Turchia: Cina chiuda campi di internamento Uiguri, “vergogna per l’umanità”

Pubblicato il 10 febbraio 2019 alle 12:57 in Cina Turchia

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Ankara ha esortato Pechino a chiudere i campi di internamento per musulmani presenti sul suo territorio, affermando che tali strutture, che si dice accolgano un milione di Uiguri, minoranza musulmana turcofona, sono “una grande vergogna per l’umanità”.

Il portavoce del Ministero degli Esteri turco, Hami Aksoy, nella serata di sabato 9 febbraio, ha emesso un comunicato indirizzato alla Cina in cui si legge: “La politica di assimilazione sistematica contro i turchi Uiguri, portata avanti dalle autorità cinesi, è una grande vergogna per l’umanità”. Aksoy ha proseguito spiegando che “non è più un segreto” che “oltre un milione” di turchi uiguri che incorrono in arresti “arbitrati” siano soggetti a torture e “lavaggi del cervello politici” in apposite prigioni e “campi di concentramento”. Infine, il portavoce ministeriale ha invitato il governo cinese a rispettare i diritti fondamentali degli Uiguri.

Nel corso della settimana precedente, numerosi attivisti operativi in materia di diritti umani hanno esortato le nazioni europee e musulmane a spronare l’Onu affinché venga avviata un’indagine sulla detenzione e “indottrinazione forzata”, da parte del governo cinese, di oltre un milione di Uiguri e altre minoranze musulmane nella provincia di Xinjiang. In tale regione sono stanziati circa 10 milioni di Uiguri, i quali rappresentano circa il 45% della popolazione totale del distretto cinese. Essi hanno da anni accusato le autorità di Pechino di discriminazione culturale, religiosa ed economica ai loro riguardi. Persino il presidente di Ankara, Recep Tayyip Erdogan, aveva in passato accusato Pechino di “genocidio” in merito alla questione, ma aveva poi via via riallacciato legami diplomatici ed economici con la Cina. Pechino, dal canto suo, nega che gli Uiguri vengano trattenuti nei campi di internamento contro la loro volontà, e sostiene che si tratti di strutture di rieducazione “volontaria”, concertate per fornire addestramento ed educazione al lavoro e sedare le tendenze “estremiste” del gruppo.

La reazione turca di sabato 9 febbraio fa seguito alla morte del poeta e musicista uigure Abdurehim Heyit, detenuto in custodia in Cina. Pechino deve sostenere una pressione internazionale in crescita a causa del suo cosiddetto programma di “deradicalizzazione” condotto nella provincia occidentale. Ankara ha lanciato un appello alla comunità internazionale e al segretariato generale delle Nazioni Unite affinché si passi all’azione. La Cina sostiene che tali misure siano necessarie per contrastare le spinte violente dei gruppi nella provincia, zona calda del Paese.

 

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale.

Consultazione delle fonti inglesi e redazione a cura di Claudia Castellani

di Redazione

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