Pompeo inizia una marcia nell’Europa centrale

Pubblicato il 12 febbraio 2019 alle 10:37 in Europa USA e Canada

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Il segretario di Stato americano, Mike Pompeo, lunedì 11 febbraio, è atterrato in Ungheria, la prima tappa di un viaggio di 5 giorni attraverso l’Europa. Pompeo dovrà altresì visitare anche la Slovacchia e la Polonia, dove presiederà una conferenza sul Medio Oriente, prima di tornare in patria via Bruxelles, in Belgio, e Reykjavik, in Islanda.

Il Dipartimento di Stato americano ha etichettato le fermate del segretario come un ritorno in una parte del mondo che 30 anni fa “ha abbattuto la cortina di ferro per rivendicare la propria libertà e sovranità”. In questo contesto, il compito di Pompeo sarà proprio quello di sostenere i legami della regione con l’Occidente, in un momento in cui le pressioni da parte di Cina e Russia sono in aumento, secondo una dichiarazione del Dipartimento di Stato.

Tuttavia, ci sono anche altre questioni politiche in gioco. Prima fra tutte, il fatto che in Ungheria e in Polonia, attualmente, ci sono 2 governi definiti di destra da Pompeo e considerati una spina nel fianco dall’Unione Europea. Ma, come se ciò non bastasse, anche la Slovenia rappresenterà una sfida politica per il segretario americano, il quale si recherà nel Paese un anno dopo l’assassinio di un giornalista intento ad indagare su un’importante rete di corruzione governativa.

Proprio alla luce di tali sviluppi, secondo quanto riporta il Washington Post, i critici della visita hanno avvertito la comunità internazionale che il primo ministro ungherese, Viktor Orban, insieme alla sua controparte polacca e a tutti gli altri leader di estrema destra in Occidente, sta ispirando una nuova avanguardia illiberale nel continente. A conferma di ciò, le fazioni in questione starebbero guadagnando terreno per le elezioni europee che si svolgeranno tra il 23 e il 26 maggio 2019.

Eppure, è interessante notare che, a livello nazionale, l’autoritarismo caratteristico del dominio di Orban ha portato la democrazia ungherese ad essere declassata a “parzialmente libera” nell’indice annuale pubblicato da Freedom House, una think thank statunitense, la quale colloca il Paese europeo tra Nazioni come lo Zimbabwe e il Pakistan. Nonostante ciò, Pompeo ha ripetutamente espresso simpatia per un blocco nazionalista di ispirazione orbaniana. Non a caso, in un discorso tenuto a Bruxelles, nel dicembre 2018, il segretario di Stato ha celebrato i Paesi che riaffermano la loro sovranità, ammonendo i governi europei e invitandoli a mettere gli interessi dei propri cittadini “prima di quelli dei burocrati” dell’Unione Europea.

In una riunione congiunta con Pompeo, lunedì 11 febbraio, il ministro degli Esteri ungherese, Peter Szijjarto, ha dichiarato che sia il proprio governo che l’amministrazione Trump sono “patriottici in termini di politiche”, desiderosi di difendere i loro confini e la propria “eredità cristiana”, oltre ad essere strettamente allineati con il governo israeliano. Tali connessioni probabilmente hanno contribuito a superare le preoccupazioni dell’amministrazione Trump sui flirt di Budapest con il Cremlino, sulla penetrazione di una grande azienda tecnologica cinese nel mercato ungherese e sulle sistematiche critiche avanzate nei confronti Orban da parte dei media indipendenti e della società civile.

“Troppo spesso, recentemente, gli Stati Uniti sono stati assenti in Europa centrale. Questo è inaccettabile. I nostri rivali hanno riempito quei vuoti. Oggi riaffermiamo la nostra determinazione a competere per un’influenza positiva nella regione ” ha altresì affermato Pompeo. Quando il segretario di Stato arriverà in Polonia, mercoledì 13 febbraio, sarà ospitato da un altro governo illiberale. Non caso, fu proprio a Varsavia che il presidente Trump pronunciò una sorprendente ode di sangue e terra al nazionalismo, a meno di sei mesi dal suo mandato. Perciò, proprio mentre l’amministrazione statunitense è intenta ad affrontare serie tensioni con Gran Bretagna, Germania e Francia circa il suo programma anti-Iran, ha trovato in Polonia un partner disponibile ad un vertice favorevole sul futuro del Medio Oriente. Non sorprende, dunque, che all’incontro sarà presente anche il primo ministro israeliano, Benjamin Netanyahu.

Tuttavia, secondo la testata giornalistica americana, piuttosto che costruire un consenso, il vertice in Polonia potrebbe solo sottolineare l’ampio divario presente tra Washington e i suoi partner europei tradizionali. Non a caso, una relazione emessa in vista della Conferenza di Sicurezza che si svolgerà a Monaco, tra il 16 e il 18 febbraio, con un raduno di dignitari di alto profilo che includerà una delegazione statunitense guidata dal vicepresidente Pence, ha accusato Trump di nutrire “un irritante entusiasmo per uomini forti in tutto il mondo” e ha suggerito “che questa amministrazione sta vivendo in un mondo post-diritti umani”,  contestando così l’ambizione dichiarata da Pompeo a Bruxelles di” costruire un nuovo ordine liberale “.

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Alice Bellante

di Redazione

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