Diminuiscono le tensioni tra Francia e Italia: colloquio telefonico tra Macron e Matteralla

Pubblicato il 13 febbraio 2019 alle 12:12 in Francia Italia

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Il presidente francese, Emmanuel Macron, e il presidente della Repubblica italiano, Sergio Matterella, hanno colloquiato telefonicamente, la sera di martedì 12 febbraio, dopo che, la scorsa settimana, la Francia aveva richiamato il proprio ambasciatore a Roma per via delle “dichiarazioni oltraggiose” rilasciate dai politici italiani.

I due capi di Stato, durante la telefonata, hanno confermato nuovamente i saldi legami tra Italia e Francia, ricordando che, insieme, hanno costruito l’Europa. Di conseguenza, entrambi gli Stati hanno la responsabilità di collaborare per difendere e rilanciare l’Unione Europea. Il premier italiano, Giuseppe Conte, ha espresso soddisfazione per l’accaduto, riferendo che il colloquio ha confermato che “i rapporti storici tra Italia e Francia non possono essere messi in discussione da singoli episodi”.

Nel corso dei mesi passati, Francia e Italia hanno vissuto alcuni momenti di tensione, l’ultimo dei quali il 22 gennaio, quando la Parigi ha convocato l’ambasciatrice italiana nella capitale francese per chiedere spiegazioni in merito alle dichiarazioni rilasciate dal vicepremier, Luigi Di Maio, sulla presenza francese in Africa. In particolare, Di Maio aveva affermato che, a suo avviso, Parigi stava continuando a colonizzare il continente africano, spingendo le persone ad emigrare.

Il ministro dell’Interno italiano, Matteo Salvini, ha dato poi seguito alle dichiarazioni di Di Maio, affermando che, secondo lui, la Francia non ha alcun interesse nella stabilizzazione della Libia, probabilmente perché mira solo al suo petrolio, al contrario dell’Italia, che mira invece a risolvere la situazione politica del Paese nordafricano. 

Roma e Parigi, oltre a essere in competizione per estendere la propria influenza sulla Libia, non concordano su una linea comune da adottare per stabilizzare il Paese. In primo luogo, mentre l’Italia appoggia il governo di Tripoli, sostenuto dall’Onu e guidato dal premier Fayez Serraj, Parigi è più vicina al governo di Tobruk e al suo uomo forte, il generale Khalifa Haftar. In secondo luogo, la Francia ha insistito per mesi sull’organizzazione di elezioni in Libia per lo scorso 10 dicembre, come concordato alla Conferenza di Parigi tra diverse parti libiche il 29 novembre 2017. L’Italia e l’Onu, al contrario, ritengono che il Paese nordafricano non sia ancora pronto ad affrontare le votazioni.

Nel frattempo, una delegazione di magistrati italiani è attesa, il 13 e 14 febbraio, al Ministero di Giustizia di Parigi per una riunione con i colleghi francesi in merito alla sorte dei latitanti italiani che si sono rifugiati in Francia in seguito agli anni di piombo. Nei giorni passati, Salvini aveva infatti chiesto che “i 15 terroristi che si trovano in Francia venissero rimandati in Italia”.

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Sofia Cecinini

di Redazione

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