40 anni di Repubblica Islamica: tra manifestanti, dichiarazioni shock e crisi

Pubblicato il 11 febbraio 2019 alle 14:54 in Iran Medio Oriente

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L’11 febbraio 2019 ricorre il 40 ° anniversario della rivoluzione islamica in Iran, evento celebrato con una manifestazione nazionale, in un momento di crescente tensione economica e politica per la Repubblica Islamica. La manifestazione, le dichiarazioni e gli sviluppi nei rapporti tra l’Iran e il mondo.

L’Iran organizza una manifestazione nazionale ogni 11 febbraio, per evidenziare le dimensioni del sostegno popolare alla rivoluzione che, nel 1979, ha portato alla destituzione del governo dello Shah Mohammad Reza Pahlavi, supportato dagli Stati Uniti, e all’instaurazione della Repubblica Islamica, sotto la guida dell’Ayatollah Ruhollah Khomeini. A Teheran, centinaia di migliaia di manifestanti si sono radunati in piazza Azadi, uno dei luoghi più rappresentativi della capitale iraniana. In un discorso ai manifestanti, il presidente Hassan Rouhani ha affermato che la rivoluzione del 1979 ha salvato il Paese “dalla tirannia, dalla colonizzazione e dalla dipendenza”. “Questa nazione è riuscita a stabilire la Repubblica Islamica e un sistema di governo indipendente”, ha dichiarato Rouhani, sottolineando che il Paese è anche riuscito a “sventare le cospirazioni” guidate dagli Stati Uniti e da Israele. Il presidente ha anche promesso che la Repubblica Islamica continuerà a perseguire il suo programma missilistico per difendersi dalle minacce esterne. “Non abbiamo chiesto e non chiederemo mai il permesso per sviluppare il nostro arsenale missilistico e continuiamo a perseguire il nostro cammino verso la potenza militare”.

La mattinata delle celebrazioni si è svolta tra pioggia e neve, che non hanno fermato la marcia attraverso le strade della capitale. La manifestazione è stata caratterizzata da numerosi cartelli contro gli Stati Uniti e contro l’Arabia Saudita e da alcuni cori che inneggiavano alla “morte in America”, “morte in Israele” e “morte alla famiglia al-Saud”, riferendosi ai regnanti dell’Arabia Saudita. Un manifestante, un contabile di trent’anni, ha dichiarato ad Al Jazeera di partecipare ogni anno alle celebrazioni. Quest’anno sta marciando con sua moglie, il figlio di nove anni e altri membri della famiglia. L’uomo, che ha chiesto di mantenere l’anonimato, ha dichiarato che rimane fedele ai principi della Repubblica Islamica, ma chiede anche ai funzionari pubblici di agire contro la corruzione nel governo. La sicurezza è stata rafforzata in tutto l’Iran in vista della manifestazione. Nel 2018, infatti, alcuni uomini armati avevano aperto il fuoco durante una marcia militare ad Ahvaz in occasione del 30° anniversario della fine della guerra Iran-Iraq, uccidendo 29 persone e ferendone numerose altre.

A quarant’anni dalla rivoluzione, il Paese appare oggi più che mai diviso tra gli estremisti, che credono nella rigorosa applicazione delle leggi islamiche, e i riformisti, che spingono per una maggiore trasparenza economica e più libertà per la popolazione. Nel 2017, il presidente Hassan Rouhani è stato rieletto, in un voto considerato estremamente importante per la realizzazione del maggior progetto del presidente: l’accordo sul nucleare siglato con le potenze mondiali il 14 luglio 2015 e la conseguente revoca delle dure sanzioni economiche che hanno a lungo strangolato l’economia del Paese. Tuttavia, l’8 maggio 2018 gli Stati Uniti hanno abbandonato unilateralmente il patto nucleare multilaterale sostenuto dalle Nazioni Unite, hanno reimposto le sanzioni e adottato una politica di “massima pressione” nei confronti dell’Iran. La posizione del presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, mira a costringere l’Iran a negoziare lo sviluppo missilistico del Paese e la sua presenza militare in tutto il Medio Oriente. L’Iran esclude tali negoziati.

Trump ha dichiarato di aver attivato “le più dure sanzioni mai imposte” dagli Stati Uniti in un Paese. Settori chiave dell’economia iraniana, come il petrolio, sono stati colpiti duramente. La valuta iraniana, il rial, ha infatti subito un drastico calo di valore, peggiorando una situazione economica già compromessa da anni di embargo. Il persistente grave e disagio ha irritato la popolazione iraniana più povera, scatenando sporadiche proteste e scioperi durante il 2018. Per alleviare la situazione e per aiutare a salvare l’accordo sul nucleare, la Gran Bretagna, la Francia e la Germania hanno recentemente lanciato lo strumento a sostegno degli scambi commerciali, un meccanismo per effettuare scambi con l’Iran non basati sul dollaro e aggirare le sanzioni di Washington. Tuttavia, mentre l’Iran e l’Europa lavorano per salvare il patto nucleare, sia l’Unione Europea sia le Nazioni Unite hanno fortemente criticato le attività missilistiche iraniane e alcuni presunti complotti compiuti dall’Iran sul suolo europeo. Teheran, che afferma che i propri missili balistici saranno utilizzati esclusivamente a scopo difensivo, nega le accuse.

Venerdì 8 febbraio, il leader supremo Ayatollah Ali Khamenei ha espresso scetticismo riguardo alla volontà dell’Europa di agire nell’interesse dell’Iran. “Raccomando che non ci si debba fidare degli europei, proprio come degli americani”, ha dichiarato. “Non diciamo di non aver contatti con loro, ma di non fidarsi”. Khamenei ha poi nominato il presidente americano, Trump, il consigliere per la sicurezza nazionale, John Bolton, e il segretario di Stato, Mike Pompeo, e ha ricordato che uno degli slogan della rivoluzione si traduce con “morte ai governanti americani”. La commemorazione di quest’anno arriva poco prima di un summit organizzato dagli Stati Uniti nella capitale polacca, Varsavia, che è considerato un incontro anti-Iran. Il primo ministro israeliano, Benjamin Netanyahu, così come i leader dell’Arabia Saudita e dei suoi alleati, sono attesi a Varsavia il 13 e 14 febbraio per partecipare all’incontro, con l’obiettivo di promuovere “un futuro di pace e sicurezza in Medio Oriente “. Il fatto che il vertice fosse “incentrato sull’Iran” è stato accolto con rabbia da Teheran e con sgomento a Bruxelles, dove i funzionari dell’UE lottano per mantenere in vita l’accordo nucleare. Il destino dei rapporti del mondo intero con l’Iran, a quarant’anni dalla Rivoluzione, è ancora incerto come lo era allora. 

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Maria Grazia Rutigliano

di Redazione

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