USA – Corea del Sud: firmato accordo su spese militari congiunte

Pubblicato il 11 febbraio 2019 alle 12:29 in Corea del Sud USA e Canada

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Gli Stati Uniti e la Corea del Sud, il 10 febbraio, hanno firmato un accordo preliminare sul costo di stazionamento delle truppe statunitensi nel Paese asiatico, rimuovendo così un ostacolo in vista dell’incontro tra il presidente americano, Donald Trump, e il leader nordcoreano, Kim Jong Un, in Vietnam, il 27 e il 28 febbraio.

L’intesa raggiunta, tuttavia, non avrà valore quinquennale come di consueto, ma, al contrario, rappresenterà una soluzione provvisoria in vigore per un solo anno. Tale sviluppo è emerso alla luce dei protratti negoziati tra Washington e Seul, ormai in corso da marzo 2018, durante i quali i due alleati non sembravano in grado di raggiungere un accordo. Non a caso, gli Stati Uniti, inizialmente, avevano chiesto un raddoppio del contributo della Corea del Sud, affermando che l’alleato asiatico aveva il dovere di condividere maggiormente l’onere di sostenere circa 28.500 truppe statunitensi stanziate nella penisola coreana. Nonostante ciò, alla fine, Trump ha dovuto accontentarsi di un aumento dell’8,2% per il primo anno, una cifra equivalente alla totalità del budget della Difesa di Seoul per l’anno corrente. La Corea del Sud ha altresì accettato di elargire 1.0389 miliardi di won, ovvero circa 920 milioni di dollari, segnando un aumento significativo rispetto ai 960 miliardi di won pagati dal 2014 al 2018. Alla fine, entrambi i Paesi si sono detti soddisfatti dell’accordo raggiunto, anche noto come intesa sulle misure speciali, o Special Measures Agreement (SMA).

Timothy Betts, il vicesegretario di Stato statunitense per piani, programmi e operazioni, dopo essere stato alla guida dei negoziati, ha dichiarato: “Il governo degli Stati Uniti si rende conto che la Corea fa molto per la nostra alleanza come per la pace e la stabilità della regione. Lo SMA è solo una piccola parte di questo, ma è una parte importante. Siamo lieti che le nostre consultazioni abbiamo portato ad un accordo che rafforzerà la trasparenza e approfondirà la nostra cooperazione nell’alleanza”. Alla luce di ciò, è importante evidenziare che la firma dell’accordo è stata definita come “preliminare”, dal momento che esso deve essere ancora ratificato dalla legislatura della Corea del Sud. In questo contesto, il ministro degli Esteri sudcoreano, Kang Kyung-wha, si è pronunciato ottimista sulla futura approvazione dell’intesa.

Come anticipato, le due parti hanno tenuto ben 10 round di negoziati nel 2018. Non riuscendo a raggiungere alcun consenso prima della scadenza dell’accordo precedente alla fine dell’anno, hanno poi concordato l’istituzione di un gruppo di lavoro finalizzato a gestire i negoziati sulla futura condivisione dei costi. Oltre a ciò, hanno poi stabilito che nel caso in cui non si fosse raggiunta una nuova intesa entro la fine del 2019, l’accordo precedente sarebbe stato esteso su mutuo consenso.

Il legislatore conservatore dell’opposizione sudcoreana, membro del comitato parlamentare per gli Affari Esteri, Won Yoo-chul, ha dichiarato che è una fortuna che le due parti abbiano raggiunto un accordo prima del prossimo vertice di Trump e Kim in Vitetnam, in modo che la condivisione dei costi di Difesa sudcoreana non diventi materia di contrattazione con la Corea del Nord.

L’accordo stipulato con Seul è stato osservato da vicino anche dal Giappone, il prossimo Paese che sarà oggetto della campagna di Trump volta ad eliminare ciò che egli concepisce come “free-riding” o “parassitismo” degli Stati che approfittano della spesa per la Difesa della Casa Bianca. A conferma di ciò, sebbene i membri più anziani dell’amministrazione statunitense abbiano ripetutamente cercato di convincere Trump che gli USA ottengono enormi benefici per la sicurezza nazionale schierando truppe in Giappone e Corea del Sud, il presidente è ancora determinato a ottenere di più dai 2 Paesi, soprattutto dal momento che entrambi gestiscono eccedenze commerciali con gli Stati Uniti.

La Corea del Sud ospita circa 28.500 soldati statunitensi in più di 20 siti, mentre il Giappone ne ospita circa 54.000, di cui circa la metà sull’isola di Okinawa. Il Giappone inizierà i negoziati per la ripartizione dei costi della difesa alla fine del 2019 o all’inizio del 2020. Tokyo sosterrà di essere tutt’altro che un “free-rider”, soprattutto alla luce dei recenti acquisti significativi di F-35 e del sistema di difesa missilistica, Aegis Ashore, dagli Stati Uniti.

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Alice Bellante

di Redazione

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