Corea del Sud: sì ad incontro Kim-Trump ma dubbi sulla denuclearizzazione

Pubblicato il 11 febbraio 2019 alle 16:20 in Corea del Nord Corea del Sud

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Il presidente della Corea del Sud, Moon Jae-in, ha definito il prossimo summit tra il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, e il leader nordcoreano, Kim Jong Un, un “notevole passo avanti” per i negoziati di pace sulla penisola coreana. Nella sua dichiarazione, dell’11 febbraio 2019, ha tuttavia ammesso che il suo Paese conserva remore sulla promessa di denuclearizzazione di Pyongyang.

I primi commenti di Moon, dall’annuncio del vertice, hanno riguardato l’avvicinamento di un’era di pace e di prosperità sulla penisola. L’incontro, secondo le parole del presidente, è stato “un notevole passo avanti nel processo di pace”. Il leader sudcoreano ha tuttavia riconosciuto che ci sono molti dubbi sul fatto che “la denuclearizzazione e, conseguentemente, la pace, possano essere conclusi con successo”.

Trump e Kim si incontreranno ad Hanoi dal 27 al 28 febbraio, la prima volta dopo il loro unico summit a Singapore del 12 giugno 2018. Quell’incontro ha prodotto un accordo informale in cui i due capi di Stato si sono impegnati a denuclearizzare la penisola e a sospendere le sanzioni internazionali. Dal summit di Singapore, tuttavia, pochi progressi sono stati fatti. Una svolta decisiva è stato lo scambio di missive tra i due leader ad inizio di quest’anno, ed il discorso per il 2019 di Kim in cui si dichiarava pronto a confrontarsi e collaborare con l’amministrazione Trump. La riduzione della tensione ha portato ad una visita a Washington di una delegazione nordcoreana capitanata dall’ex presidente dei servizi segreti e capo missione per le negoziazioni con gli USA, Kim Yong Chol, e nello stesso giorno un incontro a Stoccolma.

I dubbi di Moon Jae sull’impegno di Kim alla denuclearizzazione sono stati confermati la settimana scorsa dalla pubblicazione di report confidenziale dell’Onu, in cui viene riferito che la Corea del Nord starebbe muovendo le proprie armi nucleari e missili balistici per nasconderli da potenziali attacchi americani. In particolare, il documento spiega che i programmi nucleare e missilistico di Pyongyang sono rimasti intatti e dimostrano che il Paese asiatico non ha mutato il proprio comportamento.

Pyongyang, poi, deve ancora fornire una conferma ufficiale dell’incontro nella capitale vietnamita.

Moon, che si è assunto il ruolo di mediatore tra Pyongyang e Washington con il compito di colmare il divario durante i colloqui, ha dichiarato che tutti e tre i capi di Stato hanno “forte fiducia nella direzione che la storia dovrebbe prendere”.

Alleati, specialmente sulla sicurezza, Seoul e Washington, hanno a volte perseguito approcci divergenti nei confronti di Pyongyang. Da una parte, la Corea del Sud ha mantenuto una facciata più conciliante con il Nord, mentre gli Stati Uniti hanno sempre insistito affinché le pressioni (anche economiche e finanziarie) rimanessero in auge fino alla totale denuclearizzazione. Moon, tuttavia, ha espresso gratitudine sia a Trump che a Kim per i loro “sforzi diplomatici senza precedenti e audaci”, aggiungendo che entrambi stavano superando una “profonda sfiducia”.

Anche Trump, la scorsa settimana, ha lodato e ringraziato la Corea del Nord per gli sforzi dimostrati nelle negoziazioni. Tuttavia, alcuni ufficiali dell’intelligence hanno contraddetto le sue dichiarazioni, asserendo che Pyongyang non ha ancora rinunciato alla propria denuclearizzazione, confermando la versione del report confidenziale delle Nazioni Unite. La direttrice della CIA, Gina Haspel, ha riferito che la Corea del Nord è impegnata a sviluppare missili nucleari a lungo raggio, che costituirebbero una minaccia diretta nei confronti degli USA.

Alla fine della Guerra di Corea, il 17 luglio 1953, il regime nordcoreano si è gradualmente isolato, soprattutto per via delle sue ambizioni militari e nucleari. Le tensioni con gli Stati Uniti in merito allo sviluppo del programma missilistico sono scoppiate nel 2003, quando Pyongyang abbandonò il Trattato di non-proliferazione nucleare (NPT), facendo altresì naufragare un accordo quadro con gli USA che prevedeva lo scambio tra forniture energetiche e la sospensione dell’armamento nordcoreano.

Quando Pyongyang, nel 2006, effettuò il primo test nucleare, il Consiglio di Sicurezza dell’Onu adottò alcune risoluzioni all’unanimità, condannando le azioni nordcoreane e imponendo sanzioni, che sono state aumentate nel corso del tempo con la speranza di fermare le mire della Corea del Nord. Tra le misure restrittive si contano un bando sulle importazioni di armi e delle tecnologie che aiuterebbero il regime di Pyongyang a raggiungere il proprio obiettivo nucleare.

 La relazione tra le due Coree è peggiorata nei mesi estivi del 2017, per via della escalation di dimostrazioni di forza tra la Corea del Nord da una parte, e gli Stati Uniti e la Corea del Sud dall’altra. La tensione si è stemperata agli inizi del 2018, quando il 9 gennaio le delegazioni dei due Stati si sono incontrate nella zona demilitarizzata che funge da confine per discutere della partecipazione della Corea del Nord alle Olimpiadi invernali e a seguito dello storico summit di Singapore.

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di Redazione

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