Myanmar: manifestazione di una minoranza dispersa dalla polizia, 10 feriti

Pubblicato il 12 febbraio 2019 alle 17:55 in Asia Myanmar

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La polizia del Myanmar, martedì 12 febbraio, ha sparato proiettili di gomma, gas lacrimogeni e cannoni ad acqua, causando 10 feriti tra la folla,  per disperdere una protesta che si è costituita attorno alla costruzione della statua dell’eroe nazionale e generale indipendentista Aung San, per i diritti della minoranza etnica Karenni.

La reazione della polizia è stata confermata dai suoi funzionari e da un leader della manifestazione.

Gli organizzatori hanno affermato che almeno 3.000 persone si sono radunate nella festa per l’Union Day a Loikaw, la capitale dello montuoso Stato orientale di Kayah, noto anche come Karenni, nonostante fosse stato negato il permesso per la manifestazione.

L’uomo a cui è dedicata la statua, Aung San, anche padre della leader birmana, Aung San Suu Kyi, è stato il promotore di un patto costituito il 12 febbraio 1947 tra alcuni gruppi etnici, data diventata di festività nazionale, ma, che, secondo le minoranze, non fu mai realizzato dopo l’assassinio del generale dello stesso anno.

Khun Thomas, leader della Karenni State Youth Force, ha dichiarato nella sua diretta Facebook che il gruppo “non si oppone alla stessa statua del generale, ma sta chiedendo di mettere in pratica le sue promesse”, aggiungendo che continuerà la sua protesta. Più di 10 persone hanno subito lievi ferite durante gli sforzi della polizia di disperdere la manifestazione, secondo quanto riferito da Thomas a Reuters per telefono. Le immagini pubblicate sui social media hanno mostrato ferite sui volti e sui torsi di ragazzi manifestanti che indossavano tuniche tradizionali.

Al potere nel 2016, dopo decenni di governi a guida militare, la leader birmana Suu Kyi ha stabilito la sua massima priorità il ristabilimento della pace e degli equilibri interni tra i diversi gruppi etnici e armati, ma i progressi lenti e l’insoddisfazione crescente con il suo partito nelle aree di minoranza rappresentano una sfida per le elezioni fissate per il prossimo anno.

Secondo la versione del capo della polizia dello Stato di Kayah Win Htay, la tattica della polizia era volta alla sola intimidazione della folla. Secondo Htay, la situazione si è subito stabilizzata.

La presentazione di questo mese della statua in oro nella città di Loikaw, raffigurante il generale su un cavallo, ha riacceso le proteste, per le quali l’anno scorso 54 persone sono state accusate dall’Assemblea nazionale per incitamento e diffamazione. Nella capitale Yangon, circa due dozzine di persone hanno manifestato per sostenere le proteste dei Karenni e per opporsi alla costruzione di statue in onore del generale Aung San. Gli slogan sui cartelli, a Yangon, recitavano “basta con le statue, ci diano da mangiare”.

Le proteste delle minoranze rappresentano un filo rosso nella stora del Myanmar, e solo l’ultima delle crisi di fronte all’amministrazione del premio Nobel Suu Kyi, che nel 2015 ha preso il potere promettendo di porre fine alla miriade di guerre civili del paese. I governi birmani hanno combattuto vari gruppi ribelli di minoranze etniche in cerca di autonomia dopo l’indipendenza dalla Gran Bretagna nel 1948, sebbene alcuni abbiano raggiunto accordi di cessate il fuoco.


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di Redazione

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