Chi sono gli alleati di Nicolás Maduro

Pubblicato il 11 febbraio 2019 alle 6:05 in America Latina Venezuela

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Nonostante numerosi stati europei e americani abbiano riconosciuto Juan Guaidó come presidente del Venezuela, e indipendentemente dalle dimostrazioni di forza dell’opposizione in piazza contro il governo chavista, Nicolás Maduro può contare su alcuni alleati che hanno stretto le fila attorno alla cosiddetta “rivoluzione bolivariana”.

Innanzitutto con Maduro sono schierati gli alti comandi militari della Forza Armata Nazionale Bolivariana (FANB), l’esercito del Venezuela. Le forze armate sono l’ambiente in cui è cresciuto Hugo Chávez, predecessore e padre politico di Maduro. Sia Chávez che Maduro hanno promosso militari fedeli a loro e al “socialismo del XXI secolo”, su tutti il ministro della difesa e capo della FANB Vladimiro Padrino López. Con il peggiorare della situazione nel paese, a partire dal 2014, i militari sono diventati i grandi beneficiari del modello economico vigente in Venezuela, sono incaricati di importare e distribuire cibo, medicine e prodotti di base. Controllano la principale impresa del paese, la Petróleos de Venezuela S. A. (PDVSA), maggior fonte di introiti del governo di Caracas, e gestiscono il Petro, la criptovaluta con cui Maduro paga alcuni dei suoi creditori, tra cui la Russia. Almeno una dozzina di alti ufficiali è oggetto di sanzioni internazionali, accusati di crimini contro l’umanità.

Strumento del potere chavista è il Partito Socialista Unificato del Veneuzela, affiancato dalle organizzazioni municipali indipendenti sue alleate. Indipendentemente dalle difficoltà del chavismo (sconfitto alle elezioni parlamentari del 2015, capace di portare alle urne lo scorso maggio per la rielezione di Maduro meno del 45% della popolazione e dato al 14% secondo i sondaggi maneggiati dall’opposizione), il partito e le sue diverse ramificazioni sono ancora forti e capillarmente impiantati in tutto il territorio venezuelano. 

I collettivi paramilitari sono un altro dei punti di forza di Maduro. Sono l’ala armata della rivoluzione bolivariana e hanno partecipato direttamente alla repressione del 2014 e del 2017, intervenendo in alcuni casi anche durante le manifestazioni dell’opposizione delle ultime settimane. Oltre alla lealtà rivoluzionaria, i collettivi hanno interessi economici, alcuni leader gestiscono imprese pubbliche o a capitale misto grazie alla loro vicinanza con il potere.

Maduro gode, inoltre, dell’appoggio degli imprenditori che hanno fatto fortuna durante gli anni del chavismo, operando per lo più con imprese pubbliche o investendo in aziende a capitale misto pubblico-privato. Soprannominati “boliburgueses” (da bolivariano + borghese in spagnolo) sono al centro di indagini negli Stati Uniti, in Spagna, a Panama e soprattutto ad Andorra. Nel principato pirenaico imprenditori venezuelani legati al chavismo avrebbero dirottato almeno 200 dei 400 miliardi di dollari stornati dalle imprese pubbliche e dai progetti di investimento.

In ambito internazionale il più antico alleato politico di Maduro è Cuba. L’alleanza intessuta da Fidel Castro e Hugo Chávez prima ancora che il leader venezuelano vincesse le elezioni presidenziali del 1998 rimane forte. L’intelligence cubana lavora alla protezione degli interessi dell’isola in Venezuela, su tutti il petrolio che Caracas dà a L’Avana a un prezzo di favore, in cambio di aiuto medico e tecnologico: è previsto l’imminente arrivo dei medici cubani che hanno lasciato il Brasile. 

I principali alleati internazionali di Maduro, al di là di Cuba, sono Russia, Turchia e Cina, che di Maduro sono anche i principali creditori. “Consideriamo allarmante la situazione in Venezuela, risultato di una grossolana violazione del principio di non ingerenza negli affari interni di uno Stato sovrano” – ha attaccato Sergej Lavrov, ministro degli esteri di Mosca. Mosca non solo fornisce armi alle forze armate venezuelane, tra cui aerei Sukhoj, ma invia anche bombardieri con capacità atomica in modo che tutto il mondo possa vederli. Le compagnie petrolifere russe sono i grandi beneficiari dell’apertura alle aziende straniere della fascia dell’Orinoco. Anche i cinesi godono dell’apertura alle imprese estere dell’estrazione di greggio venezuelano. Pechino è il principale creditore di Caracas, per oltre 53 miliardi di dollari, ma è anche il secondo maggior acquirente di greggio venezuelano, quello che riceve più barili di petrolio dopo gli Stati Uniti. L’amicizia con la Turchia è la più recente, nata dall’esigenza di acquistare cibo a buon mercato e dalla vendita dell’oro estratto dall’Arco Minerario dell’Orinoco. Erdogan in un messaggio di sostegno a Maduro lo ha definito “fratello”.

Gli altri alleati di Maduro, dopo la sconfitta del Fronte Farabundo Martí in El Salvador, sono la Bolivia e il Nicaragua, mentre diverse isole caraibiche, dipendenti dal petrolio venezuelano, hanno optato per la neutralità tra Maduro e Guaidó.

 

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale 

Traduzione dallo spagnolo e redazione a cura di Italo Cosentino

 

di Redazione

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