Australia: riapre centro di detenzione per richiedenti asilo sull’Isola di Natale

Pubblicato il 13 febbraio 2019 alle 17:55 in Australia Immigrazione

FacebookTwitterLinkedInEmailCopy Link

Il primo ministro australiano, Scott Morrison, ha affermato che il Paese riaprirà un centro di detenzione per richiedenti asilo, già in passato oggetto di controversie.

La dichiarazione, avvenuta mercoledì 13 febbraio, ha seguito la sconfitta in Parlamento nell’approvazione di una mozione che  consente ai migranti nei campi offshore di ricevere assistenza medica. L’opposizione, ossia partito laburista e gli indipendenti, ha votato per modificare le leggi “di linea dura” d’immigrazione per dare ai medici il diritto di trasferire circa 1.000 uomini e donne, provenienti da 2 centri di detenzione nel Pacifico, se bisognosi di cure mediche. La politica sull’immigrazione dell’Australia è nota come “Confini Sovrani” (Sovereign Borders).

L’emendamento, approvato dal Senato mercoledì stesso, ha inferto un duro colpo alla coalizione conservatrice al potere, che sta perdendo consensi nei sondaggi in vista delle elezioni previste per maggio 2019.

Morrison ha affermato che il cambiamento della legislazione porterà una nuova ondata di richiedenti asilo e per questo ha costretto il governo a riaprire un centro di detenzione sull’isola di Natale, un territorio a circa 1.550 km a nordovest dalla terraferma.

Ai microfoni dei giornalisti nella capitale Canberra, il primo ministro ha dichiarato che il governo ha approvato la riapertura delle strutture di detenzione sull’Isola di Natale “sia per affrontare la prospettiva degli arrivi sia quella dei trasferimenti”. La legislazione australiana prevedeva, prima della nuova mozione, che i richiedenti asilo intercettati in mare e portati nelle strutture in Papua Nuova Guinea e a Nauru non avessero il permesso di entrare in Australia a meno che il governo stesso, e non i medici, ritenesse che vi fosse il bisogno di cure urgenti.

Le Nazioni Unite e i gruppi sui diritti umani hanno spesso denunciato violazioni dei diritti dei detenuti nei centri offshore, soprattutto il Papua Nuova Guinea, un paese che è al 154esimo posto su 185 nell’indice sullo sviluppo umano delle Nazioni Unite.

Il ministro dell’Immigrazione, David Coleman, domenica 10 febbraio, ha affermato che il cambiamento della politica porterà nuovamente l’Australia nella situazione in cui migliaia di richiedenti asilo si recheranno in Indonesia per poi pagare i contrabbandieri al fine di essere trasportati in Australia tramite imbarcazioni di fortuna.

Gli oppositori hanno accusato il governo di diffondere la paura, asserendo che l’emendamento del Senato ha efficacia solo per i migranti già detenuti nei campi del Pacifico. Un parlamentare indipendente, Kerryn Phelps, ha screditato le parole dell’amministrazione Morrison sottolineando che la nuova clausola non offrirà alcun tipo di attrazione per coloro desiderosi di emigrare in Australia, poiché non saranno considerate parte della nuova legislazione.

Le strutture di detenzione sull’Isola di Natale, chiuse lo scorso anno dopo essere state in funzione per 10 anni, sono state sotto i riflettori durante le ultime elezioni nazionali. Nel 2001, il primo ministro australiano conservatore, John Howard, ha rifiutato il permesso d’entrata nelle acque australiane ad una nave norvegese che trasportava 433 rifugiati. Howard vinse la rielezione e mantenne il potere fino al 2007. Dopo aver lasciato l’ufficio, il governo laburista di centro sinistra iniziò la costruzione del centro di detenzione sull’Isola. La nuova politica ha coinciso con una nuova ondata migratoria che ha causato proteste a livello nazionale, spingendo i conservatori nuovamente al potere nel 2013.

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale.

di Redazione

Al fine di migliorare la tua esperienza di navigazione, questo sito utilizza i cookie di profilazione di terze parti. Chiudendo questo banner o accedendo ad un qualunque elemento sottostante acconsenti all’uso dei cookie.