Egitto: Parlamento approva emendamenti per estendere il mandato di al-Sisi

Pubblicato il 14 febbraio 2019 alle 15:14 in Africa Egitto

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Il Parlamento egiziano ha approvato nuove misure che permetteranno al presidente Abdel Fattah al-Sisi di estendere il proprio mandato presidenziale fino al 2034, aumentando così il potere e il controllo sul Paese.

Come spiega il New York Times, le votazioni in seno al Parlamento, che è gestito dalle agenzie di intelligence di al-Sisi, hanno messo in moto un meccanismo verso una modifica della Costituzione che, nel giro di tre mesi, potrebbe culminare in un referendum che, ormai, è considerato un’opzione certa.

Tali cambiamenti, una volta attuati, continua il quotidiano americano, confermeranno la tendenza che si è affermata dalla rivoluzione del 2011, ovvero una leadership basata su una singola personalità che vuole mantenere il potere più a lungo possibile, magari fino alla morte. La fine dell’attuale mandato di al-Sisi è fissata per il 2022. Con le nuove modifiche il leader egiziano sarà in grado di governare per altri due mandati da 6 anni ciascuno e, inoltre, avrà il potere di nominare giudici, procuratori generali, mentre l’esercito avrà la facoltà di approvare la scelta del ministro della Difesa. Gli emendamenti, nello specifico, definiscono l’esercito il “guardiano e protettore” dello Stato d’Egitto, della democrazia e della Costituzione.

Nel novembre 2017, al-Sisi aveva giurato di non voler estendere la propria leadership e di non voler intervenire sulla Costituzione. Tuttavia, con le elezioni presidenziali dello scorso marzo, alle quali al-Sisi ha ottenuto il 97% dei voti, i suoi seguaci hanno iniziato a paventare la possibilità di un cambiamento costituzionale per estendere il suo potere. A loro avviso, tali cambiamenti erano necessari per introdurre riforme economiche per stabilizzare il Paese.

In seguito ai disordini politici del 2011, che hanno portato al rovesciamento del regime di Hosni Mubarak, al potere da 29 anni, hanno messo in ginocchio l’economia dell’Egitto, mettendo in crisi il ramo del turismo, allontanando gli investitori stranieri e riducendo anche la produttività. Da quando al-Sisi è salito al potere, l’8 giugno 2014, ha adottato una serie di riforme provocando un forte discontento tra i cittadini, che tuttavia non è mai sfociato in proteste violente per le strade del Paese. I rari casi in cui si sono svolti cortei, la polizia è prontamente intervenuta per sedarli.

Fin dall’inizio, il governo di al-Sisi ha mostrato il pugno di ferro, vietando le proteste non autorizzate e imprigionando migliaia di persone per reprimere massicciamente ogni forma di dissenso. Dalla cacciata dell’ex presidente islamista Mohamed Morsi, avvenuta il 3 luglio 2013, le autorità egiziane hanno iniziato a lanciare una dura repressione contro la Fratellanza Musulmana, dichiarata organizzazione terrorista nel dicembre 2013, e contro tutti gli oppositori politici.

Nonostante le denunce avanzate dalle organizzazioni che difendono i diritti umani, come Amnesty International, l’Egitto continua a godere del supporto di numerosi alleati, sia tra i paesi arabi sia tra quelli occidentali, i quali lo considerano un baluardo contro la militanza islamista, Il presidente americano, Donald Trump, ad esempio, ha definito al-Sisi “una persona fantastica”, mentre il segretario di Stato, Mike Pompeo, ha lodato le sue politiche nel corso di una visita al Cairo nel mese di gennaio. Allo stesso modo, recentemente, durante il viaggio del presidente Emmanuel Macron nel Paese nordafricano, la Francia ha concluso accordi sulle armi con l’Egitto.

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Sofia Cecinini

di Redazione

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