Yemen: Camera dei Rappresentanti USA adotta risoluzione per interrompere sostegno alla coalizione saudita

Pubblicato il 14 febbraio 2019 alle 12:45 in USA e Canada Yemen

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La Camera dei Rappresentanti ha adottato una risoluzione per porre fine al supporto americano alla coalizione saudita che bombarda i ribelli sciiti Houthi in Yemen, mercoledì 13 febbraio.

La misura, passata con 241 voti favorevoli e 177 contrari, passerà ora al Senato, dove godrà del supporto dei Democratici e di specifici esponenti repubblicani. Lo scorso dicembre, il Senato aveva adottato una simile risoluzione, che tuttavia è caduta quando il Congresso si è aggiornato per l’anno nuovo.

Prima del voto, sono stati aggiunti due emendamenti alla risoluzione. Il primo prevede un continuo scambio di informazioni di intelligence con l’Arabia Saudita, mentre il secondo condanna l’antisemitismo e dichiara che gli USA oppongono qualsiasi boicottaggio commerciale nei confronti di paesi alleati, come Israele. La risoluzione, inoltre, fa riferimento al War Powers Act del 1973, il quale fornisce al Congresso la possibilità di porre fine al coinvolgimento statunitense in un conflitto, ove non ci sia stata una dichiarazione di guerra formale.

“Quasi tutte le bombe che sono cadute dal cielo yemenita sono state prodotte negli Stati Uniti, e hanno colpito matrimoni, ospedali, case, funerali, campi di rifugiati e scuole”, ha spiegato il rappresentante dei Democratici, Jim McGovern, prima delle votazioni. Se la misura passerà in Senato, è possibile che affronterà il veto da parte di Donald Trump, che ha evitato di menzionare lo Yemen nel corso del discorso sullo stato dell’Unione, la scorsa settimana. I politici americani a favore della risoluzione necessiteranno della maggioranza dei 2/3 in entrambe le camere del Congresso per superare il veto presidenziale.

I membri repubblicani della Camera dei Rappresentanti supportano la posizione dell’amministrazione Trump sul conflitto in Yemen, che è considerato importante per contrastare indirettamente l’Iran. Come affermato dal rappresentante dei repubblicani, lee Zeldin, se la risoluzione passerà, permetterà a Teheran di portare avanti le proprie attività “nefasti” nella regione.

Trump e gli ufficiali della sua amministrazione, in difesa della loro posizione, continuano a sostenere che il supporto alla coalizione saudita è limitato solamente al rifornimento in volo, alla condivisione di intelligence e al supporto logistico, e che il presidente sta agendo nel pieno delle proprie facoltà in linea con l’Arms Export Control Act del 1976, per aiutare un alleato.

La guerra civile in Yemen, scoppiata il 22 marzo 2015, contrappone i ribelli sciiti Houthi da una parte, e le forze governative del presidente Rabbo Mansour Hadi dall’altra. Quest’ultimo è sostenuto dalla coalizione a guida saudita, appoggiata, a sua volta, dagli USA Tale coalizione è composta da Arabia Saudita, Bahrein, Egitto, Kuwait, Sudan ed Emirati Arabi Uniti ed è entrata nel conflitto yemenita il 26 marzo 2015, in sostegno del presidente Hadi, l’unico riconosciuto dalla comunità internazionale.

L’Arabia Saudita ritiene che l’Iran fornisca armi e missili balistici ai ribelli sciiti, con i quali questi cercano di colpire il suo territorio nazionale. Teheran, tuttavia, ha sempre respinto le accuse, affermando che gli attacchi dei ribelli yemeniti sarebbero giunti in risposta ai “crimini di guerra” commessi dalla coalizione araba in Yemen e che gli Houthi avrebbero sviluppato da soli le capacità per produrre armi difensive, tra le quali i missili. Sia la coalizione araba, sia Teheran, mirano a stabilire il proprio controllo nel Paese e temono che la fazione avversa stabilisca la propria presenza nel territorio, determinando così l’influenza sciita o sunnita nella regione.

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Sofia Cecinini

di Redazione

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