Iran: attacco suicida contro Guardia Rivoluzionaria al confine con il Pakistan

Pubblicato il 14 febbraio 2019 alle 10:50 in Iran Medio Oriente

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Almeno 27 membri della Guardia Rivoluzionaria iraniana sono morti, mentre altri 10 sono rimasti feriti, in un attacco suicida in nel Sud-est dell’Iran, al confine con il Pakistan, mercoledì 13 febbraio. Il gruppo armato Jaish al-Adl ha rivendicato l’azione, secondo quanto riportato da un’agenzia di stampa locale.

L’attentato ha colpito l’autobus sul quale viaggiavano gli ufficiali iraniani, nella provincia di Sistan e Baluchistan, la quale è attraversata dai traffici di oppio e, in passato, è stata teatro di scontri tra le forze iraniane e i separatisti locali. Nello specifico, l’esplosione è avvenuta sulla strada che collega le città di Zahedan e Khash. 

“L’incidente non danneggerà la nostra risolutezza a difendere la rivoluzione islamica, e la nostra volontà di combattere il terrorismo”, ha dichiarato il vicepresidente iraniano, Eshaq Jahangiri. La Guardia Rivoluzionaria ha emesso un comunicato in cui ha spiegato che l’attacco è avvenuto mentre i suoi membri stavano rientrando dal confine.

Secondo la ricostruzione fornita, un’autobomba si è fatta esplodere accanto all’autobus.  Il portavoce del Ministero degli Esteri, Bahram Qassemi, ha giurato che le forze di sicurezza iraniane si “vendicheranno per il sangue dei martiri versato”. Allo stesso modo, il presidente Hassan Rouani ha promesso una vendetta contro il gruppo di mercenari responsabile dell’attacco, che è avvenuto lo stesso giorno dell’inizio del summit di Varsavia sul Medio Oriente, sponsorizzato dagli Stati Uniti, al quale hanno preso parte circa 60 Paesi. L’Iran ha collegato l’attacco a tale evento, asserendo che la conferenza sia stata organizzata appositamente per esercitare pressione contro Teheran.

La Guardia Rivoluzionaria è una delle principali fonti di potere economico e militare di Teheran, e risponde soltanto al leader supremo, Ayatollah Khamenei. Spesso, i suoi membri sono vittima di attacchi. Nel 2009, oltre 40 persone, tra cui 6 ufficiali, sono morti in un attacco suicida rivendicato da un gruppo di estremisti della provincia di Sistan e Baluchistan.

Il 7 giugno 2017, l’Iran ha subito il primo attacco terroristico rivendicato dall’ISIS. Quella mattina si sono verificati due attentati simultanei a Teheran. Il primo è avvenuto presso il Parlamento iraniano alle 10:15 locali, dove 4 individui, uno dei quali si è fatto saltare in aria, hanno cominciato a sparare, ferendo 3 guardie. Il secondo si è verificato alle 10:30 locali nei pressi del mausoleo dell’Ayatollah Khomeini, dove un uomo armato ha aperto il fuoco, mentre una kamikaze si è fatta esplodere. Le vittime sono state in tutto 23, tra cui i 5 attentatori, mentre i feriti 52. Subito dopo l’accaduto, il ministro dell’Interno iraniano, Mohammad Hossein Zolfaghari, ha riferito che gli attentatori si erano introdotti all’interno del Parlamento travestiti da donne. Il 9 giugno 2017, l’ISIS ha rivendicato il doppio attentato attraverso un comunicato pubblicato dall’agenzia di stampa online dei terroristi, Amaq. 

L’attacco precedente al 13 febbraio era avvenuto il 6 dicembre, quando almeno 3 persone sono morte, mentre altre sono rimaste ferite, in un attacco nel Sud dell’Iran, vicino ad una stazione di polizia nel porto di Chabahar. Secondo quanto riportato dall’agenzia di stampa iraniana IRNA, si è trattato di un attentato suicida. Nello specifico, alcuni terroristi a bordo di un veicolo carico di esplosivo si sarebbero fatti esplodere vicino ai quartier generali della polizia locale. L’esplosione è stata seguita da spari. 

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Sofia Cecinini

di Redazione

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