Afghanistan: governo offre ufficio locale ai talebani, ma lo vogliono a Doha

Pubblicato il 10 febbraio 2019 alle 16:40 in Afghanistan Asia

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Il presidente afghano, Ashraf Ghani, domenica 10 febbraio, ha offerto ai talebani la possibilità di aprire un nuovo ufficio locale in Afghanistan, ma il gruppo ha rifiutato, in quanto intende far riconoscere quello già esistente a Doha, e si è detto determinato a mantenere il governo afghano fuori dalle trattative di pace con gli Stati Uniti.

In occasione di una visita diplomatica nella provincia afghana di Nangarhar, zona calda teatro di insurrezioni violente al confine con il Pakistan, il presidente Ghani ha manifestato preoccupazione e allarmismo circa la volontà dei talebani di mantenere l’amministrazione governativa fuori dal tavolo negoziale, al quale invece sono invitati i funzionari statunitensi. Il capo di Stato ha dunque rinnovato le sue proposte al gruppo islamista offrendogli una sede ufficiale sicura volta ad agevolare i rapporti diplomatici tra le due parti, affermando: “Se i talebani vogliono un ufficio, ne darò loro uno a Kabul, a Nangarhar o a Kandahar domani stesso. Porteremo una pace duratura e onorevole nel Paese”. L’offerta è volta ad esaudire una delle volontà dei talebani, i quali, durante le trattative di Mosca, avevano sottolineato l’importanza di avere un ufficio formale preposto.

Tuttavia, domenica 10 febbraio, il portavoce talebano Sohail Shahin ha riferito a Reuters che non si tratta di creare un nuovo ufficio per il gruppo, quanto piuttosto di riconoscere internazionalmente, anche da parte dell’Onu e degli Stati Uniti, quello già esistente a Doha, in Qatar, e che dunque, cercando di sviare l’attenzione dal vero intento della loro richiesta, il presidente afghano starebbe apertamente minando il processo di pace.

I funzionari talebani dovrebbero incontrare l’inviato speciale per la pace da Washington, Zalmay Khalilzad, il 25 febbraio prossimo, in Qatar, per un’altra serie di negoziati. Tali incontri dovrebbero vertere sul cessate-il-fuoco che, qualora fosse assicurato, porrebbe fine alla più lunga guerra combattuta su suolo straniero dalle truppe americane.

Una problematica importante riguardo ai colloqui del 20 e 21 gennaio a Doha, in Qatar, tenutisi tra i leader talebani e funzionari americani, è stata proprio l’assenza di funzionari governativi da Kabul. Ghani ha affermato di aver parlato, martedì 5 febbraio, con il Segretario di Stato americano, Mike Pompeo, che ha sottolineato l’importanza di “assicurare la centralità del governo afghano nel processo di pace”.  Tale situazione si era già presentata anche ai colloqui di Mosca, che pure avevano avuto un esito positivo. Stanikzai aveva compiuto una rara comparsa di fronte ai media internazionali a fianco dell’ex presidente, Hamid Karzai, dopo che i colloqui si erano conclusi, affermando che l’evento era stato “un grande successo”. Le delegazioni avevano concordato su molti punti e si erano definite fiduciose su un successo futuro per una soluzione e quindi una pace completa in Afghanistan. Anche Karzai aveva definito le discussioni “molto soddisfacenti”.

Circa 14.000 unità militari americane sono attualmente stanziate in Afghanistan e fanno parte della missione NATO locale a guida USA; esse addestrano, assistono e consigliano le forze nazionali, e si occupano di operazioni antiterrorismo. Nangarhar è una roccaforte dei talebani, gruppo che ormai controlla quasi metà del territorio nazionale, dopo oltre 17 anni di violenze e insurrezioni da quando fu rovesciato il governo.

Da decenni, l’Afghanistan è caratterizzato da una profonda instabilità politica. In seguito al crollo del regime sovietico, i talebani si sono affermati come gruppo dominante e, alla fine di una sanguinosa guerra civile tra diversi gruppi locali, hanno governato gran parte dell’Afghanistan dal 1996. Dopo essere stati abbattuti dagli americani, in seguito all’invasione del 2001 e all’intervento della NATO nell’agosto 2003, i talebani sono tornati a essere un gruppo insurrezionale che compie numerose offensive per destabilizzare il Paese e riprendere il controllo del governo.

 

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale.

Consultazione delle fonti inglesi e redazione a cura di Claudia Castellani

di Redazione

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