il Jaish-e-Mohammad è uno dei gruppi più micidiali che opera nel Kashmir. Nel 2001, l’organizzazione terrorista ha compiuto un attacco al Parlamento di Nuova Delhi che ha portato l’India e il Pakistan sull’orlo di una nuova guerra. Tuttavia, gli sforzi indiani per aggiungere il leader di Jaish, Masood Azhar, nella lista nera dei terroristi di Al Qaeda sono stati bloccati dalla Cina.

Il Pakistan sta vivendo un momento difficile, poiché sta lottando per attirare gli investimenti stranieri e scongiurare una crisi economica. Le sue riserve in valuta estera stanno scendendo rapidamente a meno di $ 8 miliardi, equivalenti a solo due mesi di pagamenti per l’importazione. Questa rinnovata tensione di frontiera rischia di gettare un’ombra sul Paese durante la visita da parte del principe ereditario saudita, che si troverà a Islamabad nel fine settimana e a Nuova Delhi la prossima settimana.

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di Redazione

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