NATO: ritiro truppe dall’Afghanistan ancora da decidere

Pubblicato il 13 febbraio 2019 alle 16:45 in Afghanistan Asia

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Il segretario generale della NATO, Jens Stoltenberg, ha affermato che il ruolo dell’organizzazione in Afghanistan è quello di fornire una soluzione politica e pacifica al conflitto, alle condizioni del governo leggittimo, e non è dunque scontato il ritiro delle truppe in tempi rapidi dal territorio.

Stoltenberg ha asserito che l’obiettivo dell’organizzazione non è rimanere in Afghanistan a tempo indeterminato, ma è quello di presenziarvi al fine di combattere il terrorismo e addestrare, assistere e consigliare l’esercito nazionale afghano e le forze di sicurezza in modo che possano stabilizzare il loro Paese.

Il funzionario lo ha dichiarato ai microfoni dei giornalisti, prima dell’inizio della riunione a Bruxelles tra i ministri della Difesa dei Paesi NATO di mercoledì 13 febbraio. La riunione a Bruxelles, che continuerà fino a giovedì 14 febbraio, si concentrerà su gravi problemi di sicurezza in tutto il mondo, compresa la situazione in Afghanistan.

Il segretario ha poi aggiunto che ancora nessuna decisione è stata presa in merito al ritiro delle truppe ma, secondo le sue parole, “la NATO sostiene fermamente gli sforzi per raggiungere una soluzione politica e pacifica” e per questo mantiene uno stretto contatto con l’inviato speciale degli Stati Uniti per la conciliazione dell’Afghanistan, Zalmay Khalilzad, nominato dal capo della Casa Bianca, Donald Trump. Khalilzad ha intavolato una serie di trattative con i leader talebani e con i governi della regione per ristabilire la pace. L’ultimo round si è tenuto a Doha, in Qatar, dal 22 al 28 gennaio. In tale incontro, si è concluso una bozza di accordo quadro, la cui prima versione prevede che le truppe statunitensi lasceranno il suolo afghano entro 18 mesi dalla firma e ratifica di detto accordo. Alla fine dei negoziati, a ogni modo, non è stato diffuso alcun comunicato congiunto, nonostante “progressi significativi” siano stati confermati da un tweet di Khalilzad.

A dicembre, un funzionario USA aveva comunicato che il presidente Trump aveva in programma di ritirare oltre 5.000 soldati dall’Afghanistan. Durante la sua campagna presidenziale del 2016, Trump aveva dichiarato di voler concentrarsi maggiormente sulle questioni interne rispetto ai conflitti stranieri. Tuttavia, l’improvviso annuncio di Trump a dicembre di ritirare le forze americane dalla Siria e dall’Afghanistan ha allarmato alleati e funzionari americani che ancora giudicano lo Stato islamico una minaccia. La volontà di dimezzare la presenza dell’esercito a Kabul è stata ribadita martedì 5 febbraio nel discorso sullo stato dell’Unione, dove il presidente ha elogiato il lavoro della sua amministrazione nell’accelerare i colloqui di pace per un accordo politico in per porre fine alla guerra più lunga d’America.

Il segretario generale ha  informato tre volte i Paesi membri, nelle ultime settimane, sugli sforzi per raggiungere un accordo con i talebani.

Stoltenberg si è poi congratulato con il presidente afghano, Ashraf Ghani, per la sua leadership e l’iniziativa dell’anno passato, che ha portato ad un cessate il fuoco temporaneo e l’inizio del processo di pace. Secondo il funzionario, ai fini del ristabilimento della sicurezza nella regione asiatica è fondamentale una riconciliazione intestina del Paese.

L’auspicio del segretario si scontra con i recenti avvenimenti. Durante gli incontri tenutisi a Mosca ad inizio febbraio, il governo di Ghani è stato escluso e il team talebano si è confrontato esclusivamente con i membri dell’opposizione afghana. I ribelli giudicano il governo attualmente in carica illegittimo, come tutti quelli che si sono succeduti dal 2001 in poi, perché spalleggiati dalle potenze occidentali. La tensione tra i due poli non si è dunque stemperata durante i rinnovati colloqui di pace. Il presidente Ghani, domenica 10 febbraio, ha offerto ai talebani la possibilità di aprire un nuovo ufficio locale in Afghanistan, ma il gruppo ha rifiutato, in quanto intende far riconoscere quello già esistente a Doha, e si è detto determinato a mantenere il governo afghano fuori dalle trattative di pace con gli Stati Uniti.

Riguardo alle truppe della NATO sul suolo afghano, il segretario Stoltenberg ha dichiarato che gli alleati, impegnatisi di comune accordo, decideranno insieme il futuro atteggiamento da prendere, sulla base di condizione determinate dall’amministrazione afghana.

I funzionari talebani dovrebbero incontrare nuovamente Khalilzad il 25 febbraio prossimo, in Qatar, per un’altra serie di negoziati. Tali incontri dovrebbero vertere sul cessate il fuoco che, qualora fosse assicurato, porrebbe fine alla più lunga guerra combattuta su suolo straniero dalle truppe americane.

Da decenni, l’Afghanistan è caratterizzato da una profonda instabilità politica. In seguito al crollo del regime sovietico, i talebani si sono affermati come gruppo dominante e, alla fine di una sanguinosa guerra civile tra diversi gruppi locali, hanno governato gran parte dell’Afghanistan dal 1996. Dopo essere stati abbattuti dagli americani, in seguito all’invasione del 2001 e all’intervento della NATO nell’agosto 2003, i talebani sono tornati a essere un gruppo insurrezionale che compie numerose offensive per destabilizzare il Paese e riprendere il controllo del governo. I talebani, tuttavia, non sono l’unica preoccupazione dell’esercito di Kabul e degli USA, poiché, dal 2015, l’Afghanistan è minacciato anche dalle attività della Khorasan Province, la branca dell’ISIS attiva nell’area, che compie attacchi sistematici contro le comunità locali sciite.

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di Redazione

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