Afghanistan: missione tedesca NATO estesa di un altro anno

Pubblicato il 14 febbraio 2019 alle 13:05 in Afghanistan Germania

FacebookTwitterLinkedInEmailCopy Link

Il Gabinetto della cancelliera tedesca, Angela Merkel, ha deciso di estendere la missione militare in Afghanistan per un altro anno, secondo quanto riferito dall’emittente televisiva Deutsche Welle giovedì 14 febbraio. In più, il giorno precedente i media tedeschi hanno divulgato un rapporto che dimostra i dubbi di Berlino sulle prospettive di pace nel Paese asiatico.

La Germania, secondo quanto riportato da tale documento, si è offerta di ospitare un’ulteriore conferenza di pace, riservando un posto per i leader talebani. Il Paese è dubbioso sul processo di pace nel Paese asiatico ed è critico nei riguardi dei potenziali piani di ritiro degli Stati Uniti, giudicandoli secondo il documento ingenui ed eccessivamente frettolosi.

La Germania ha ospitato per la prima volta un vertice sulla pace in Afghanistan nel castello di Petersberg, fuori Bonn, nel dicembre 2001. Il conseguente “Accordo di Bonn” ha gettato le basi per gli sforzi di costruzione dello stato sostenuti dalla NATO in Afghanistan a seguito dell’invasione dell’alleanza nel Paese.

Il rapporto, indirizzato solo a membri selezionati del Bundestag, afferma che Washington si sta sforzando a trovare rapidamente una soluzione politica al fine di aprire la strada al sicuro ritiro militare delle truppe. L’esperienza tuttavia, secondo il report tedesco, ha dimostrato che “un tale processo può durare diversi anni senza scoperte decisive”, in particolare “di fronte alla complessa posizione intergovernativa afghana e internazionale”.

La Deutche Welle ha riferito che il documento di giovedì è stato firmato dall’ufficio di Angela Merkel, dal Ministero della Difesa e dal Ministero degli Esteri. Una porzione del documento spiega che, se gli Stati Uniti ritireranno significativamente il loro impegno militare, il governo tedesco rivaluterà completamente le sue azioni in Afghanistan.

 Il portavoce del Ministero degli Esteri, Rainer Breul, ha minimizzato l’importanza del dossier di 11 pagine in una conferenza stampa, sottolineando ripetutamente che gli Stati Uniti non avevano ancora comunicato alcun concreto piano di ritiro.  Il funzionario ha affermato che il documento divulgato dalla Deutche Welle non riguarda gli Stati Uniti, ma solamente l’Afghanistan e i pensieri tedeschi per un processo di pace risolutivo, “a livello militare e civile e per cooperazione allo sviluppo della regione”. Secondo le parole di Breul, la linea di Berlino rimane molto chiara, ed include il bisogno di una riappacificazione intestina nello Stato asiatico.

La Bundeswehr, nome ufficiale delle forze armate tedesche, ha attualmente circa 1.200 soldati d’istanza in Afghanistan, come parte della Resolute Support Mission della NATO. Ieri, a Bruxelles per la conferenza tra i ministri della difesa dei Paesi membri della NATO, il suo segretario generale, Jens Stoltenberg, ha affermato che il ruolo dell’organizzazione in Afghanistan è quello di fornire una soluzione politica e pacifica al conflitto, alle condizioni del governo legittimo, e non è dunque scontato il ritiro delle truppe NATO in tempi rapidi dal territorio.

Tali dichiarazioni si scontrano con la nuova linea politica del presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, sul territorio afghano. Un funzionario americano, il 21 dicembre, aveva comunicato che il capo della Casa Bianca aveva in programma di ritirare oltre 5.000 soldati dall’Afghanistan. Durante la sua campagna presidenziale del 2016, Trump aveva dichiarato di voler concentrarsi maggiormente sulle questioni interne rispetto ai conflitti stranieri. Tuttavia, l’improvviso annuncio di Trump a dicembre di ritirare le forze americane dalla Siria e dall’Afghanistan ha allarmato alleati e funzionari americani che ancora giudicano lo Stato islamico una minaccia. La volontà di dimezzare la presenza dell’esercito a Kabul è stata ribadita martedì 5 febbraio nel discorso sullo stato dell’Unione, dove il presidente ha elogiato il lavoro della sua amministrazione nell’accelerare i colloqui di pace per un accordo politico in per porre fine alla guerra più lunga d’America.

In effetti, vi è stato un rinnovato impegno americano nel processo di pace in Afghanistan. L’inviato speciale degli Stati Uniti per la riconciliazione in Afghanistan, Zalmay Khalilzad,  ha intavolato una serie di trattative con i leader talebani e con i governi della regione per ristabilire la pace. L’ultimo round si è tenuto a Doha, in Qatar, dal 22 al 28 gennaio. In tale incontro, si è concluso una bozza di accordo quadro, la cui prima versione prevede che le truppe statunitensi lasceranno il suolo afghano entro 18 mesi dalla firma e ratifica di detto accordo. Alla fine dei negoziati, a ogni modo, non è stato diffuso alcun comunicato congiunto, nonostante “progressi significativi” siano stati confermati da un tweet dello stesso Khalilzad.

Da decenni, l’Afghanistan è caratterizzato da una profonda instabilità politica. In seguito al crollo del regime sovietico, i talebani si sono affermati come gruppo dominante e, alla fine di una sanguinosa guerra civile tra diversi gruppi locali, hanno governato gran parte dell’Afghanistan dal 1996. Dopo essere stati abbattuti dagli americani, in seguito all’invasione del 2001 e all’intervento della NATO nell’agosto 2003, i talebani sono tornati a essere un gruppo insurrezionale che compie numerose offensive per destabilizzare il Paese e riprendere il controllo del governo. I talebani, tuttavia, non sono l’unica preoccupazione dell’esercito di Kabul e degli USA, poiché, dal 2015, l’Afghanistan è minacciato anche dalle attività della Khorasan Province, la branca dell’ISIS attiva nell’area, che compie attacchi sistematici contro le comunità locali sciite.

Leggi Sicurezza Internazionale, il primo quotidiano italiano interamente dedicato alla politica internazionale

di Redazione

Al fine di migliorare la tua esperienza di navigazione, questo sito utilizza i cookie di profilazione di terze parti. Chiudendo questo banner o accedendo ad un qualunque elemento sottostante acconsenti all’uso dei cookie.