Spagna: manifestazione unitaria del centro-destra contro il negoziato con la Catalogna

Pubblicato il 11 febbraio 2019 alle 7:45 in Europa Spagna

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Le tre formazioni del centro-destra spagnolo si uniscono per la prima volta in una manifestazione contro il negoziato sui 21 punti presentati dal leader catalano Torra al premier spagnolo Sánchez. Il Partito Popolare, i liberali di Ciudadanos e la destra radicale di Vox hanno riunito a Madrid migliaia di sostenitori (da 50.000 a 200.000 secondo le diverse stime) per chiedere le dimissioni di Sánchez e nuove elezioni.

Tra i manifestanti il premio Nobel per la letteratura Mario Vargas Llosa e l’ex primo ministro francese e candidato sindaco di Barcellona, Manuel Valls, il quale, critico nei confronti di Vox e non essendo uno degli organizzatori, non ha preso posto sul palco, condiviso dai leader delle tre formazioni Albert Rivera (Ciudadanos), Pablo Casado (PP) e Santiago Abascal (Vox).

PP, Ciudadanos e Vox avevano concordato il contenuto del manifesto che hanno letto i giornalisti Carlos Cuesta, María Claver e Albert Castillón. “I partiti e le organizzazioni della società civile uniti in questa concentrazione esprimiamo il nostro più forte rifiuto del tradimento perpetrato dal governo spagnolo in Catalogna” – si legge nel manifesto. Le tre formazioni coincidono nell’affermare che vi sono stati “costanti intollerabili cessioni” da parte del governo Sánchez al movimento indipendentista. Le trattative tra governo e partiti indipendentisti, negli stessi giorni in cui la Corte Suprema giudica i responsabili del referendum indipendentista catalano del 1 ottobre, sono considerati una “pugnalata alla legge e alla giustizia” da parte del governo Sánchez, che ha affermato nei giorni scorsi valutare un tavolo di dialogo tra le parti con rappresentanti del governo e dei partiti catalani sotto la supervisione di un “relatore”. Una delle “richieste”, sottolineano, del presidente della Generalitat Quim Torra che ha scatenato reazioni di condanna anche da parte di eminenti esponenti socialisti, tra cui l’ex premier Felipe González (1982-96) e l’ex vicepremier Alfonso Guerra (1982-91).

Le tre forze di destra sostengono che l’Esecutivo ha abdicato al giuramento di “mantenere e far rispettare la Costituzione”, richiedono che l’unità del paese non sia “messa in pericolo” e manifestano appoggio verso i giudici che giudicano i crimini derivati dal processo di indipendenza catalana. “Non siamo disposti a tollerare più tradimenti o cessioni di fronte a coloro che vogliono distruggere la nostra patria. Siamo qui per dire forte e chiaro che l’unità nazionale non è negoziabile” – ha concluso la lettura del manifesto con un invito a convocare elezioni affinché” gli spagnoli possano decidere il loro futuro”.

Al di là dei numeri, definiti “un fallimento” sia da Sánchez che da Torra, la protesta è stata simbolica per unire, a pochi messi delle elezioni europee, regionali e municipali di maggio, le tre forze della destra che si sono alleate con non poche difficoltà in Andalusia ponendo fine a 40 anni di governo socialista.

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Traduzione dallo spagnolo e redazione a cura di Italo Cosentino

di Redazione

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