Libia: Unione Africana propone conferenza internazionale a luglio 2019

Pubblicato il 12 febbraio 2019 alle 11:15 in Africa Libia

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L’Unione Africana (AU) ha proposto una conferenza globale sulla Libia per il prossimo luglio, al fine di porre fine alla situazione di profonda instabilità che caratterizza il Paese nordafricano dal 2011. Uno degli obiettivi della conferenza, inoltre, ha precisato l’Unione, è quello di organizzare elezioni per il mese di ottobre.

La proposta è stata avanzata martedì 12 febbraio attraverso un comunicato, in cui i 55 membri hanno espresso la volontà di organizzare un evento internazionale per la riconciliazione della Libia, sotto l’auspicio sia dell’AU sia dell’Onu, nella prima metà di luglio 2019. Nella dichiarazione viene altresì richiesto alla commissione dell’Unione Africana, alle Nazioni Uniti e al governo di Tripoli di “attuare tutte le misure necessarie per l’organizzazione di votazioni presidenziali e legislative”.

Da quando il dittatore libico, Muammar Gheddafi, è stato rovesciato ed eliminato attraverso l’intervento della NATO, guidato da Stati Uniti e Francia, nell’ottobre 2011, la Libia non ha mai compiuto una transizione democratica. Ancora oggi, il potere politico è diviso in due governi. Il primo, creato dall’ONU con gli accordi di Skhirat del 17 dicembre 2015, ha sede a Tripoli ed è guidato dal premier Fayez al-Serraj, sostenuto dalle Nazioni Unite e dall’Italia. Il secondo, con sede a Tobruk, è appoggiato da Russia, Egitto, Francia ed Emirati Arabi Uniti.

L’assenza di una guida unitaria del Paese, in grado di controllare efficacemente tutto il territorio nazionale ed i suoi confini, ha fatto sì che i trafficanti di esseri umani, i gruppi armati ed i terroristi portassero avanti indisturbati le proprie attività a danno dei cittadini e dei migranti, che sono vittima di abusi continui, venendo catturati per poi essere costretti ai lavori forzati.

La zona intorno alla capitale, nei mesi scorsi, è stata più volte teatro di violenti scontri tra milizie rivali, che hanno causato la morte di oltre 100 persone, contribuendo all’ulteriore deterioramento della stabilità. In reazione, il governo di Tripoli ha emanato nuove misure di sicurezza, riuscendo anche a far concludere due accordi di cessate il fuoco tra i gruppi di milizie coinvolti negli scontri.

Nel frattempo, il 6 febbraio, le forze del comandante dell’Esercito Nazionale Libico (LNA), Khalifa Haftar, uomo forte del governo di Tobruk, hanno preso il controllo di Al-Sharara, uno dei principali giacimenti petroliferi del Paese, posizionato a 900 km a Sud di Tripoli, senza sparare alcun colpo di proiettile. Il portavoce della LNA, Ahmad al-Mesmari ha riferito che il giacimento produce 315.000 barili di greggio al giorno, ovvero circa 1/3 della produzione totale della Libia. Il sito è stato chiuso per quasi due mesi per via degli scontri tra diversi gruppi armati. Attualmente, il giacimento di Al-Sharara è gestito da Akakus, una joint venture tra la National Oil Corporation (NOC) libica, la Repsol della Spagna, la Total della Francia, la OMV dell’Austria e la Statoil della Norvegia.

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Sofia Cecinini

di Redazione

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