Venezuela: critiche a Trump per la nomina di Elliott Abrams

Pubblicato il 14 febbraio 2019 alle 6:30 in USA e Canada Venezuela

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Elliott Abrams, il nuovo inviato speciale dell’amministrazione Trump per la crisi politica venezuelana è al centro di numerose polemiche. Abrams è infatti ben noto negli ambienti latinoamericani a causa della sua condanna per aver nascosto informazioni sull’affare Iran-Contra e a causa del suo tentativo di screditare i resoconti del massacro di quasi 1.000 persone da parte di un battaglione militare addestrato dagli Stati Uniti in El Salvador durante la guerra civile nel paese centroamericano negli anni ’80. 

Un passato per cui la stampa ufficiale cubana, sostenitrice di Nicolás Maduro, non ha esitato a definirlo “criminale di guerra”.

Elliott Abrams, un membro neo-conservatore del partito repubblicano, è stato nominato questa settimana dal Segretario di Stato americano Mike Pompeo per dirigere tutti gli aspetti della campagna americana in Colombia e Venezuela, con l’obiettivo di una rapida sostituzione del presidente venezuelano Nicolás Maduro.

Abrams, descritto da Pompeo come un “veterano della politica estera diligente, con principi e risoluto”, ha accompagnato il segretario di Stato sabato 9 febbraio per sollecitare il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite a riconoscere il leader dell’opposizione venezuelana Juan Guaidó come presidente ad interim del paese latinoamericano.

“Questa crisi in Venezuela è profonda, difficile e pericolosa, e non vedo l’ora di lavorarci” – ha dichiarato Abrams dopo la sua nomina di venerdì, notando che ha lasciato il Dipartimento di Stato proprio 30 anni fa. Pompeo lo ha accolto calorosamente, affermando che la “passione per i diritti e le libertà di tutti i popoli di Abrams” lo rende perfetto per la carica e “un’aggiunta preziosa e puntuale “al team del Dipartimento di Stato.

Diversi osservatori, sia negli USA che soprattutto in America Latina, pur non arrivando alle durissime accuse della stampa cubana, non concordano con le affermazioni di Pompeo.

Il controverso passato di Abrams in America Centrale e in particolare la sua sottovalutazione degli abusi dei diritti umani da parte dei governi centroamericani sostenuti dagli Stati Uniti mentre prestava servizio presso il Dipartimento di Stato sotto il presidente Ronald Reagan sono al centro delle polemiche.

Una delle istanze coinvolse la più grande uccisione di massa nella recente storia dell’America Latina: il massacro del dicembre 1981 di circa 1.000 uomini, donne e bambini nel villaggio salvadoregno di El Mozote da parte di unità militari addestrate ed equipaggiate dagli Stati Uniti. Rispetto a quel massacro Abrams sminuì i dati e tentò di occultarli dinanzi alla commissione d’inchiesta del Senato statunitense.

Nel 1991 Abrams accettò di dichiararsi colpevole per aver occultato al Congresso documenti riguardanti lo scandalo Iran-Contra. Lo scandalo Iran-Contra coinvolse l’amministrazione Reagan durante il secondo mandato del presidente repubblicano (1984-88). A seguito di un bando del Congresso ai finanziamenti USA alla guerriglia nicaraguense (la Contra, dallo spagnolo Contrarevolución, controrivoluzione), l’amministrazione Reagan aggirò il divieto vendendo armi all’Iran e devolvendo i finanziamenti alla Contra tramite paesi terzi.

Abrams è criticato anche per il suo ruolo di inviato di George H.W. Bush in Africa prima della condanna. La rigidità di Abrams, secondo gli esperti, lasciò a Cuba il ruolo principale di interlocutore nei colloqui di pace seguiti alla guerra civile angolana e all’intervento sudafricano in Angola.

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale 

Traduzione dallo spagnolo e dall’inglese e redazione a cura di Italo Cosentino

di Redazione

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